Skip to content
lucio celot visioni, letture, immaginario
le Storie che restano le Storie che restano

un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

  • Home
  • le storie lette
    • libri
    • graphic
  • le storie viste
    • cinema
    • serie Tv
  • le storie del Re
  • Chi sono
le Storie che restano
le Storie che restano

un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

Il Male è su Londra, ma Sherlock è in pieno sballo…

Posted on 16 Marzo 202616 Marzo 2026 By Lucio Celot

Gli Irregolari di Baker Street (UK 2021)

Chi conosce e ha letto tutti gli scritti che costituiscono il cosiddetto “canone” sherlockiano di Arthur Conan Doyle (cinquantasei racconti e quattro romanzi) sa che, nel corso delle loro indagini, Holmes e Watson a volte si servono dell’ausilio delle bande di ragazzini che abitano i bassifondi della Londra vittoriana per ottenere informazioni o pedinare qualche personaggio sospetto: sono the irregulars, gli irregolari di Baker Street, adolescenti poveri e spesso senza famiglia che per pochi pennies prestano i propri occhi e orecchie agli investigatori del 221b.

            La serie di Netflix, che si ispira anche ai quattro graphic novels di Tony Lee e Dan Boultwood Sherlock Holmes: the Irregulars of Baker Street (2011), rende questi giovani comprimari delle avventure di Holmes i protagonisti della vicenda ma scombina le carte rispetto alle aspettative dello spettatore-lettore di Doyle: gli esiti non sono sempre del tutto convincenti, soprattutto nell’episodio finale. E questo perché la storia acquisisce da subito una tinta sovrannaturale (e nulla potrebbe esserci di più lontano dal freddo e glaciale razionalismo deduttivo che è la cifra sherlockiana) con qualche smaccato debito verso Stranger Things, la madre di tutte le serie contemporanee basate sulle avventure del brat pack, la “banda di monelli”, a sua volta ispirata a It di Stephen King; inoltre, il goffo, ingenuo ed empatico Watson libresco diventa un personaggio poco simpatico, arrogante e con un passato da nascondere; per non parlare di Holmes, che fa la sua comparsa al termine dell’episodio 04 ma è ormai ridotto all’ombra di se stesso, preda della droga, dei propri fantasmi e apparentemente incapace di produrre il benché minimo ragionamento logico e sensato. Insomma, un rovesciamento totale del canone e di tutti i cliché legati alla mitica figura del detective: ce n’è per mettere a dura prova la resistenza dello sherlockiano di ferro.

            Nella Londra di fine ‘800 (la stessa, per inciso, in cui agisce il misterioso e inafferrabile Jack the Ripper), sporca, fangosa, buia, corrotta, pullulante di un’umanità sempre sull’orlo del baratro sociale e afflitta da prostituzione e alcolismo (Dickens docet) si verificano una serie di delitti efferati che sembrano opera di forze demoniache e sovrannaturali: Beatrice e Jessica, sorelle orfane di madre e prive di un padre, insieme agli amici Spike e Bill vengono contattate da Watson perché raccolgano informazioni utili alle indagini, come sempre affidate all’incapace ispettore Lestrade di Scotland Yard. Ben presto, però, anche grazie alle facoltà paranormali di Jessica, che riesce a entrare nelle menti altrui al semplice contatto fisico, i quattro adolescenti, cui si aggiunge un altolocato coetaneo in incognito, si rendono conto di trovarsi di fronte a qualcosa più grande di loro che minaccia l’esistenza stessa del mondo. Grazie ad un ritrovato Holmes, che si rivelerà molto più vicino alle ragazze di quanto non appaia e disposto al sacrifico personale per “risolvere” il caso, e ad una madre momentaneamente tornata dall’aldilà, la vicenda avrà un epilogo dopo il quale nessuno ricomincerà a vivere felice e contento ma ognuno si sarà riconciliato con il proprio vissuto e fatto i dovuti conti con la propria estrazione sociale.

            Quello che non convince appieno è la discontinuità narrativa: nei primi quattro episodi, né più né meno che una serie di casi da risolvere, la serie sembra avere una fisionomia “antologica”, per poi acquisire, con la presenza fissa di Holmes, tutti i caratteri di una narrazione orizzontale, con un’unica storia che si dipana fino allo scioglimento finale; inoltre, il cuore della trama è un misterioso portale che divide il mondo dei vivi da quello dei morti, con tanto di ambiguo “uomo in bianco”, uscito dritto dritto dagli incubi di Jessica, che vuole dominare il mondo: non solo il finale è scontato e prevedibile, ma il confronto con Stranger Things è impietoso e inevitabilmente perdente per The Irregulars. Restano le interpretazioni dei giovani attori, soprattutto quella di Thaddea Graham nella parte di Bea, la tostissima leader del gruppo nonché sorella-madre di Jessica e alcuni effetti speciali che sorprendono piacevolmente; anche la ricostruzione della Londra di Conan Doyle è fedele, grazie ad una fotografia che evidenzia la drammatica dualità della società vittoriana, nettamente divisa tra i toni cupi e oscuri dei bassifondi e la luminosità degli spazi di Buckingham Palace. Ma è un po’ poco per chi si aspetta una rilettura avvincente e convincente delle imprese del più famoso inquilino di Baker Street.

