Skip to content
lucio celot visioni, letture, immaginario
le Storie che restano le Storie che restano

un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

  • Home
  • le storie lette
    • libri
    • graphic
  • le storie viste
    • cinema
    • serie Tv
  • le storie del Re
  • Chi sono
le Storie che restano
le Storie che restano

un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

Vi odio tutti, Newyorchesi! (e perciò vi sparo…)

Posted on 13 Aprile 202613 Aprile 2026 By Lucio Celot

A.Arkin, Piccoli omicidi (1971)

Tratto dall’omonima pièce teatrale del 1967 di Jules Feiffer, il film di Arkin tratta con i modi della black comedy e del surrealismo straniante alcuni dei temi cari alla new Hollywood: l’alienazione nella società contemporanea, la difficoltà di comunicare, la violenza urbana e, perché no, anche un po’ di teoria del complotto – tutti temi che ritroviamo, con il registro del dramma o del thriller, in film come Perché un assassinio di A.Pakula (1974), La conversazione di F.F.Coppola (1974) o, ancora, Blow Out di De Palma (1981).

L’ex fotografo pubblicitario di successo Alfred Chamberlain (uno stralunato e quasi autistico Elliot Gould), ora ridotto a fotografare escrementi (sic!) lungo le vie di New York, incontra l’esuberante e autoritaria Patsy, una giovane e vitale arredatrice che s’innamora di lui e tenta di scuoterlo dal torpore esistenziale in cui è sprofondato. La coppia sembra male assortita: lui è al limite della catatonia e dell’anedonia, asociale, odia l’istituto della famiglia, non reagisce alle numerose aggressioni di cui è fatto segno, non cade nelle provocazioni, non litiga, a volte sprofonda in veri e propri stati di assenza; lei è vivace, ama la vita, tenta in tutti i modi di convincere Alfred che l’esistenza comunque merita di essere vissuta, lo incita a manifestare i sentimenti che prova. Con un’esilarante quanto improbabile cerimonia i due si sposano, ma il ménage dura poco: esattamente come il fratello maggiore, Patsy cade vittima di un misterioso cecchino che sta facendo strage in città. Alfred trova il modo di reagire e, finalmente, di esprimersi in piena libertà: imbraccia un fucile e, insieme agli stralunati familiari della ragazza, inizia a sparare dalla finestra sui malcapitati newyorchesi.

Alan Arkin (1934-2023)

Più che la trama, decisamente esile nel suo impianto narrativo, Piccoli omicidi colpisce per le situazioni e i personaggi che mette in scena, tutti al limite della sociopatia e incapaci di relazioni “normali”, a partire dai due protagonisti. Se Alfred appare agli occhi dello spettatore fin dalle prime battute del film come un disadattato (si autodefinisce un “noncurantista”), anche Patsy non è da meno: la sua pretesa di cambiare Alfred, di obbligarlo a “sentire” ed esprimere la propria interiorità, la stessa insistenza ad avviare con lui una relazione sentimentale, sia pure stramba e complicata, ne fanno una vera tiranna, insopportabile e irritante nell’atteggiamento da “maestrina” che la caratterizza. Scopriamo che, probabilmente, la tara è familiare: una delle sequenze chiave del film è il pranzo a casa di Patsy, in cui conosciamo la famiglia Newquist al completo: un fratello instabile mentalmente, una madre del tutto svampita, un padre aggressivo e facile al turpiloquio, il fantasma evocato di un fratello morto in circostanze drammatiche (che si ripeteranno con Patsy) che crea tensioni nel già fragile equilibrio familiare.

È l’istituto stesso della famiglia ad essere messo alla berlina: Odio le famiglie!, esclama Alfred prima di entrare controvoglia a casa Newquist; la stessa cerimonia delle nozze, decisamente alternativa con suonatori di sitar, rissa e scazzottata finale, è imperniata sullo sconclusionato discorso del pastore Dupas (un giovane e capellone Donald Sutherland) che non è certo un’apologia né tantomeno una santificazione dell’istituto del matrimonio, quanto piuttosto un prenderne atto come male minore con una funzione sociale (ci si sposa per non masturbarsi più, o per noia, dichiara disinvolto il pastore agli invitati allibiti).

Il film completo in lingua italiana

Se il discorso sulla famiglia poteva all’epoca essere accolto dallo spettatore medio come un naturale portato dei tempi (il ’68 californiano, con la sua contestazione di ogni forma di autorità, era da poco passato), e perciò ci si poteva anche sorridere sopra, quello sulla violenza fa improvvisamente virare il registro del film in quello della black comedy, con l’improvvisa e gratuita morte di Patsy per mano dell’ignoto killer che da mesi semina vittime a New York senza che la polizia riesca a catturarlo. Il detective Practice (lo stesso regista Alan Arkin), già incaricato delle indagini sulla morte del fratello, si aggiunge alla parata degli psicolabili che popolano il film: nevrotico, autoritario, del tutto incapace di mantenere la freddezza e il rigore razionale che si richiedono ad un poliziotto, per giustificare la totale impotenza delle forze dell’ordine di fronte a delitti del tutto privi di movente (e, dunque, incomprensibili) non trova di meglio che ricorrere all’ipotesi del complotto (ma qui Arkin, a differenza di altri cineasti della new Hollywood, sembra farsene beffe e non prenderlo troppo sul serio).

Resta memorabile la sequenza in cui Alfred, coperto dal sangue di Patsy, colpita mentre i due si abbracciano, come uno zombie sale sulla metropolitana affollata per recarsi a casa dei suoceri: nessuno lo soccorre, nessuno gli chiede cosa sia successo, tutti abbassano lo sguardo, al massimo qualcuno commenta con il vicino. L’assuefazione alla violenza è tale che un uomo coperto di sangue su un vagone della metro di New York non suscita alcuna empatia, è uno spettacolo come tanti che riempiono gli occhi di chi vive in una moderna metropoli.

