C.Bicks, I Segreti di Stephen King (2026)
Nessuno mi chiede mai del linguaggio
(SK, On Writing)
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Tutti i sensi devono essere aperti
(SK, conversazione con Caroline Bicks)
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Le paure reali sono meno tremende
di quelle immaginarie
(W.Shakespeare, Macbeth)
Dopo Danse Macabre e On Writing, ecco il terzo libro da leggere (e rileggere) per entrare nel laboratorio della scrittura del Re: l’autrice, Caroline Bicks, è stata la prima docente di Letteratura Inglese a occupare nel 2017 la cattedra “Stephen E.King” all’università del Maine, un omaggio di quell’ateneo al suo più illustre studente. Quattro anni dopo è stata contattata da King in persona che non solo ha tenuto due lezioni ai fortunatissimi studenti della Bicks ma ha anche messo a disposizione della docente il proprio archivio: dattiloscritti, manoscritti, bozze, appunti, un materiale ghiottissimo che l’autrice ha compulsato per un anno intero. Il risultato è questo Monsters in the Archives (titolo originale) nel quale la Bicks si è soffermata sui cinque libri di King che aveva letto da ragazza: Pet Sematary, Shining, la raccolta di racconti A volte ritornano, Le Notti di Salem e Carrie.

Nelle trecento pagine dell’edizione italiana la Bicks ha sostanzialmente fatto un lavoro di comparazione tra le varie stesure dei romanzi e dei racconti evidenziando con attenzione certosina il modus operandi di King sul linguaggio, sulle sonorità e sulle scelte lessicali più che sull’architettura narratologica. Ne esce un ritratto di scrittore estremamente attento a rendere il lettore partecipe “dell’orrore sensoriale” di alcune scene, come ad esempio quella dell’esumazione del corpo del piccolo Gage ad opera del padre (p.44) in Pet Sematary; nello stesso romanzo, in cui si ripete l’atto del disseppellire, King sceglie un gruppo di parole ricorrenti che costituiscono, per così dire, la “colonna sonora” del libro: dirt/grit/gritting/grating/grave/gravel (fango, raschiare, raschiante, stridente, tomba, ghiaia) producono suoni adatti a rappresentare l’abbattimento delle barriere tra i vivi e i morti (pp.59-60)
Interessanti anche le pagine in cui la Bicks, esperta in letteratura inglese del Rinascimento e profonda conoscitrice dell’opera di Shakespeare, non esita a scomodare il Bardo a proposito di The Shining (The Shine nella prima versione) e dei suoi fantasmi: per quanto King pensasse all’Amleto mentre scriveva il romanzo (“Jack non prende mai la decisione di andarsene”), è invece il Macbeth con le sue profezie e allucinazioni la tragedia che più si avvicina al romanzo. King, infatti, lascia il protagonista Jack, e il lettore con lui, in uno stato di incertezza psicologica relativamente alle presenze dell’Overlook Hotel: sono reali o allucinazioni? E’ lo stesso dilemma di Macbeth che vede fluttuare davanti a sé il coltello che gli fa strada verso la stanza di re Duncan. Anche Romeo e Giulietta può costituire un “momento di pura magia tra Stephen King e Shakespeare”, nota la Bicks, quando nella tragedia si dice di Giulietta che mancano poco più di due settimane al suo “cambiamento dei quattordici anni”, un chiaro riferimento alla prima mestruazione che, come sanno i Fedeli Lettori del Re, è l’evento che scatena i poteri telecinetici della protagonista di Carrie.

I Segreti di Stephen King è un libro che, ancor più di On Writing, ci immerge nei processi creativi di un autore che ama dire che “sì, il talento è importante, ma non basta” se non è accompagnato dalla disciplina quotidiana della scrittura e della lettura e da un’approfondita riflessione sulle parole e sull’uso che ne facciamo; un libro che piacerà ai lettori del Re, che scopriranno quanto sia difficile per chi scrive raggiungere la “magia portatile”, la connessione mentale tra autore e lettore delle pagine migliori di King, quelle che ci stregano e ci fanno davvero paura. Entrare nelle bozze, nelle riscritture e nelle revisioni dello scrittore di Bangor significa anche vedere come si fa a raccontare il Male e l’Orrore che non irrompono mai dall’esterno o da dimensioni aliene ma, al contrario, sempre da ciò che è familiare: la casa, i genitori, l’armadio con un’anta semiaperta, il pacifico e paffuto gatto di casa, le metamorfosi adolescenziali. King ci piace perché racconta l’Inferno che è dentro di noi. E chi, tra noi, può dire di non portarne con sé almeno un pezzettino?
Caroline Bicks, I Segreti di Stephen King (Monsters in the Archives), Sperling&Kupfer 2026
Qui la versione italiana dell’intervista esclusiva all’autrice

