Skip to content
lucio celot
le Storie che restano le Storie che restano

un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

  • Home
  • le storie lette
    • libri
    • graphic
  • le storie viste
    • cinema
    • serie Tv
  • le storie del Re
  • Chi sono
le Storie che restano
le Storie che restano

un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

Il suono della paranoia: “La Conversazione” e il cinema della New Hollywood

Posted on 1 Febbraio 20261 Febbraio 2026 By Lucio Celot

F.F.Coppola, La Conversazione (1974)

Considerato dallo stesso Coppola il più riuscito tra i suoi film, La conversazione è la storia di Harry Caul (Gene Hackman, qui in una memorabile interpretazione), investigatore privato esperto in intercettazioni telefoniche e sonore che si trova (per la prima volta in dissidio con la propria etica professionale) emotivamente coinvolto in una situazione che potrebbe mettere in pericolo la vita di una coppia di amanti: ma la realtà non è chiara come sembra.

Proprio nel 1974 (lo stesso anno in cui uscì il film), Richard Nixon, il 37° presidente USA, fu costretto a dimettersi a seguito del cosiddetto scandalo Watergate: spionaggio illegale ai danni del Partito Democratico, svelato dai giornalisti Woodward e Bernstein del Washington Post (Tutti gli uomini del presidente, A.Pakula 1976). Gli americani aprirono gli occhi sui gravi abusi che la politica poteva commettere ai danni della vita democratica del paese; ma erano anche gli anni del disimpegno militare degli USA in Vietnam che si sarebbe concluso con una sonora e storica sconfitta: nel 1975 Saigon fu conquistata dall’esercito del Vietnam del Nord costringendo gli americani alla fuga (Il cacciatore, M.Cimino 1978; Platoon, O.Stone 1986).

La “sporca guerra” era contestata anche in patria: una campagna di stampa martellante contro la guerra attraversò in lungo e in largo gli USA (The Post, S.Spielberg 2017); la renitenza alla leva e il rifiuto sistematico della guerra divennero fenomeni dilagante tra i giovani (Hair, M.Forman 1979).

Dunque, un’America disillusa, che ha perso fiducia nella politica e nel proprio ruolo di leader mondiale, che si è scoperta nuda e privata della propria privacy: questo clima di sospetto e di ambiguità nei rapporti umani è reso perfettamente nel film di Coppola, in particolare nel protagonista, Harry Caul.

Harry è il “numero 1” nel suo mestiere ma di lui sappiamo ben poco: è solitario, taciturno, ha avuto un’educazione cattolica, suona da solo il sax nel proprio appartamento, è ossessionato dalla sicurezza e dalla privacy, non ha rapporti facili con l’altro sesso. Ingaggiato da un direttore d’azienda per un’intercettazione ambientale, si fa prendere dal demone della conoscenza contravvenendo alle regole della deontologia professionale e cadendo in uno stato progressivo di paranoia. Dopo avere ripulito dai rumori di fondo la registrazione carpita a due amanti a loro insaputa, Harry decide di non consegnare i nastri al committente e di carpire il senso nascosto della conversazione tra i due, che diventa per lui un’autentica ossessione: veniamo così a sapere che qualche anno prima, a causa di un suo lavoro di intercettazione in ambito politico molto ben fatto, tre persone sono state assassinate.

Tutta la maestria di Coppola nella sequenza che apre il film…

Il clima in cui si svolge la vicenda restituisce un senso di alienazione e solitudine (Taxi driver, M.Scorsese 1976): la stessa San Francisco è fatta di cantieri abbandonati e silenziosi, di donne e uomini che camminano a testa bassa, ogni inquadratura è disseminata di binocoli, auricolari, telecamere e microfoni; le nostre identità possono essere profanate, analizzate, manipolate: Harry incarna alla perfezione e con molto anticipo sui tempi la paranoia generata dall’incubo totalitario, non più confinato ai corpi ma esteso ai data.

Questa condizione paranoica induce in Harry una percezione distorta della realtà (non del tutto ingiustificata, in verità) che lo porta ad avere anche alcune visioni/sogni al limite del delirio (L’inquilino del terzo piano, R.Polansky 1976) e a non essere più troppo sicuro di chi sia il carnefice e chi la vittima della vicenda di cui è testimone.

Se in Blow-up (M.Antonioni 1966) e La finestra sul cortile (A.Hitchcock 1954) la riflessione verte sullo “sguardo”, sull’occhio e la sua capacità di restituire la verità delle cose, La conversazione è tutto basato sull’udito, sul montaggio del suono: il tessuto sonoro del film è costituito da alcuni brani jazz, da brani per piano solo e soprattutto dalla conversazione stessa, che mano a mano che la vicende procede sembra farsi più chiara anche nel contenuto.

Coppola si immedesima in Caul, le ansie di Harry sono le stesse del regista: mettere ordine, imporre una logica al caos del mondo. Ma, nonostante la tecnologia che lo aiuta (Caul fa un lavoro simile a quello del montaggio cinematografico: collegare e dare senso a degli spezzoni di pellicola), il risultato ottenuto non è la verità; o meglio, è solo una delle possibili verità in cui la realtà si declina.

