G.Leroux, Il Mistero della Camera Gialla (1907)
Tu hai letto troppo Conan Doyle, vecchio mio!
Ogni giallista che si rispetti ha prima o dopo affrontato a modo suo l’enigma della camera chiusa, ovvero il classico mistero del cadavere rinvenuto all’interno di uno spazio ermeticamente chiuso dall’interno e da cui sembra impossibile che l’assassino possa essere uscito, a meno di non ammettere interventi soprannaturali o “disoneste” soluzioni in extremis da parte dell’autore (botole nascoste, porte murate, soffitti mobili, minuscole aperture…). Il più famoso mistero letterario della camera chiusa è senz’altro Il Mistero della Camera Gialla di Gaston Leroux, autore anche del fortunato Fantasma dell’Opera (1911) e creatore del personaggio di Joseph Rouletabille, un giovanissimo giornalista che compare per la prima volta proprio nel romanzo della Camera Gialla. Dotato di ferree capacità logiche, il giovane cronista dell’Epoque, il giornale in cui lavora, indaga a fianco della polizia parigina e al super-poliziotto Larsan sul tentato omicidio della giovane Mathilde Stangerson, figlia di un celeberrimo scienziato che lavora sulla “dissociazione della materia” (sic!), consumato nella camera della donna dove i soccorritori fanno irruzione sfondando la porta ma dove non c’è traccia dell’assassino. E tanto basti riguardo alla trama.

Più interessante è dare uno sguardo alle “questioni di metodo” che Leroux mette sul tappeto mentre sviluppa una vicenda piuttosto intricata che porta il giovane Rouletabille addirittura dall’altra parte dell’Oceano per chiudere definitivamente il cerchio e indicare ai magistrati inquirenti il colpevole dei tentati omicidi (perché la povera Mathilde rischia la vita per ben due volte, l’assassino ci riprova…): in uno scritto successivo al Mistero, Leroux scrive di essersi posto
lo stesso problema: un assassinio è stato commesso in una camera ermeticamente chiusa; si apre, tutte le tracce dell’assassino sono là, ma l’assassino è sparito. A dire la verità, Poe e Conan Doyle hanno barato, la loro camera non era ermeticamente chiusa.
Leroux si riferisce a due celebri racconti della camera chiusa, I delitti della rue Morgue di Poe e La banda maculata di Conan Doyle, due casi criminosi affrontati rispettivamente dal detective Auguste Dupin e da Sherlock Holmes: in effetti, Leroux ha ragione, tanto in Poe che in Conan Doyle la soluzione dei crimini sta nel fatto che solo apparentemente i due spazi dove avvengono i delitti sono ermeticamente chiusi dall’interno (ovviamente, mi guardo bene dal dire di più e invito caldamente chi ancora non l’avesse fatto a immergersi nel puro piacere intellettuale della lettura dei due racconti e scoprire come se la sono cavata Dupin e Holmes). Dunque, secondo Leroux i due Maestri del crime novel hanno barato, cosa che Leroux non intende fare: ed ecco la sua, personalissima, “rivoluzione copernicana” nel metodo di indagine, affidata alle stesse parole di Rouletabille:
Non chiedo ai segni esteriori di rivelarmi la verità; chiedo loro semplicemente di non andare contro la verità che mi ha tracciato il verso giusto della ragione!
E ancora, quasi a volersi distinguere dal “collega” d’oltremanica,
Anch’io mi sono chinato sulle tracce sensibili, ma unicamente per domandare loro di entrare nel cerchio che ha disegnato la mia ragione.
Insomma, la risposta francese al mito di Holmes sta nella riproposizione della vexata quaestio filosofica, razionalismo vs. empirismo, Cartesio vs. Locke: se Holmes è il maestro dell’osservazione e della deduzione a partire dai segni materiali (gli indizi per cui il detective di Baker Street è famoso) che gli consentono di risalire all’autore del crimine, Rouletabille si affida prioritariamente alla logica pura, per verificare solo in un secondo momento se i fatti possono correttamente essere inscritti nella soluzione astrattamente ipotizzata. In termini più semplici (e perché non si pensi che intendo qui sminuire la grandezza di Sherlock), mentre Holmes procede dal dato osservato alla costruzione della teoria (ovvero la soluzione del caso), il cronista procede dalla teoria razionale (la soluzione del caso) alla verifica dei dati. Rouletabille è un cartesiano: quando la conclusione è imposta dalla ragione sono i fatti a dover essere reinterpretati, non la conclusione a essere abbandonata. E veniamo al dunque: se la logica ci suggerisce che è impossibile che l’assassino sia potuto uscire dalla camera chiusa, allora vuol dire che l’assassino lì dentro non c’era! È a partire da questa rigorosa coerenza logica che Rouletabille interpreta i segni fino a individuare il colpevole dei due tentati omicidi. D’altra parte, i lettori del canone holmesiano sanno bene che in alcuni casi (cinque o sei) l’infallibile Sherlock deve ammettere di avere commesso degli errori nell’indagine ed è costretto a ritornare sui suoi passi, mentre Rouletabille non corregge mai la propria ipotesi fondamentale una volta individuata la soluzione razionalmente necessaria. Da questo punto di vista, e nel confronto tra i due investigatori, Il Mistero della Camera Gialla non è solo un classico della letteratura poliziesca ma un autentico esperimento filosofico in forma d’enigma.
Gaston Leroux, Il Mistero della Camera Gialla, Ponte alle Grazie 2022

