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un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

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un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

“che di tutte brame/sembrava carca ne la sua magrezza”

Posted on 27 Febbraio 202627 Febbraio 2026 By Lucio Celot

P.Boileau – T.Narcejac, Le Lupe (1953)

Ero solo con quelle tre donne

che avevano in mano il mio destino

e avrebbero potuto distruggermi in qualsiasi momento.

Ero in loro balìa.

Torniamo sulla diabolica coppia di scrittori francesi cui abbiamo già dedicato qui qualche parola, ovvero Pierre Boileau (1906-1989) e Thomas Narcejac (1908-1998), per almeno un quarantennio autori di romanzi apprezzati da critica, pubblico e industria cinematografica. I due avevano un modo molto particolare di lavorare, praticamente si incontravano molto di rado, discutevano a distanza, per telefono o per lettera; Boileau stendeva la storia per sommi capi, cercava qualche meccanismo e trovata ingegnosa, dopo di che inviava questa sorta di scheletro o canovaccio a Narcejac che scriveva il romanzo vero e proprio. Infine, Boileau batteva a macchina la versione definitiva. Et voilà, la premiata coppia B&N sfornerà decine di romanzi tra cui una quindicina almeno portati sul grande e piccolo schermo (ricordiamo, almeno, forse il miglior Hitchcock in assoluto, La donna che visse due volte).

Razionalisti con il pallino del fantastique, B&N costruiscono trame in cui l’elemento perturbante (mai sovrannaturale) della narrazione è dato dal deragliamento dai sicuri binari dell’esistenza quotidiana di un everyman, di un uomo qualunque che improvvisamente si trova ad affrontare vicende assurde, aggrovigliate e apparentemente senza via d’uscita, dietro le quali c’è, invece, un diabolico e perverso piano razionale. È il caso del protagonista de Le lupe, Gervais, evaso da un campo di concentramento tedesco (siamo nella Francia di Vichy nel 1941), che assume l’identità del compagno di fuga Bernard, morto per un incidente alla periferia di Lione, e come tale si presenta a casa di Hélène, la madrina di guerra con cui Bernard aveva avviato una corrispondenza epistolare e immaginato il matrimonio come possibile sbocco di quella relazione a distanza. In casa di Hélène c’è anche Agnès, la sorellastra, una giovane che si guadagna da vivere spacciandosi per una veggente e lucrando sul dolore altrui. Tra le due si capisce che non corre buon sangue e Gervais deve rischiosamente barcamenarsi tra la prospettiva di una sistemazione definitiva con Hélène e l’attrazione fisica per Agnès, di cui diviene amante. Come se non bastasse, un bel giorno si presenta alla porta, chiamata dalla stessa Agnès, la sorella di Bernard, Julia: quando Gervais si prepara a dare conto della propria impostura, Julia lo abbraccia e lo bacia chiamandolo Bernard, fingendo davanti alle altre due donne un’intimità e una familiarità con Gervais del tutto fittizie e avviando così un enigmatico e febbrile gioco delle parti che lascerà non poco perplesso e angosciato l’uomo. Cosa c’è sotto? Anche in questo romanzo, la dimensione del complotto “diabolico” è ben presente e verrà svelata solo nelle ultime pagine, rivelando tutta la componente “umana, troppo umana” della macchinazione (il titolo del romanzo, in verità, per chi abbia un minimo di confidenza con il bestiario dantesco, è già di per sé un indizio).

Come I diabolici e La donna che visse due volte, anche Le lupe è, in fondo, una malvagia partita a scacchi, in cui i ruoli si capovolgono e chi credeva di condurre il gioco ne è, alla fine, giocato; la mascherata diventa una prigione, l’opportunità di cambiare vita si trasforma in un’esistenza all’insegna dell’angoscia e dell’incertezza, il miraggio di una vita al sicuro dalla guerra si tramuta nell’amara scoperta di quanto insondabile possa essere l’animo umano. Gelosia, avidità, ipocrisia, menzogna: B&N squadernano senza compiacimento davanti agli occhi del lettore il catalogo delle mortali minacce che l’essere umano porta irrimediabilmente dentro di sé.

Pierre Boileau, Thomas Narcejac, Le lupe, Adelphi 2024

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