Un memorabile Gene Hackman (1930-2025) nella parte di Henry Caul

La realtà rimane impalpabile, sfuggente, fuori dalla nostra portata: il mescolarsi e susseguirsi di effetti sonori, musica, dettagli uditivi e visivi non detti e non visti che si rivelano progressivamente creano nello spettatore lo stesso spaesamento di Harry, fino alla rivelazione finale; sconfitto e (forse) spiato a sua volta, nella scena conclusiva del film Harry è il ritratto di un’America disorientata e in preda alla paura che ha perso del tutto la propria identità.

In Blow out (B.De Palma 1981), un tecnico del suono (John Travolta) che sta registrando all’aperto il suono del vento, è testimone “auricolare” di un incidente e si trova coinvolto in un complotto politico: riascoltando i nastri sente il suono di uno sparo e inizia, anch’egli come Caul, una ricerca della verità che non salverà la vita di Sally, l’escort che lo accompagna nella vicenda. Anche De Palma, come Coppola, cita i suoi maestri, cioè Hitchcock e Antonioni: Blow out è un film che indaga il confine tra vero e falso a partire da ciò che sembra il massimo dell’oggettività (la riproduzione fotografica/sonora del reale) ma si rivela poi indecifrabile o, quanto meno, solo lo strato superficiale delle cose.

Con un nome diverso ma in un contesto molto simile, e interpretato sempre da Hackman che cita se stesso, il personaggio di Harry Caul tornerà in Nemico pubblico (T.Scott, 1998) al fianco di Will Smith.

Noi sappiamo che sotto l’immagine rivelata ce n’è un’altra più fedele alla realtà, e sotto quest’altra un’altra ancora, e di nuovo un’altra sotto quest’ultima. Fino alla vera immagine di quella realtà, assoluta, misteriosa, che nessuno vedrà mai. O forse fino alla scomposizione di qualsiasi immagine, di qualsiasi realtà

(M.Antonioni)

affermazione di poetica di un Maestro del cinema, tanto più salutare quanto più il reale si fa virtuale per noi che viviamo costantemente immersi nel tempo dell’Immagine.

La Conversazione (The Conversation)

Regia: Francis Ford Coppola

Distribuzione: USA 1974 (col., 113 min.)

cinema le storie viste classici da rivedereFrancis F.CoppolaLa ConversazioneLucio CelotNew Hollywood

Navigazione articoli

Previous post
Next post

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Mostri, Bambini e serie tv. Rileggere “It” dopo “Twin Peaks” e “Stranger Things”
  • Nella casa di vetro anche i libri sono un gioco di specchi
  • Le sette vite di Alula alla ricerca dell’amore perduto
  • Alle origini di un’epopea criminale: nella mente del serial-killer
  • Viaggio iniziatico nelle tenebre del cuore imperialista
  • Prendere posizione per poterci dire umani
  • Vostro Onore, chiedo clemenza: io non sono io!
  • Il sogno del prigioniero, l’incubo totalitario
  • Storie (anche) improbabili dal ‘Nam
  • La solitudine dello scrittore irregolare: Michele Mari e il romanzo iperletterario

Adelphi Agatha Christie Amazon Prime Video anime b-movies biopolitica Charlie Kaufman classici da rivedere Corto Maltese crime Disney+ distopie Fruttero&Lucentini Gareth Rubin gotico Graham Greene H.P.Lovecraft Hideo Nakata horror Hugo Pratt J-horror John Carpenter John Ford kwaidan L'incubo di Hill House letteratura Lucio Celot manga Michel Foucault Mike Flanagan Milo Manara Mubi Netflix New Hollywood noir P.K.Dick pulp Quentin Tarantino Ray Bradbury sci-fi Shirley Jackson Sky Sky Atlantic spy-story Stephen King Stranger Things The Haunting The Terror Trilogia dell'Apocalisse Vietnam War 50th

  • Marzo 2026
  • Febbraio 2026
  • Gennaio 2026
  • Dicembre 2025

Siti amici

  • Pausa Caffè Pansini — blog del Liceo Pansini di Napoli
  • Carmilla — letteratura e cultura d'opposizione
  • Ondacinema — webzine cinematografica
  • Wired Italia — scienza, immaginario, cultura
  • Rollingstone Italia — news su musica, cinema, tv
  • Lipperatura — il blog di Loredana Lipperini
  • Giap — il sito ufficiale di WuMing
  • Cineteca di Bologna — conservare il patrimonio cinematografico
  • Quinlan — rivista di critica cinematografica
  • Seriangolo — le serie tv da non perdere

Questo blog è un sito amatoriale, non è una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001.
Alcune delle immagini presenti nel blog sono prese dal web.
I copyright appartengono ai rispettivi proprietari.
Se ritieni che qualche contenuto debba essere rimosso, contattami tramite mail a luciocelot62@gmail.com.
Non sono responsabile del contenuto dei siti collegati tramite link, che potrebbe variare nel tempo.

© 2026 Le storie che restano
Il sito rispetta la normativa vigente in materia di protezione dei dati personali (Regolamento UE 2016/679 – GDPR).
Privacy Policy – Cookie Policy

©2026 le Storie che restano | WordPress Theme by SuperbThemes