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un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

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Quando il Principe delle Tenebre comprò casa nel Maine…

Posted on 28 Dicembre 202511 Aprile 2026 By Lucio Celot

S.King, Le Notti di Salem (1975)

Oggi Le Notti di Salem è considerato uno dei trattamenti più riusciti del vampiro tradizionale dopo il Dracula di Bram Stoker e una delle ultime versioni serie del mito che circonda il vampiro

(M.Collings, The S.K.Companion)

Le Notti di Salem dimostra la sua capacità

di scrivere storie complesse e stratificate,

di creare personaggi straordinari ma profondamente credibili

(G.Beham, Il Grande Libro di SK)

Dracula di Bram Stoker mi pare un risultato rilevante

perché umanizza l’idea del male che arriva dall’esterno

(SK, Danse Macabre)

Alla sua seconda prova d’autore come Stephen King (aveva già scritto cinque libri con lo pseudonimo di Richard Bachman), il Re si confronta con uno dei tre romanzi classici che fondano “la polla dei miti” della nostra immaginazione horror, ovvero il Dracula di Bram Stoker (gli altri due romanzi sono, naturalmente, il Frankenstein della Shelley e The Strange Case of Dr.Jekyll and Mr.Hyde di Stevenson). Come sa bene chi conosce il romanzo di Stoker, il malefico Conte è presente nei primi quattro capitoli per poi sparire letteralmente nelle trecento pagine successive e ricomparire nella brulicante Londra di fine Ottocento: King trova questo espediente di Stoker “grazioso e azzeccato”, lo fa proprio e tiene il Vampiro fuori scena per gran parte della storia della sua “seconda venuta”; il teatro delle imprese del signor Barlow e del suo aiutante Straker non è più la metropoli caotica del diciannovesimo secolo ma sono le campagne del Maine e una cittadina sperduta come tante negli States, Jerusalem’s Lot. Ovviamente, Dracula-Barlow è venuto a ‘salem’s Lot per nutrirsi, con la conseguenza che la cittadina si spopola progressivamente e quelli che restano sono i non-morti caduti sotto i denti del Conte; ma è anche vero che Salem è già di suo un luogo corrotto, è la classica “utopia suburbana” con tutti suoi segreti inconfessabili che nasconde il vizio sotto l’apparente patina di rispettabilità dei suoi abitanti. Come dire: Salem è complice della malvagità del Maligno, una sorta di acceleratore dell’incendio che consumerà la città insieme ai suoi diabolici abitanti. Non è un caso, dice Clive Barker (un altro che di horror se ne intende), che il romanzo non porta il nome del Vampiro ma “della carne di cui si nutre”.

            King traduce il Dracula classico nell’America contemporanea attraverso la storia del protagonista Ben, uno scrittore che torna a Jerusalem’s Lot per trovare la giusta ispirazione dopo esserci vissuto da ragazzino con tanto di esperienza terrorizzante nella casa abbandonata dei Marsten (ha visto in una stanza al piano superiore il cadavere del malvagio proprietario suicida penzolare impiccato…dopo che il suddetto era già stato seppellito…) dove, guarda caso, si è insediato il nuovo pallido ed emaciato inquilino che nessuno vede mai. A Jerusalem’Lot non succede mai niente, è una cittadina sonnecchiosa e pigra, almeno fino a quando non iniziano a sparire bambini e una strana e pesante “cassa” viene trasportata all’interno di casa Marsten dai nuovi arrivati. Il resto, come è prevedibile, vien da sé, con tutto l’armamentario di non-morti che impazzano, crocifissi improvvisati, paletti di frassino e ostie consacrate.

            “Il vampiro è l’incarnazione di un mito decadente, per questo intriga, ammalia e ipnotizza i lettori. La sua figura è magnetica” (Igort su “Linus”): la forza e la persistenza nell’immaginario della figura di Dracula stanno tutte in una figura, quella dell’infernale Conte, che rappresenta la forma del Male che “arriva dall’esterno”, più spaventosa e inquietante dell’altra, frutto invece di una scelta umana libera e consapevole: come aveva capito anche Lovecraft, uno dei maestri riconosciuti di King, immaginare che esistano forze misteriose e distruttive provenienti da altre dimensioni è decisamente più terrificante che pensare ad un’esplosione nucleare sopra le nostre teste. Fedele a questa impostazione, King tralascia invece l’altro carattere “scandaloso” del Dracula di Stoker, ovvero la dimensione esplicitamente sessuale del vampirismo: l’atto del mordere e succhiare via la vita delle vittime, destinate anch’esse all’immortalità, è una pratica, come scrive Tommaso Pincio nell’edizione Einaudi, che ha un’evidente e innegabile suggestione erotica. King ci dice che gli anni ’70 non sono più i tempi dell’ipocrita pruderie vittoriana, si parla di sesso liberamente e fin troppo…figuriamoci oggi, cinquant’anni dopo; quella che non è cambiata è, invece, la capacità del genere horror di trascendere se stesso e proiettare in paesaggi simbolici le nostre inquietudini più profonde. E ben venga il Re, abilissimo a succhiare e a restituirci la linfa vitale del classico di Stoker…

S.King, Le Notti di Salem (Second Coming), Sperling & Kupfer 2023

Il numero di “Linus” di luglio 2025 contiene uno speciale dedicato alla figura del Vampiro nel cinema, nella letteratura e nel folklore.

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