un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…
Dimmi, Fedele Lettore, quanta follia si annida nella tua vita???
Posted on
By Lucio Celot
Scrivere racconti non è così facile come leggerli
(S.King)
Chiunque apprezzi un buon prodotto,
specialmente chi ama sempre un po’ di buon King,
dovrebbe dare un’occhiata a Tutto è fatidico.
(recensione di “People”)
King non è un mero autore di genere,
e gli facciamo un cattivo servizio anche solo pensandolo,
nonostante gli accademici
che lo considerano poco più di un outsider.
(G.Beham, Il grande libro di SK)
C’è un po’ di tutto in questa raccolta di King del 2002, dal racconto di gangster (La morte di Jack Hamilton) che rielabora il mito negativo di Dillinger, al classico incontro con il diavolo in persona che segna il passaggio dall’infanzia all’adolescenza del giovane protagonista (L’uomo vestito di nero) fino ad una rilettura del perturbante Ritratto di Wilde che vira nell’horror puro (Il virus della strada va a nord); non manca neppure la consueta e immancabile sortita del Re dentro i meandri della pazzia umana in ben due racconti, Pranzo al “Gotham Café” e il più famoso 1408 (di cui esiste anche la versione cinematografica con John Cusack e Samuel Jackson), ennesima variazione sul tema della camera infestata. La raccolta comprende anche Riding the Bullett – Passaggio per il nulla che King aveva pubblicato originariamente solo online come un esperimento di pratica di scrittura su cui non riponeva troppa fiducia, ricavandone invece, come scrive nell’introduzione, “un’imbarazzante quantità di denaro”.
Tutto è fatidico è un buon modo per avvicinarsi alla narrativa breve del Re per chi non volesse o fosse troppo pigro per affrontare la produzione romanzesca dello scrittore di Bangor. I racconti qui raccolti rappresentano bene l’ampio ventaglio dell’ispirazione kinghiana: ancora oggi troppi lettori, anche quelli più aperti e disponibili, si rifiutano a priori di leggere King perché “non mi piace l’horror” oppure “perché c’è troppa violenza esplicita nelle cose che scrive” o, blasfemia delle blasfemie! “perché uno che vende cinquecento milioni di copie dei suoi libri è troppo popolare per essere un bravo scrittore”. King è un maestro nell’arte del raccontare (“i miei libri sono un osservatorio in tempo reale sulla vita dell’americano medio”, dice in un’intervista), ha progressivamente e brillantemente affinato la tecnica di scrittura (“perché non basta il talento se non è sorretto dal duro lavoro”) facendo proprie le lezioni che ha appreso, fin da bambino, dalla radio, dal cinema, dalla televisione, dai fumetti, in una parola da quella forma di immaginario che siamo soliti riassumere con l’espressione cultura pop (a questo proposito, leggete Danse Macabre, l’autobiografia intellettuale di King dove troverete citate le fonti dell’arsenale dark-fantasy del Nostro).
Pur spaziando tra generi diversi, è possibile individuare il fil rouge che lega tra loro le quattordici “storie nere” nella riflessione di King su predestinazione, libero arbitrio, possibilità di scelta: abbiamo davvero il controllo sulle nostre vite? O siamo tutti eterodiretti? È quello che si chiede Dinky Earnshaw, il protagonista del racconto che dà il titolo alla raccolta, un giovane dotato di poteri psichici particolari che gli permettono di influenzare la realtà (e addirittura uccidere) attraverso simboli arcani che lui stesso disegna senza comprenderne il significato e che invia alle sue vittime tramite mail. Dinky lavora per un’organizzazione misteriosa, il cui scopo è eliminare persone ritenute “malvagie” o dannose per la società. La particolarità di questo incarico è che viene presentato come il lavoro perfetto: Dinky vive in una casa confortevole, non deve preoccuparsi di nulla, e il suo stipendio arriva magicamente e puntualmente senza dover fare altro che inviare le sue lettere fatali. Tuttavia, man mano che la storia procede, emergono dubbi etici e inquietudini: chi decide chi è “malvagio”? Qual è la vera natura del potere di Dinky? E quali le conseguenze morali delle sue azioni? Ma non basta: gli appassionati della saga della Torre Nera apprezzeranno Le piccole sorelle di Eluria, fruibile come racconto autoconclusivo ma parte delle avventure del pistolero Roland. Un’ultima chicca: proprio in queste settimane è uscito in un volumetto di cento pagine Pranzo al Gotham Café nella versione illustrata da Javier Olivares, i cui disegni rendono bene l’atmosfera allucinata e surreale in cui si svolge la vicenda della coppia prossima al divorzio che si incontra per stabilire i termini economici della separazione: viene da chiedersi chi è il più pazzo tra il maître e i due ex-coniugi (l’avvocato è il primo a finire male…). Insomma, in attesa della prossima fatica del Re, leggere e/o rileggere la raccolta è un buon modo per farsi trovare pronti all’appuntamento.
Una sequenza da 1408
E siccome le storie non le inventiamo noi ma sono attorno a noi e spetta allo scrittore afferrarle e farle proprie (“reperti preesistenti da portare in superficie”), King antepone ad ogni racconto una breve spiegazione su come la storia gli si è presentata davanti agli occhi: una coppia che litiga al ristorante, una busta per la mancia in una camera d’albergo, un animale domestico che si affeziona al marito ma sembra odiare la moglie, una svendita da cortile…In ogni caso, è meglio che lo sappiate, il destino ci acchiapperà tutti, magari non oggi e nemmeno domani, ma prima o poi ce lo troveremo davanti quando meno ce lo aspettiamo perché, il Maestro lo sa bene, tutto è fatidico. Uomo avvisato…
Un’immagine di Javier Olivares tratta dall’edizione illustrata di “Pranzo al Gotham Café”
Stephen King, Tutto è fatidico, Sperling&Kupfer 2002
***
Stephen King e Javier Olivares, Pranzo al Gotham Café, Sperling&Kupfer 2024