W.Collins, La Donna in Bianco (1859)
Mi riproposi di far raccontare la storia
agli stessi personaggi del romanzo,
ovvero di far parlare ognuno di loro
e porli nelle diverse situazioni
che il corso degli avvenimenti aveva stabilito per loro
(Wilkie Collins, “Prefazione all’edizione francese”)
Premessa: appartengo alla categoria di quei lettori compulsivi che, nonostante la fame di storie, hanno le loro “bestie nere”, gli “illeggibili”, gli scrittori – anche importanti – del canone letterario che proprio, come si suol dire, non se ne scendono…nel mio caso, confesso il peccato: Dickens!!! A parte Il Circolo Pickwick, letto molti anni fa, e l’incompiuto Il Mistero di Edwin Drood (cui ho dedicato, insieme all’amica e collega Caterina De Rogatis, un articolo a quattro mani sul blog del liceo Pansini), i romanzi dickensiani rappresentano per me un ostacolo al momento insormontabile: motivo per cui continuo a stupirmi di come, al contrario, i romanzi di Wilkie Collins, amico e strettissimo collaboratore di Dickens, siano per me una continua fonte di piacevoli sorprese. Sì, perché le storie di Collins assomigliano molto a quelle di Dickens: ambientazione vittoriana, aristocrazia contadina e borghesia cittadina, le immancabili strade di Londra, intrighi di famiglia, avvocati maneggioni, eredità contese, fanciulle dallo svenimento facile, false identità, colpi di scena costruiti per un pubblico che attendeva le uscite a puntate sulle riviste e sui giornali dell’epoca. In realtà, è facile comprendere la diversa “leggibilità” dei due scrittori se si pensa che Collins è stato l’iniziatore del poliziesco moderno: La Pietra di Luna (1868) ma anche La Donna in Bianco mettono il lettore davanti a meccanismi narrativi ormai familiari ben prima che Conan Doyle inventasse Sherlock Holmes o che nascesse Agatha Christie, meccanismi che costituiscono il sensation novel, il romanzo in cui il mistero e l’inquietudine hanno origine non da atmosfere gotiche o castelli infestati ma, più semplicemente, dalle persone comuni, dai loro segreti nascosti (chi non ne ha???), dalle menzogne dissimulate dal velo delle convenzioni sociali dentro la società vittoriana.

La Donna in Bianco non fa eccezione: pur non essendo né un poliziesco né un “giallo” alla Christie, una volta iniziato ti tocca arrivare fino in fondo perché non puoi farne a meno. E tutto inizia non con un omicidio o un fatto di sangue ma con un incontro tra l’insegnante di disegno Walter Hartright, una delle numerose voci narranti del romanzo, e una misteriosa ragazza tutta vestita di bianco in una notte di luna su una strada solitaria alla periferia di Londra: un’apparizione spettrale, improvvisa che trascinerà il giovane Hartright in una vicenda di subdole macchinazioni e inganni che, tuttavia, lo porteranno anche a trovare l’amore della sua vita.
La particolarità del romanzo sta tutta nella sua costruzione: l’indagine sulla misteriosa ragazza e sul Segreto (scritto così, con la maiuscola…) che è alla base del plot è condotta attraverso testimonianze, lettere, confessioni riportate da narratori diversi che attraverso differenti punti di vista illuminano progressivamente il mistero. Collins, come farà nel più famoso La pietra di Luna, ricostruisce la verità attraverso le tessere di un “puzzle narrativo” che pian piano si completa davanti ai nostri occhi, quasi il lettore fosse un giudice o un detective impegnato a ripristinare la legalità infranta attraverso l’ascolto di testimonianze tutte diverse tra loro. La storia si fa avvincente, le domande suscitate dall’abile penna di Collins sono molte e tutte dovranno trovare risposta: per il lettore non c’è scampo, se decidi di entrarci ne esci solo all’ultima pagina (nella versione digitale sono poco più di 900…). Prima di Holmes e di Poirot, ben prima di Hitchcock e delle serie tv crime che tanto ci piacciono, Collins intuisce che il romanzo non ha più bisogno di notti tempestose o luoghi remoti per suscitare l’attenzione del lettore, il mistero può nascondersi nelle vite delle persone che crediamo di conoscere meglio, può scaturire dalla sensazione che ciò che vediamo non coincida con la realtà: nonostante il contesto del romanzo, tipicamente vittoriano, sia ben diverso dal nostro, il meccanismo narrativo utilizzato da Collins quasi due secoli fa è lo stesso degli sceneggiatori contemporanei. Non sarà che Collins ci piace perché abbiamo scoperto che dietro le tante storie che ci tengono svegli la notte c’è un gentiluomo vittoriano che due secoli fa aveva già scoperto il piacere irresistibile del sospetto? Con buona pace dei dickensiani puri…
Wilkie Collins, La Donna in Bianco, Fazi Editore 2024