Un insanguinato Elliot Gould tra l’indifferenza dei newyorchesi

Ma ecco che il trauma sortisce un risultato: Alfred riprova a fotografare di nuovo le persone, il paesaggio, dopo che per anni era stato un fotografo di successo – ma frustrato – di oggetti e cataloghi; sembra improvvisamente risvegliarsi dall’apatia contro cui combatteva la stessa Patsy, ritrovare energia, vitalità. E ciò che lo riporterà definitivamente alla vita, restituendogli il vitalismo perduto, è un altro mirino, quello di un fucile comprato ai saldi con il quale, insieme al cognato e al suocero entusiasti, prenderà a fucilate gli ignari passanti (tra cui, ironia della sorte, lo stesso Practice) dalla finestra dell’appartamento trasformato in un bunker blindato, sotto lo sguardo amorevole della suocera, felice di rivedere nuovamente il sorriso sulle labbra dei suoi amati.

Piccoli omicidi (Little murders)

Regia: Alan Arkin

Distribuzione: USA 1971 (col., 110 min.)

cinema le storie viste Alan Arkinblack comedyclassici da rivedereLucio CelotNew HollywoodPiccoli omicidi

Navigazione articoli

Previous post
Next post

Related Posts

le storie viste

Storie di radicalismo tra geopolitica e inconscio collettivo

Posted on 12 Febbraio 202612 Marzo 2026

Califfato (Svezia 2020) Cinque anni dopo l’abbattimento delle Torri Gemelle, nel 2006, John Updike, uno tra i massimi romanzieri americani del Novecento, pubblicò Terrorista, il suo ultimo libro prima della morte, avvenuta nel 2009. È il romanzo di un apprendistato al terrorismo: Ahmad è un giovane immigrato di seconda generazione,…

Read More
cinema

I tempi cambiano ma la Storia resta la stessa

Posted on 23 Febbraio 202627 Febbraio 2026

M.Scorsese, Killers of the Flowers Moon (2023) È una brutta storia (vera) di petrolio, omicidi e avidità quella con cui Martin Scorsese torna al grande schermo quattro anni dopo The Irishman, adattando l’omonimo romanzo di David Grann. Brutta storia che serve a Scorsese per smascherare, una volta di più, la…

Read More
cinema

Il suono della paranoia: “La Conversazione” e il cinema della New Hollywood

Posted on 1 Febbraio 20261 Febbraio 2026

F.F.Coppola, La Conversazione (1974) Considerato dallo stesso Coppola il più riuscito tra i suoi film, La conversazione è la storia di Harry Caul (Gene Hackman, qui in una memorabile interpretazione), investigatore privato esperto in intercettazioni telefoniche e sonore che si trova (per la prima volta in dissidio con la propria…

Read More

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Così fa il Re
  • Prima di Hitchcock, c’era Wilkie Collins
  • Nel verso giusto della ragione: Rouletabille, Cartesio e l’enigma della camera chiusa
  • Eravamo quattro amici a Mitsuba
  • Dark Winds, dal Western al “Native Noir”
  • Basta con “Twilight”: Skinner Sweet succhia davvero!
  • Spinoza, o della psicanalisi
  • La postdemocrazia è un buon analgesico
  • Dal trauma cosmico, solo una nuvola di possibili
  • C’è del metodo in questa smemoratezza

Adelphi Agatha Christie Alan Moore Amazon Prime Video anime AppleTv b-movies Charlie Kaufman classici da rivedere Corto Maltese crime DC Comics Disney+ distopie Dracula&Co Graham Greene H.P.Lovecraft Hideo Nakata horror Hugo Pratt I mondi incantati di Miyazaki J-horror John Carpenter kwaidan L'incubo di Hill House letteratura Lucio Celot Medioriente Michel Foucault Mike Flanagan Milo Manara Mubi Netflix New Hollywood noir P.K.Dick sci-fi Sherlock Holmes Shirley Jackson Sky Sky Atlantic spy-story Stephen King Stranger Things Studio Ghibli The Haunting Trilogia dell'Apocalisse Vietnam War 50th war movies western

  • Luglio 2026
  • Giugno 2026
  • Maggio 2026
  • Aprile 2026
  • Marzo 2026
  • Febbraio 2026
  • Gennaio 2026
  • Dicembre 2025

Siti amici

  • Pausa Caffè Pansini — blog del Liceo Pansini di Napoli
  • Carmilla — letteratura e cultura d'opposizione
  • Ondacinema — webzine cinematografica
  • Wired Italia — scienza, immaginario, cultura
  • Rollingstone Italia — news su musica, cinema, tv
  • Lipperatura — il blog di Loredana Lipperini
  • Giap — il sito ufficiale di WuMing
  • Fumettologica — fumetti e mondi pop
  • Cineteca di Bologna — conservare il patrimonio cinematografico
  • Quinlan — rivista di critica cinematografica
  • Seriangolo — le serie tv da non perdere

Questo blog è un sito amatoriale, non è una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001.
Alcune delle immagini presenti nel blog sono prese dal web.
I copyright appartengono ai rispettivi proprietari.
Se ritieni che qualche contenuto debba essere rimosso, contattami tramite mail a luciocelot62@gmail.com.
Non sono responsabile del contenuto dei siti collegati tramite link, che potrebbe variare nel tempo.

© 2026 Le storie che restano
Il sito rispetta la normativa vigente in materia di protezione dei dati personali (Regolamento UE 2016/679 – GDPR).
Privacy Policy – Cookie Policy

©2026 le Storie che restano | WordPress Theme by SuperbThemes