Skip to content
lucio celot visioni, letture, immaginario
le Storie che restano le Storie che restano

un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

  • Home
  • le storie lette
    • libri
    • graphic
  • le storie viste
    • cinema
    • serie Tv
  • le storie del Re
  • Chi sono
le Storie che restano
le Storie che restano

un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

Vostro Onore, chiedo clemenza: io non sono io!

Posted on 28 Febbraio 202628 Febbraio 2026 By Lucio Celot

P.Flamm, Io? (1926)

Io ho un nome che non è il mio nome, e tuttavia lo è.

Corpo eppure non corpo, io eppure un altro […]

Dunque dov’è che inizio e dove ho fine?

Il suo “tema” è quello di una verità

che non può essere tradotta nel linguaggio dei vivi […]

Enigma e Mistero si confondono

(M.P.Löwenstein, dalla postfazione al romanzo)

Che intrigante mistero questo breve romanzo, enigmatico e impenetrabile quanto basta per incuriosire il lettore alle prese con un autore “relegato alle note a piè di pagina” (così la postfazione) della letteratura tedesca del Novecento: Peter Flamm (1891-1963), pseudonimo di Erich Mosse, ebreo berlinese, medico psichiatra specializzato nella cura delle nevrosi di guerra e relative forme di stress post traumatico, amico di Thomas Mann; a seguito dell’ascesa del nazismo in Germania si trasferì a New York dove frequentò Einstein e Chaplin e dove ebbe in cura nientemeno che William Faulkner. Nonostante il talento e qualche recensione entusiastica, Flamm fu una meteora che attraversò la letteratura e l’epoca di Weimar per scomparirne subito dall’orizzonte.

Ich? è il romanzo d’esordio di Flamm, andato perduto e ritrovato solo nel 2023 e ora pubblicato in Italia con un’illuminante postfazione dell’accademico di Pisa Manfredi P.Löwenstein. Il romanzo è la trascrizione fedele della testimonianza appassionata (febbricitante, verrebbe da dire) che la voce narrante (quella che dice io, appunto) rende davanti a un tribunale dove chi racconta viene processato per omicidio e negligenza professionale: si tratta del rispettabilissimo Hans Stern, medico berlinese, accusato di avere ucciso il magistrato Sven Borges. Solo che, fin dalle prime battute, Hans dice di non essere Hans ma il fornaio Wilhelm Bettuch, che l’ultimo giorno di guerra ha sottratto dal cadavere di Hans il passaporto del morto e si è sostituito a lui; anzi, è diventato Hans, tanto da essere accolto al suo ritorno a Berlino senza alcun sospetto sia dalla moglie Grete che dall’amante (in verità, qualcuno non lo riconosce, anzi: ma di questo si dirà alla fine). Ciò che rende la trama del romanzo enigmatica e indecidibile, è il fatto che Flamm mette il lettore nell’impossibilità di propendere per una sola delle due ipotesi possibili: o è effettivamente accaduto qualcosa di impensabile, magico e misterioso (Wilhelm diventa Hans appropriandosi del passaporto del morto) oppure Hans è vittima di un trauma e crede di essere Wilhelm (i ricordi che affiorano durante la testimonianza e le azioni che compie sarebbero il riflesso delle conversazioni avute in trincea con Wilhelm). Non c’è dubbio che il protagonista sia afflitto da un serio disturbo psichico, ma chi è dei due? Perché è Hans quello che riabbraccia Grete e il loro figlioletto, che prova gelosia nei confronti delle attenzioni che il vecchio amico Sven rivolge a Grete, sono suoi i ricordi delle operazioni chirurgiche effettuate negli anni; ma è Wilhelm che riconosce la sorella Emma come imputata in un processo in cui è perito di parte nella sua nuova veste di medico, è lui che prende un treno per acquistare una fetta di torta nel suo vecchio panificio, è sempre lui, nelle pagine finali, che torna sul campo di battaglia dove tutto è iniziato. Il principio logico di identità viene svuotato da Flamm di tutta la sua forza in presenza di un mistero che si accompagna all’enigma del delitto compiuto.

Peter Flamm (Erich Mosse, 1891-1963)

Quando fu pubblicato, nel 1926, Ich? ebbe poche recensioni entusiastiche (Walter Benjamin apprezzava Flamm) e parecchie stroncature, queste ultime dovute al ritratto decisamente poco lusinghiero con cui veniva dipinta la borghesia tedesca di Weimar e, soprattutto, al quadro impietoso delle devastazioni fisiche e morali che la guerra aveva portato con sé. L’esperienza della guerra, come aveva già osservato Ernst Jünger due anni prima (Nelle tempeste d’acciaio), si presentava con la caratteristica dell’incomunicabilità, “un evento totalmente al di fuori dell’esperienza”, un trauma collettivo impossibile da rielaborare a livello individuale, ed è esattamente quanto accade a Wilhelm/Hans quando ritorna a Verdun, uno dei campi di battaglia più violenti che la Storia ricordi: le parole che Flamm mette in bocca al protagonista (?) non restituiscono immagini coerenti dentro una narrazione lineare ma solo frammenti, schegge discrete di visioni che guizzano davanti agli occhi e alla memoria, “qui divampava la morte, a destra e a sinistra, qui sparavano tedeschi e sparavano francesi, qui giacciono tedeschi e qui giacciono tedeschi, niente guerra, qui giacciono esseri umani, non ci sono nemici; non ci sono stati, non ci sono destini, né differenze, né ufficiali, né ricchi, né operai […] noi siamo nudi, nudi, noi siamo esseri nudi e mortali.” Con un ritmo narrativo febbrile che fa costantemente oscillare il lettore tra impostura e smemoratezza, Io? è una crime story che si tinge di legal, ma anche referto clinico di dissociazione post traumatica, atto d’accusa nei confronti del caos postbellico europeo, esperimento narrativo che dà voce, attraverso una sintassi e una punteggiatura sconnesse, ad una psiche in cui l’io si guarda allo specchio e non si riconosce. E, a proposito di riconoscimenti: c’è qualcuno che ha capito cosa sia veramente successo? Sì, ed è il personaggio non umano del romanzo, un cane, una sorta di Argo al contrario, che ha nei confronti del padrone reduce dalla propria odissea atteggiamenti alquanto contraddittori (prima gli ringhia contro, lo morde, poi fa pace); è Nerone, il cane di Hans, l’unico “che sa tutto” (qualsiasi cosa sia questo “tutto”), la soluzione dell’enigma; sospeso tra realtà e allucinazione, forse Nerone è il Diavolo che ci ha messo la zampino. Il lettore si rassegni, non arriverà mai ad una soluzione del mistero dentro questo romanzo tra il kafkiano e il pirandelliano. Cosi è, se vi pare…

