W.Eisner, Il complotto. La storia segreta dei Protocolli dei Savi di Sion
L’aspetto più straordinario dei Protocolli
non è tanto la storia della sua produzione
quanto quella della sua ricezione
(Umberto Eco)
La mia speranza è che questo lavoro
possa contribuire a distruggere questo inganno terrificante
(Will Eisner)
Universalmente riconosciuto come il padre del graphic novel (sarebbe stato lui a utilizzare il termine per la prima volta), l’americano Will Eisner (1918-2005) è stato uno dei Grandi dell’arte sequenziale, come egli stesso amava definire il fumetto, punto di riferimento assoluto di chiunque oggi voglia cimentarsi con questa forma d’arte. Autore di numerose raccolte, da The Spirit (1940-1952) a Contratto con Dio (1978, forse il suo capolavoro) fino a New York (1986) e Dropsie Avenue (1995), Eisner è il cantore di New York e in particolare di Brooklyn, il quartiere dove è nato e dove si erano stabiliti i suoi genitori, immigrati ebrei provenienti dall’Europa.

Il complotto è l’ultima opera di Eisner, frutto di vent’anni di lavoro e di documentazione su uno dei falsi storici più conosciuti insieme a quello della Donazione di Costantino. Come è noto, i Protocolli dei Savi Anziani di Sion è un documento costruito ad arte alla corte dello zar Nicola II agli inizi del XX secolo, quando alcuni aristocratici, preoccupati dalla spinta alla modernizzazione e dai primi squilli di rivolta che portarono alla rivoluzione del 1905, affidarono a tale Mathieu Golovinskij, funzionario della polizia uso a falsificare le prove per incastrare i dissidenti, il compito di inventarsi un documento da cui si evincesse che dietro i fermenti rivoluzionari in Russia ci fosse la mano di un’Internazionale ebraica che complottava per impadronirsi delle leve del potere mondiale. Il bravo e solerte Golovinskij si diede da fare e partorì in men che non si dica i Protocolli, immediatamente apprezzati dallo zar e dagli antisemiti di mezzo mondo.

Nel 1921, il “Times” di Londra smaschera il falso: i Protocolli riprendono e plagiano, quasi parola per parola, un libello scritto in Francia nel 1864 da Maurice Joly, polemista e acerrimo nemico di Napoleone III, che nel Dialogo all’inferno tra Machiavelli e Montesquieu fa dell’autore del Principe il teorico dei metodi autoritari e illiberali dell’imperatore francese. Le pagine centrali del Complotto mettono a confronto i passi più significativi dei due scritti, non solo evidenziandone le somiglianze ma anche esplicitando le contraddizioni e le forzature dei Protocolli, evidentemente stilati in fretta e furia per fare fronte per tempo alle agitazioni che scuotevano la Russia e per convincere lo stesso zar dell’effettiva presenza di una “mano giudaica” dietro i fermenti rivoluzionari popolari.

Così, a distanza di quindici anni dalla loro comparsa, i Protocolli vengono smascherati. Ma, come spiega bene Umberto Eco nella sesta delle sue Passeggiate nei boschi narrativi (1994), “tutti potevano accorgersi che si trattava di finzione e tuttavia molti hanno tragicamente preso quella storia come se fosse Storia”: e allora Will Eisner, ebreo americano, dopo averne raccontato le origini, si assume il compito di seguire con la sua arte le vicende di un clamoroso falso che fa irruzione nella vita reale contribuendo agli orrori del ventesimo secolo; perché, dice ancora Eco, “riflettere sui complessi rapporti tra lettore e storia, finzione e realtà, può costituire una forma di terapia contro ogni sonno della ragione, che genera mostri”.




L’inconfondibile tratto della china di Eisner, la scelta di un bianco e nero estremamente sfumato e un impianto volutamente didascalico sono gli strumenti con cui l’autore ha voluto contrastare con la sua arte, ancora agli albori del terzo millennio, la propaganda antisemita che non ha mai smesso di ammorbare il mondo intero e che di questi tempi sta nuovamente montando, complice la rinascita e la diffusione dei movimenti e dei partiti di estrema destra in occidente. Il complotto è pensato per un pubblico non specialistico e si concentra soprattutto sui soggetti che lo pensarono, lo scrissero e lo pubblicarono: vera e propria “autorizzazione al genocidio” (così lo storico N.Cohn), i Protocolli compaiono e scompaiono nel corso di tutto il XX secolo (esiste un’edizione italiana del 1938, l’anno delle leggi razziali), hanno influenzato tutti i movimenti antisemiti, che non si sono mai curati della questione della loro inautenticità ma lo hanno utilizzato come una clava da abbattere sul capro espiatorio per eccellenza, le comunità ebraiche d’Europa e del mondo. Le ultime pagine del lavoro di Eisner ci ricordano come il pericolo sia ancora vivo e presente nonostante sia certificato da più di un secolo e senza dubbio alcuno che i Protocolli sono un imbroglio, feroce ma popolare, una malapianta che infesta come un incubo la storia dell’umanità. Scompariranno mai una volta per tutte?

Will Eisner, Il complotto. La storia segreta dei Protocolli dei Savi di Sion, Einaudi 2006
Sulle “bufale” complottiste della storia, dal Prete Gianni fino agli Illuminati e ai Protocolli, si può leggere il libro di E.Buonanno Sarà vero. La menzogna al potere. Falsi, sospetti e bufale che hanno fatto la storia, Einaudi 2009

