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E se il Male fosse l’Antimateria?

Posted on 9 Gennaio 202631 Maggio 2026 By Lucio Celot

J.Carpenter, Il Signore del Male (1987)

Trilogia dell’Apocalisse – 2

Chi conosce i lavori di John Carpenter sa bene che i suoi film non sono mai banali né scontati, nemmeno quando si presentano sotto l’aspetto di romantiche favole contemporanee (Starman, 1984), giocosi divertissement (Avventure di un uomo invisibile, 1992) o rumorosi e scanzonati pastiche di generi (Grosso guaio a Chinatown, 1986); tuttavia, è nel genere horror che il regista di Carthage dà il meglio di sé, coniugando spesso spettacolo mainstream e tematiche “alte”. È il caso di Prince of Darkness, la pellicola del 1987 nella quale Carpenter, che in quel periodo si interessava di meccanica quantistica e dell’ipotesi dell’esistenza di dimensioni parallele in tempi e spazi “altri”, affronta un tema a lui caro, quello del Male inteso non (agostinianamente) come il prodotto delle azioni dell’uomo dotato di libero arbitrio ma come un “fatto”, un dato oggettivo che ha una autonomia e una consistenza ontologica, dunque che “è”, che esiste come qualcosa di inequivocabilmente esterno a noi e che ci minaccia costantemente. D’altra parte, è cosa nota che Carpenter è un appassionato lettore di Lovecraft e conosce perfettamente tutta la mostruosa “teologia” con cui lo scrittore di Providence ha dato vita al Ciclo di Cthulhu.

            E proprio di teologia e dimensioni parallele che aprono terrificanti varchi nel nostro mondo che racconta Prince of Darkness. In una chiesa sconsacrata di Los Angeles si trova un’urna contenente un misterioso liquido verde che un team di studiosi di fisica e un sacerdote vengono chiamati a studiare e analizzare per mezzo di complicati macchinari e computer. Si tratta, nientemeno, che dell’essenza del Male, imprigionata nella teca da tempo immemorabile; anzi, più precisamente, del Figlio dell’Antimateria, imprigionata a sua volta in un’altra dimensione, che il liquido nell’urna tenta di fare ritornare nel nostro mondo. Le scienziate e gli scienziati del team iniziano ad avere strane visioni e un confuso sogno ricorrente in cui una figura umana sembra lanciare un monito da un tempo futuro (Questo non è un sogno!); contemporaneamente, la chiesa viene circondata da una folla di homeless minacciosi e catatonici (il cui capo è la rockstar Alice Cooper) che impediscono a chiunque di avvicinarsi o di lasciare l’edificio. Dentro la chiesa, l’essenza del Male si incarna in Kelly, la Prescelta, il cui corpo inizia a trasformarsi orribilmente, che tenta di ricongiungersi al Padre: sarà il sacrificio di Catherine, una delle scienziate, a salvare (per il momento) i sopravvissuti del gruppo e il mondo intero dall’avvento dell’Apocalisse. E, forse, Catherine non è morta ma vive ancora, sebbene non in questo mondo…

Un sogno o un messaggio dal futuro?

            Victor Wong, che in Grosso guaio a Chinatown interpretava il saggio Egg Shen (È così che inizia tutto. Dal molto piccolo), qui è il professore Birack, il docente di fisica quantistica che guida le ricerche del team, ricerche che svelano, a poco a poco, l’arcano di una teologia inversa e speculare a quella cristiana: il misterioso libro che Lisa cerca di interpretare altro non è che una sorta di Bibbia del Male, con tanto di anti-Padre e anti-Figlio che combattono contro Cristo per la conquista del mondo. La fascinazione che la teoria dei quanti esercita su Carpenter si esprime perfettamente in Prince of Darkness, in cui l’instabilità e l’incertezza della natura fisica sono rappresentate dalla possibilità, postulata dalla stessa scienza, che esistano delle anti-particelle, un’anti-materia che il regista immagina come un anti-Dio che vive “aldilà dello specchio”, in un Paese delle Meraviglie di segno negativo, per così dire, orrendo e satanico, lato oscuro e inconscio dell’umanità intera.

            Secondo film della “trilogia dell’Apocalisse” (insieme a La cosa e Il seme della follia), forse uno dei più inquietanti e cupi dell’intera produzione del regista, Il Signore del Male si fonda su presupposti tra scienza e immaginario che rimettono in discussione il ruolo e la centralità dell’uomo nel cosmo, nonché tutte le credenze circa la dialettica Bene-Male: padre Loomis, interpretato da un altro attore-feticcio, di Carpenter, Donald Pleasance, deve rimettere in discussione tutto l’edificio bimillenario della teologia cristiana, “un enorme inganno tenuto nascosto fino adesso”, ammette sconsolato di fronte all’evidenza del lavoro degli scienziati isolati nella chiesa. “Lasciate credere agli altri che questa sia l’unica realtà perché la nostra logica crolla a livello subatomico tra fantasmi e ombre”, afferma Birack, voce della teoria che ispira il film, rappresentata simbolicamente dall’oggetto – centrale nella trama – che più di ogni altro ricorre nei miti, nella favole, nelle leggende e nei racconti del soprannaturale: lo specchio, il doppio, la soglia immediatamente prima della quale, tuttavia, il film si conclude con un taglio netto di montaggio, lasciandoci nell’ambiguità e nell’incertezza, così come fanno gli altri due capitoli della trilogia. Da quale parte dello specchio ci troviamo? È questo il dubbio con cui ci lascia, ancora una volta, il sovversivo e diabolico Carpenter.

Il Signore del Male (Prince of Darkness)

Regia: John Carpenter

Distribuzione: USA 1987 (col., 102 min.)

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