Peter Flamm, Io?, Adelphi 2024 (l’edizione comprende anche Un morto che parla, la postfazione di M.P. Löwenstein)

le storie lette libri AdelphiIo?letteraturaLucio CelotPeter Flamm

Navigazione articoli

Previous post
Next post

Related Posts

graphic

Un’oscura presenza nelle paludi di Marais

Posted on 21 Marzo 202621 Marzo 2026

Swamp Thing (USA 2019) Breve ma necessaria premessa fumettologica. Dunque: nel 1972 iniziano le pubblicazioni regolari di un albo della DC Comics il cui protagonista è Swamp Thing, una creatura mostruosa che vive in una palude della Louisiana. In realtà, l’essere, un mostro di fango e vegetazione, è Alec Holland,…

Read More
le storie lette

C’era un Philip Marlowe anche a Berlino

Posted on 21 Febbraio 202631 Marzo 2026

P.Kerr, Trilogia berlinese di Bernie Gunther (e non solo quella…) C’era un Philp Marlowe anche a Berlino e non lo sapevamo: la capitale tedesca fa da sfondo ai casi del detective privato Bernhard Gunther, per gli amici Bernie, negli anni tormentati che vedono la crisi e la caduta della Repubblica…

Read More
graphic

Il graphic novel dei falsi Protocolli dell’orrore

Posted on 6 Gennaio 2026

W.Eisner, Il complotto. La storia segreta dei Protocolli dei Savi di Sion Universalmente riconosciuto come il padre del graphic novel (sarebbe stato lui a utilizzare il termine per la prima volta), l’americano Will Eisner (1918-2005) è stato uno dei Grandi dell’arte sequenziale, come egli stesso amava definire il fumetto, punto…

Read More

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Così fa il Re
  • Prima di Hitchcock, c’era Wilkie Collins
  • Nel verso giusto della ragione: Rouletabille, Cartesio e l’enigma della camera chiusa
  • Eravamo quattro amici a Mitsuba
  • Dark Winds, dal Western al “Native Noir”
  • Basta con “Twilight”: Skinner Sweet succhia davvero!
  • Spinoza, o della psicanalisi
  • La postdemocrazia è un buon analgesico
  • Dal trauma cosmico, solo una nuvola di possibili
  • C’è del metodo in questa smemoratezza

Adelphi Agatha Christie Alan Moore Amazon Prime Video anime AppleTv b-movies Charlie Kaufman classici da rivedere Corto Maltese crime DC Comics Disney+ distopie Dracula&Co Graham Greene H.P.Lovecraft Hideo Nakata horror Hugo Pratt I mondi incantati di Miyazaki J-horror John Carpenter kwaidan L'incubo di Hill House letteratura Lucio Celot Medioriente Michel Foucault Mike Flanagan Milo Manara Mubi Netflix New Hollywood noir P.K.Dick sci-fi Sherlock Holmes Shirley Jackson Sky Sky Atlantic spy-story Stephen King Stranger Things Studio Ghibli The Haunting Trilogia dell'Apocalisse Vietnam War 50th war movies western

  • Luglio 2026
  • Giugno 2026
  • Maggio 2026
  • Aprile 2026
  • Marzo 2026
  • Febbraio 2026
  • Gennaio 2026
  • Dicembre 2025

Siti amici

  • Pausa Caffè Pansini — blog del Liceo Pansini di Napoli
  • Carmilla — letteratura e cultura d'opposizione
  • Ondacinema — webzine cinematografica
  • Wired Italia — scienza, immaginario, cultura
  • Rollingstone Italia — news su musica, cinema, tv
  • Lipperatura — il blog di Loredana Lipperini
  • Giap — il sito ufficiale di WuMing
  • Fumettologica — fumetti e mondi pop
  • Cineteca di Bologna — conservare il patrimonio cinematografico
  • Quinlan — rivista di critica cinematografica
  • Seriangolo — le serie tv da non perdere

Questo blog è un sito amatoriale, non è una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001.
Alcune delle immagini presenti nel blog sono prese dal web.
I copyright appartengono ai rispettivi proprietari.
Se ritieni che qualche contenuto debba essere rimosso, contattami tramite mail a luciocelot62@gmail.com.
Non sono responsabile del contenuto dei siti collegati tramite link, che potrebbe variare nel tempo.

© 2026 Le storie che restano
Il sito rispetta la normativa vigente in materia di protezione dei dati personali (Regolamento UE 2016/679 – GDPR).
Privacy Policy – Cookie Policy

©2026 le Storie che restano | WordPress Theme by SuperbThemes