Gli Irregolari di Baker Street (The irregulars), UK 2021

Stagioni 1 (ep.1-8)

Distribuzione: Netflix

le storie viste serie Tv crimeLucio CelotNetflixSherlock Holmes

Navigazione articoli

Previous post
Next post

Related Posts

cinema

C’è del metodo in questa smemoratezza

Posted on 21 Aprile 202621 Aprile 2026

C.Nolan, Memento (2000) Nel suo fondamentale testo sul cinema del terzo millennio, F.Marineo riflette sull’espressione “losing the plot” (perdere la trama), modo di dire che, sia pure usato prevalentemente in ambito medico a indicare una condizione patologica della memoria, può essere utilizzato anche per indicare una strategia narrativa che accomuna…

Read More
cinema

Non cercarla là fuori, la Cosa è seduta accanto a te

Posted on 9 Gennaio 202610 Gennaio 2026

J.Carpenter, La Cosa (1982) Trilogia dell’Apocalisse – 1 Primo film della “trilogia dell’Apocalisse” insieme a Princess of Darkness e In the Mouth of Madness, The Thing è l’omaggio di Carpenter alla sci-fi degli anni ’50, quella degli alieni cattivi che vogliono invadere la Terra, metafora perfetta delle paure dell’americano medio…

Read More
le storie viste

A Bly Manor nessuno sa più chi è vivo e chi è morto

Posted on 8 Gennaio 202626 Aprile 2026

The Haunting. Bly Manor (USA 2020) Dopo L’incubo di Hill House della Jackson (qui la mia recensione), Mike Flanagan si cimenta con un mostro sacro della letteratura americana, Henry James e il suo Giro di vite (1898), “storia di fantasmi” che vede protagonisti due bambini, Flora e Miles Wingrawe, fratelli…

Read More

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Così fa il Re
  • Prima di Hitchcock, c’era Wilkie Collins
  • Nel verso giusto della ragione: Rouletabille, Cartesio e l’enigma della camera chiusa
  • Eravamo quattro amici a Mitsuba
  • Dark Winds, dal Western al “Native Noir”
  • Basta con “Twilight”: Skinner Sweet succhia davvero!
  • Spinoza, o della psicanalisi
  • La postdemocrazia è un buon analgesico
  • Dal trauma cosmico, solo una nuvola di possibili
  • C’è del metodo in questa smemoratezza

Adelphi Agatha Christie Alan Moore Amazon Prime Video anime AppleTv b-movies Charlie Kaufman classici da rivedere Corto Maltese crime DC Comics Disney+ distopie Dracula&Co Graham Greene H.P.Lovecraft Hideo Nakata horror Hugo Pratt I mondi incantati di Miyazaki J-horror John Carpenter kwaidan L'incubo di Hill House letteratura Lucio Celot Medioriente Michel Foucault Mike Flanagan Milo Manara Mubi Netflix New Hollywood noir P.K.Dick sci-fi Sherlock Holmes Shirley Jackson Sky Sky Atlantic spy-story Stephen King Stranger Things Studio Ghibli The Haunting Trilogia dell'Apocalisse Vietnam War 50th war movies western

  • Luglio 2026
  • Giugno 2026
  • Maggio 2026
  • Aprile 2026
  • Marzo 2026
  • Febbraio 2026
  • Gennaio 2026
  • Dicembre 2025

Siti amici

  • Pausa Caffè Pansini — blog del Liceo Pansini di Napoli
  • Carmilla — letteratura e cultura d'opposizione
  • Ondacinema — webzine cinematografica
  • Wired Italia — scienza, immaginario, cultura
  • Rollingstone Italia — news su musica, cinema, tv
  • Lipperatura — il blog di Loredana Lipperini
  • Giap — il sito ufficiale di WuMing
  • Fumettologica — fumetti e mondi pop
  • Cineteca di Bologna — conservare il patrimonio cinematografico
  • Quinlan — rivista di critica cinematografica
  • Seriangolo — le serie tv da non perdere

Questo blog è un sito amatoriale, non è una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001.
Alcune delle immagini presenti nel blog sono prese dal web.
I copyright appartengono ai rispettivi proprietari.
Se ritieni che qualche contenuto debba essere rimosso, contattami tramite mail a luciocelot62@gmail.com.
Non sono responsabile del contenuto dei siti collegati tramite link, che potrebbe variare nel tempo.

© 2026 Le storie che restano
Il sito rispetta la normativa vigente in materia di protezione dei dati personali (Regolamento UE 2016/679 – GDPR).
Privacy Policy – Cookie Policy

©2026 le Storie che restano | WordPress Theme by SuperbThemes