Skip to content
lucio celot visioni, letture, immaginario
le Storie che restano le Storie che restano

un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

  • Home
  • le storie lette
    • libri
    • graphic
  • le storie viste
    • cinema
    • serie Tv
  • le storie del Re
  • Chi sono
le Storie che restano
le Storie che restano

un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

In una mappa dell’horror c’è sempre una casa infestata

Posted on 2 Febbraio 20262 Febbraio 2026 By Lucio Celot

Murder House (USA 2011)

American Horror Story #1

Secondo la tradizione, nella notte di Halloween il confine che divide i vivi dai morti si dissolve e i due mondi possono incontrarsi, con tutto l’orrore immaginabile che ne può derivare; nella casa di Los Angeles dove è ambientata la prima, storica, stagione di American Horror Story, i morti sono invece letteralmente di casa, nel senso che non solo infestano l’antico edificio vittoriano ma, se lo desiderano, possono interagire materialmente e fisicamente con i vivi che lo abitano (ucciderli, malmenarli, servirli, farci anche sesso). Ne sanno qualcosa i malcapitati membri della famiglia Harmon, Ben (il padre, psichiatra e adultero recidivo), Vivian (la moglie tradita e offesa alla ricerca di un nuovo inizio con Ben) e Violet (la figlia adolescente, ribelle e insofferente dell’autorità genitoriale, nonché scettica sul destino della relazione dei genitori), che si trasferiscono nella città degli angeli per allontanarsi da Boston, dove Vivian ha colto il marito in flagrante tradimento con una sua studentessa poco più che ventenne.

La haunted house è il topos per eccellenza del romanzo gotico-soprannaturale e, nel caso di Murder house, il riferimento letterario è il capolavoro di Shirley Jackson (la “maestra” di Stephen King) L’incubo di Hill House (1959), portato sullo schermo nel 1963 da R.Wise con il titolo italiano Gli invasati; in tempi più recenti, il romanzo ha ispirato l’omonima serie tv prodotta da Mike Flanagan su Netflix (2018, ne parlo qui). Se il genere horror può essere definito come la modalità attraverso cui una società rappresenta in modo metaforico e distorto le proprie “rimozioni” e i propri scheletri nell’armadio, allora lo possiamo anche pensare come una sorta di “contronarrazione” rispetto alla coscienza felice dei miti nazionali, controcanto di un passato che viene invece dipinto dalla narrazione ufficiale come limpido, eroico, innocente e puro (ricordate l’Overlook Hotel di Shining? E la casa costruita su un cimitero indiano in Poltergeist?); e se, come vorrebbe la lettura freudiana, il perturbante in letteratura non è altro che l’effetto del tornare alla luce di ciò che dovrebbe restare nascosto (unheimliche), di un passato che ritorna, allora le dieci stagioni di AHS sono una vera e propria “cartografia” del rimosso della storia americana (si veda il brillante saggio di F.Boni AHS. Una cartografia postmoderna del gotico americano), una mappa dell’orrore tra i cui luoghi non può mancare la casa infestata.

            Il maniero vittoriano di Los Angeles è abitato dai fantasmi di tutti coloro che vi hanno trovato una morte violenta, è impregnato di morte fin da quando vi ha abitato il suo costruttore, un medico delle stelle di Hollywood caduto in disgrazia e costretto dalla moglie a praticare aborti clandestini per poi impazzire e darsi a folli ed empi esperimenti sui feti (il mad doctor è un altro elemento ricorrente nella narrazione gotica); vi si aggirano gli spiriti dei due gemelli che vediamo morire nel prologo della stagione; Moira, la governante assunta da Vivian, è stata uccisa anni prima dall’ambigua e inquietante Constance, la vicina di casa, quando l’ha scoperta a letto con il marito Larry (ucciso anche lui e anche lui anima vagante della casa); Tate, uno dei figli di Constance, fantasma inconsapevole di esserlo che diventa persino paziente di Ben e si innamora di Violet; la coppia gay uccisa dal misterioso rubber-man, l’uomo di gomma che concepirà un figlio con l’ignara Vivian; infine Hayden, la giovane amante di Ben, anch’ella costretta a vagare nella casa, animata dalla sete di vendetta contro l’amante che l’ha abbandonata. Insomma, come si vede, un bel campionario di efferatezze che le mura della casa hanno nascosto, hanno rimosso agli occhi del mondo esterno ma che ritornano, segnando il fallimento di qualsiasi tentativo di nascondere la spazzatura sotto il proverbiale tappeto. L’horror è, da questo punto di vista, un genere potentemente critico e sovversivo, perché torna a dare voce agli spettri della società, a chi è stato “fantasmizzato” e ridotto al silenzio.

            Gli spettri della murder house si muovono attorno alla maternità di Vivian: incinta di due gemelli che hanno però due padri diversi (uno è Ben, l’altro il demoniaco rubber-man), la donna porta in grembo l’oggetto del desiderio degli ospiti della casa: Hayden, costretta ad abortire il frutto della relazione adulterina con Ben, vuole impadronirsi di uno dei neonati; e la stessa cosa vuole la moglie del mad doctor, il cui unico figlio è il mostro deforme che si annida nello scantinato, risultato degli esperimenti abominevoli del marito; e anche la coppia gay è in febbrile attesa del parto per riempire la stanzetta che amorevolmente i due stanno allestendo in un’ala dell’edificio. Una maternità che, nel dipanarsi della vicenda e nel suo dilatarsi nel tempo attraverso i numerosi flashback che fanno luce sul passato della casa, porta con sé il crisma e il carico della violenza, dello stupro, dell’adulterio che si accompagnano ad una galleria di donne folli e disperate, in primis Constance, l’unica sopravvissuta al male che si annida nella casa ma madre destinata a perdere tutti e quattro i suoi figli.

