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Il sogno del prigioniero, l’incubo totalitario

Posted on 28 Febbraio 202628 Febbraio 2026 By Lucio Celot

Sarban, Il richiamo del corno (1952)

È il terrore che è indescrivibile

(Alan Querdilion)

Pressoché sconosciuto al grande pubblico, John William Wall affiancò alla carriera diplomatica al servizio della Corona inglese quella di scrittore, seppure limitata ad un pugno di racconti e al romanzo The Sound of His Horn, pubblicati sotto lo pseudonimo di Sarban (“carovaniere” in lingua parsi, forse un omaggio dello stesso Wall alla propria esperienza di giovane e brillante diplomatico in Medio Oriente). Personaggio schivo, appartato e pigro, sembrava poco interessato persino al destino editoriale dei suoi libri, che faticarono non poco prima di trovare un pubblico che ne decretasse il successo; in ogni caso, Sarban ebbe sì e no tre anni di notorietà prima di ritornare nell’oblìo da cui era emerso.

            Resta questo Il richiamo del corno, romanzo difficile da decifrare e inserire all’interno di qualsivoglia genere (per carità, non che sia necessario a tutti i costi): ucronia? weird? solo una fantasticheria con venature horror? Di certo la storia, raccontata in prima persona da un narratore sulla cui attendibilità è lecito sollevare più di un dubbio, si presta ad una lettura-monito su ciò che l’Europa e l’occidente avevano appena evitato con il secondo conflitto mondiale, ovvero la caduta nella barbarie nazista con tutte le perversioni ideologiche che ne sarebbero derivate. Il protagonista-narratore, Alan Querdilion, ufficiale di Marina, riesce a fuggire dal campo di prigionia tedesco dove è rinchiuso ma durante la fuga nei boschi incappa in una strana barriera fatta di raggi Bohlen (non cercateli in rete, non esistono!) e si risveglia in un ospedale dove scopre che sono passati 102 anni dalla fine della guerra da cui il Terzo Reich è uscito vincitore. È ospite (si fa per dire) di un misterioso e potente personaggio, il Gran Maestro delle Foreste del Reich, Hans von Hackelnberg, un gigante torvo e barbuto il cui principale diletto è organizzare delle vere e proprie cacce all’uomo che si svolgono all’interno dell’intricata selva che circonda lo Schloss, il castello dove, tra le altre cose, si svolgono esperimenti di eugenetica. Al suono del corno, si scatena la caccia all’uomo, al culmine della quale efferate donne-gatto lacerano e divorano le carni dei malcapitati. Anche a Alan toccherà la sorte di fare da preda al Cacciatore della Selva ma un inaspettato aiuto gli consentirà di riattraversare la mortale barriera e tornare nel suo tempo, “dall’altra parte del muro”.

Ritratto di Sarban, pseudonimo di John William Wall (1910-1989)

            Ben prima di Philip Dick con il suo L’uomo nell’alto castello (ne ho già parlato qui), Il richiamo del corno prova a raccontare l’incubo totalitario attraverso l’artificio letterario del what if?, la riscrittura della Storia che mescola dati oggettivi e finzione per proporre l’analisi di un presente possibile o alternativo. Ne risulta uno strano e seducente ibrido narrativo, una sorta di favola per adulti, cupa e notturna, un incubo a occhi aperti sul sottile crinale che separa il fantasy dall’horror; lo stesso Alan solleva il dubbio che la sua terribile avventura altro non sia stato che un sogno che, tuttavia, lo ha profondamente segnato, tanto da apparire un altro uomo a chi lo incontra ben tre anni dopo la fine della guerra: silenzioso, apatico, con la mente perennemente altrove, “la sua virilità spenta o addormentata”. L’esperienza di Alan è stata una sorta di momentanea “sospensione” dalla storia, il privilegio, concesso a nessun altro, di gettare lo sguardo dentro un futuro a cui l’umanità intera è scampata; l’uomo ridotto a animale, preda da dare in pasto a barbari famelici, povera creatura alla disperata ricerca di un rifugio dove rannicchiarsi e attendere il compiersi del proprio destino. Insomma, un libro molto particolare, anch’esso sospeso, tra gotico e ucronia, che non soddisferà tutti i palati ma che vale l’esperienza di una lettura che seduce facendo appello ai nostri istinti più profondi e oscuri.

Sarban, Il richiamo del corno, Adelphi 2015

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