Skip to content
lucio celot
le Storie che restano le Storie che restano

un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

  • Home
  • le storie lette
    • libri
    • graphic
  • le storie viste
    • cinema
    • serie Tv
  • le storie del Re
  • Chi sono
le Storie che restano
le Storie che restano

un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

Cacciatori di felicità nel lontano Oriente

Posted on 7 Febbraio 20267 Febbraio 2026 By Lucio Celot

L.Osborne, Cacciatori nel buio (2015)

A volte è proprio il caso di fermarti dove sei,

se non ti aspetti niente di meglio.

(Robert Grieve)

Risparmiarvi non serve a niente,

uccidervi non costa niente.

(L’Angkar)

Lawrence Osborne, inglese, classe 1958, è considerato dalla critica e dal pubblico l’erede designato (letterariamente parlando) di Graham Greene, il grande scrittore, due candidature al Nobel, autore di popolarissime spy-stories (ma non solo) di cui abbiamo già parlato qui. Viaggiatore instancabile, bevitore incallito (“vino e alcol offrono la trascendenza necessaria dalla noia e il tedio quotidiani”), giornalista, autore di romanzi e diari di viaggio che sono già dei cult come Nella polvere (2012), L’estate dei fantasmi (2017) e Il turista nudo (2006), Osborne vive a Bangkok da più di dieci anni dove, dice, ha trovato la pace, non è costretto a fare vita sociale come a Manhattan e ha tutto il tempo per scrivere i suoi romanzi. Insomma, Osborne, come i protagonisti dei suoi romanzi, è un barang, uno straniero in fuga che ha deciso di non tornare a casa e di fare della Thailandia la sua (momentanea?) patria di elezione.

Un ritratto fotografico di Lawrence Osborne

Cacciatori nel buio mette assieme romanzo di viaggio e noir (esattamente come il maestro Greene) calandoli nell’atmosfera afosa e opprimente della Cambogia di qualche decennio fa, dove un barang inglese, Robert Grieve, insegnante annoiato e frustrato, vince inaspettatamente una grossa somma di denaro ad un casinò che gli consente di prolungare la fuga dalla benestante e asfissiante famiglia che lo aspetta in patria ma, al tempo stesso, lo rende preda ghiotta di tre uomini (i cacciatori del titolo) disposti a tutto pur di appropriarsi della somma: l’autista indigeno Ouksa, guida ai luoghi ma anche alle credenze e alla spiritualità khmer, a sua volta preda del cacciatore più pericoloso e spietato, il poliziotto Davuth, un’infanzia e un’adolescenza all’ombra dei khmer rossi e dell’Angkar Padevat, il partito comunista rivoluzionario che, tra il 1975 e il 1979, fu responsabile dell’autogenocidio del popolo cambogiano (due milioni di morti) ad opera del leader Pol Pot; e, non meno subdolo e infido, un altro barang, l’americano Simon Beauchamp, una sorta di elegantissimo dandy che ha non pochi scheletri nell’armadio che l’hanno costretto alla fuga in Indocina già da diverso tempo. Robert si ritrova senza una lira e con i vestiti di Beauchamp a Phnom Penh, la capitale della Cambogia, dove riesce a trovare lavoro come insegnante di inglese di Sophal, la bellissima e irrequieta figlia di un benestante locale. Tra improvvisi sprazzi di felicità e sguardi allucinati dentro le rovine materiali e morali di un passato orribile e violento, Robert sarà aiutato dal dharma e dalla fascinazione per un luogo e una civiltà del tutto “altra” a uscire indenne dalla caccia di cui è oggetto (ma non senza il dovuto tributo di sangue all’Ap, lo “spirito della caccia” che aleggia sugli uomini secondo una tradizione khmer): diventerà a sua volta un cacciatore nel buio, non di denaro ma di un “pieno” da contrapporre al “vuoto” di senso che egli avverte, per contrasto, come destino ineluttabile dell’occidente.

