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MAI scrivere senza sentimento: la “nuova sincerità” di William Vollmann

Posted on 27 Febbraio 202627 Febbraio 2026 By Lucio Celot

W.T.Vollmann, Rainbows Stories (1989)

Insieme a David Foster Wallace, William Tanner Vollmann è l’autore più rappresentativo di quella generazione: anche lui è scrittore ad ampio spettro, romanziere, saggista, autore di reportage, di racconti, di non-fiction a carattere sociologico e economico, la cui summa di pensiero è rappresentata da un saggio filosofico-narrativo in sette volumi (per un totale di tremila pagine) sulla funzione della violenza nel corso della storia umana (Come un’onda che sale e che scende, versione italiana ridotta a “sole” mille pagine pubblicata da Mondadori). Come il suo collega Foster Wallace, anche Vollmann è uno scrittore che ha raggiunto lo status di autore cult presso una certa fascia di lettori che ne apprezzano il superamento della poetica postmoderna in direzione di una letteratura massimalista, quella della “nuova sincerità” che scrive solo “di ciò che vede” non esitando di fronte al “cuore deviante ed estremo delle persone e delle cose”: da qui, il candore con cui Vollmann racconta di prostitute, protettori, skinheads, malati terminali, efferatezze dell’imperialismo di ieri e oggi, in una parola, del cuore nero dell’America e, più in generale, della Storia. Nessuna distanza, dunque, tra il sé e il mondo: l’atto dello scrivere è, per Vollmann, un “corpo a corpo con storie, luoghi, atmosfere” (L.Briasco). La raccolta di racconti Storie dell’arcobaleno è un buon approccio a Vollmann per chi ancora non lo conoscesse: un “arco” di tematiche di differenti colori e sfumature che danno conto di quanto sia variegata l’esperienza umana, raccontata in modo “prismatico” abbracciando temi come la violenza, la compassione, la lotta per la sopravvivenza, la bellezza dentro il caos. Vollmann è abile nell’alternare il realismo crudo a momenti di lirismo commovente, nel trasportare il lettore in contesti sociali e storici diversissimi tra loro senza mai perdere lo sguardo critico e profondo sulle dinamiche oppressive e alienanti che condizionano la psiche dei suoi personaggi e le loro scelte morali.

Lo scrittore e saggista americano William Vollmann

Qualche esempio dai Racconti? I Cavalieri Bianchi offre un’esplorazione complessa e inquietante del mondo dei neonazisti e degli skinhead, nel quale Vollmann si immerge entrando nella vita di questi personaggi e osservandoli da vicino senza filtri morali. Il tema principale affrontato dal racconto è l’odio razziale, ma qui si va oltre la semplice descrizione di un gruppo di estremisti per esplorare le radici della loro rabbia, del loro senso di alienazione e del vuoto interiore che li spinge a unirsi a movimenti violenti. In queste pagine Vollmann adotta una tecnica narrativa simile al reportage: racconta dettagli minuziosi della vita quotidiana dei protagonisti, trasmettendo un senso di profonda empatia verso le figure marginali, pur non giustificando le loro azioni. È un ritratto freddo e spietato di una sottocultura americana che Vollmann osserva con curiosità quasi antropologica. Signore e Luci Rosse è, invece, ambientato nel Tenderloin di San Francisco, una zona nota per la prostituzione e la criminalità: Vollmann esplora la vita delle prostitute con una combinazione esemplare di crudezza e compassione, racconta le storie di donne che lottano per la sopravvivenza in un ambiente ostile e violento; molte di loro sono vittime di abusi e sfruttamento, ma la sensibilità del registro dello scrittore evita ogni facile pietismo e retorica. Come in molti dei suoi lavori, Vollmann usa il realismo brutale per far emergere l’umanità nascosta in situazioni disperate. Le prostitute di Ladies and Red Lights non sono semplicemente figure di vittime, ma esseri umani complessi, con i loro sogni, paure e aspirazioni; la loro vulnerabilità e la loro strenua capacità di resilienza consentono uno sguardo intimo sulle dinamiche del potere e della sopravvivenza in condizioni estreme. Anche Il Vestito Verde. Racconto pornografico (ogni racconto rimanda a un colore), la storia di una fissazione morbosa per il vestito del titolo raccontata in prima persona, è un esempio della capacità di Vollmann di immedesimarsi nelle più sfrenate, oscene e surreali fantasie che la mente umana è in grado di partorire.

            Giornalismo narrativo e finzione letteraria, ritratti vividi e intensi di varia umanità marginalizzata, profonda empatia anche dentro contesti oscuri e violenti, versatilità stilistica: le cifre caratterizzanti la poetica di Vollmann sono al servizio di un’esplorazione continua della condizione umana, mai banale, mai vittimistica, cruda il necessario e sempre pronta al guizzo ironico. Si trova anche il modo di sorridere, e non è poco.

William T.Vollmann, Storie dell’arcobaleno, minimum fax 2021

***

Per un’introduzione al pensiero e all’opera di Vollmann, sono disponibili in rete alcuni contributi presenti nella rivista “Enthymema”, XXIII, 2019 (da cui sono state sintetizzate alcune delle considerazioni che aprono questa recensione).

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