            Nel finale della stagione (ricordo qui che AHS è una serie “antologica stagionale”, ogni stagione è autoconclusiva) Ben e Vivian, finalmente riappacificati, riusciranno a spezzare il circolo delle morti convincendo la nuova famiglia che ha preso possesso dell’infernale magione a fuggire nel cuore della notte; ma, come si sa, il Male (quello con la emme maiuscola) non muore mai e di solito, per passare inosservato, prende sembianze insospettabili. Magari quelle di un dolce, tenero, biondo bambino…

Murder House (id.), USA 2011-2012

American Horror Story, S01, ep.1-12

Distribuzione: Disney+

le storie viste serie Tv American Horror StoryDisney+horrorL'incubo di Hill HouseLucio CelotShirley Jackson

Navigazione articoli

Previous post
Next post

Related Posts

le storie viste

Donne (toste) in lotta per la verità

Posted on 3 Febbraio 20263 Febbraio 2026

Unbelievable (USA 2019) Nel 2016 un’inchiesta giornalistica dal titolo Un unbelievable story of rape si aggiudicò il premio Pulitzer per il giornalismo investigativo e dall’articolo fu poi tratto il libro A false report: vi si racconta la storia della diciottenne Marie, ragazza dal vissuto difficile, passata da una famiglia affidataria…

Read More
cinema

Topolin, Topolin, viva Topolin…

Posted on 28 Marzo 202628 Marzo 2026

S.Kubrick, Full Metal Jacket (1987) Co-sceneggiato da Gustav Hasford (Nato per uccidere), Michael Herr (Dispacci, ne ho già parlato qui) e dallo stesso Kubrick, Full Metal Jacket (nome in gergo che indica la pallottola blindata 7,62) è l’ultimo grande ‘Nam-movie insieme a Apocalypse Now di F.F.Coppola. La guerra in assoluto…

Read More
cinema

SK dalla pagina allo schermo: “The Mist”, o del finale che non c’è

Posted on 29 Dicembre 202517 Febbraio 2026

Cosa succede quando una storia cambia finale? Uno dei racconti più inquietanti e meglio riusciti di Stephen King, The Mist (La nebbia), pubblicato nel 1980 e poi incluso nella raccolta Scheletri, un finale non ce l’ha: o meglio, i personaggi della storia sono volutamente abbandonati da King all’incertezza del loro destino…

Read More

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Così fa il Re
  • Prima di Hitchcock, c’era Wilkie Collins
  • Nel verso giusto della ragione: Rouletabille, Cartesio e l’enigma della camera chiusa
  • Eravamo quattro amici a Mitsuba
  • Dark Winds, dal Western al “Native Noir”
  • Basta con “Twilight”: Skinner Sweet succhia davvero!
  • Spinoza, o della psicanalisi
  • La postdemocrazia è un buon analgesico
  • Dal trauma cosmico, solo una nuvola di possibili
  • C’è del metodo in questa smemoratezza

Adelphi Agatha Christie Alan Moore Amazon Prime Video anime AppleTv b-movies Charlie Kaufman classici da rivedere Corto Maltese crime DC Comics Disney+ distopie Dracula&Co Graham Greene H.P.Lovecraft Hideo Nakata horror Hugo Pratt I mondi incantati di Miyazaki J-horror John Carpenter kwaidan L'incubo di Hill House letteratura Lucio Celot Medioriente Michel Foucault Mike Flanagan Milo Manara Mubi Netflix New Hollywood noir P.K.Dick sci-fi Sherlock Holmes Shirley Jackson Sky Sky Atlantic spy-story Stephen King Stranger Things Studio Ghibli The Haunting Trilogia dell'Apocalisse Vietnam War 50th war movies western

  • Luglio 2026
  • Giugno 2026
  • Maggio 2026
  • Aprile 2026
  • Marzo 2026
  • Febbraio 2026
  • Gennaio 2026
  • Dicembre 2025

Siti amici

  • Pausa Caffè Pansini — blog del Liceo Pansini di Napoli
  • Carmilla — letteratura e cultura d'opposizione
  • Ondacinema — webzine cinematografica
  • Wired Italia — scienza, immaginario, cultura
  • Rollingstone Italia — news su musica, cinema, tv
  • Lipperatura — il blog di Loredana Lipperini
  • Giap — il sito ufficiale di WuMing
  • Fumettologica — fumetti e mondi pop
  • Cineteca di Bologna — conservare il patrimonio cinematografico
  • Quinlan — rivista di critica cinematografica
  • Seriangolo — le serie tv da non perdere

Questo blog è un sito amatoriale, non è una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001.
Alcune delle immagini presenti nel blog sono prese dal web.
I copyright appartengono ai rispettivi proprietari.
Se ritieni che qualche contenuto debba essere rimosso, contattami tramite mail a luciocelot62@gmail.com.
Non sono responsabile del contenuto dei siti collegati tramite link, che potrebbe variare nel tempo.

© 2026 Le storie che restano
Il sito rispetta la normativa vigente in materia di protezione dei dati personali (Regolamento UE 2016/679 – GDPR).
Privacy Policy – Cookie Policy

©2026 le Storie che restano | WordPress Theme by SuperbThemes