Noir anomalo per atmosfera (Osborne ha l’abilità di farci sentire l’umidità appiccicosa delle strade di Phnom Penh e la tensione elettrica che precede gli acquazzoni quotidiani), ritmo (indolente, come le vite degli annoiati barang) e caratterizzazioni psicologiche, Cacciatori nel buio vuole essere una sorta di discesa nel cuore di tenebra del post-imperialismo in cui alla follia del Kurz conradiano si sostituisce l’accidia del borghese Robert, senz’altro meno epica di quella ma non per questo priva di richiami alla coscienza etica dell’uomo occidentale.

Infine, bellissima e inquietante la foto di copertina di John Wink: una casa a Kep, su cui incombono minacciose nubi cariche di neri presagi pronti ad abbattersi su uomini e cose. Un invito alla lettura che non lascerà delusi.

Lawrence Osborne, Cacciatori nel buio, Adelphi 2017

home le storie lette libri AdelphiCacciatori nel buioGraham GreeneLawrence OsborneletteraturaLucio Celotnoir

Navigazione articoli

Previous post
Next post

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Mostri, Bambini e serie tv. Rileggere “It” dopo “Twin Peaks” e “Stranger Things”
  • Nella casa di vetro anche i libri sono un gioco di specchi
  • Le sette vite di Alula alla ricerca dell’amore perduto
  • Alle origini di un’epopea criminale: nella mente del serial-killer
  • Viaggio iniziatico nelle tenebre del cuore imperialista
  • Prendere posizione per poterci dire umani
  • Vostro Onore, chiedo clemenza: io non sono io!
  • Il sogno del prigioniero, l’incubo totalitario
  • Storie (anche) improbabili dal ‘Nam
  • La solitudine dello scrittore irregolare: Michele Mari e il romanzo iperletterario

Adelphi Agatha Christie Amazon Prime Video anime b-movies biopolitica Charlie Kaufman classici da rivedere Corto Maltese crime Disney+ distopie Fruttero&Lucentini Gareth Rubin gotico Graham Greene H.P.Lovecraft Hideo Nakata horror Hugo Pratt J-horror John Carpenter John Ford kwaidan L'incubo di Hill House letteratura Lucio Celot manga Michel Foucault Mike Flanagan Milo Manara Mubi Netflix New Hollywood noir P.K.Dick pulp Quentin Tarantino Ray Bradbury sci-fi Shirley Jackson Sky Sky Atlantic spy-story Stephen King Stranger Things The Haunting The Terror Trilogia dell'Apocalisse Vietnam War 50th

  • Marzo 2026
  • Febbraio 2026
  • Gennaio 2026
  • Dicembre 2025

Siti amici

  • Pausa Caffè Pansini — blog del Liceo Pansini di Napoli
  • Carmilla — letteratura e cultura d'opposizione
  • Ondacinema — webzine cinematografica
  • Wired Italia — scienza, immaginario, cultura
  • Rollingstone Italia — news su musica, cinema, tv
  • Lipperatura — il blog di Loredana Lipperini
  • Giap — il sito ufficiale di WuMing
  • Cineteca di Bologna — conservare il patrimonio cinematografico
  • Quinlan — rivista di critica cinematografica
  • Seriangolo — le serie tv da non perdere

Questo blog è un sito amatoriale, non è una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001.
Alcune delle immagini presenti nel blog sono prese dal web.
I copyright appartengono ai rispettivi proprietari.
Se ritieni che qualche contenuto debba essere rimosso, contattami tramite mail a luciocelot62@gmail.com.
Non sono responsabile del contenuto dei siti collegati tramite link, che potrebbe variare nel tempo.

© 2026 Le storie che restano
Il sito rispetta la normativa vigente in materia di protezione dei dati personali (Regolamento UE 2016/679 – GDPR).
Privacy Policy – Cookie Policy

©2026 le Storie che restano | WordPress Theme by SuperbThemes