Skip to content
lucio celot visioni, letture, immaginario
le Storie che restano le Storie che restano

un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

  • Home
  • le storie lette
    • libri
    • graphic
  • le storie viste
    • cinema
    • serie Tv
  • le storie del Re
  • Chi sono
le Storie che restano
le Storie che restano

un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

La postdemocrazia è un buon analgesico

Posted on 21 Aprile 202621 Aprile 2026 By Lucio Celot

Byung-chul Han, La società senza dolore (2021)

Filosofo tedesco di origini sudcoreane, Byung-chul Han da tempo si è imposto nel panorama filosofico internazionale come un attento osservatore della società neoliberista e delle sue patologie. Studioso di Heidegger, con una formazione teologica, Han ha pubblicato nel 2020, in piena pandemia, un breve saggio dal titolo La società senza dolore. Perché abbiamo bandito la sofferenza dalle nostre vite (Einaudi 2021), un’acuta riflessione, senz’altro stimolata dalla diffusione su scala mondiale del coronavirus, sull’algofobia, cioè sulla paura generalizzata del dolore. Non essendo questa la sede opportuna per una recensione analitica del libro, ci si soffermerà sulla dimensione più propriamente politico-antropologica del fenomeno.

Il filosofo Byung-chul Han

Tra i tanti meriti intellettuali di Hannah Arendt c’è sicuramente anche quello di avere contribuito a liberare la filosofia dell’antica Sofistica dalla sua demonizzazione ad opera di Socrate e Platone; anzi, dice la Arendt negli scritti raccolti in Che cos’è la politica?, i Sofisti, lungi dall’essere “cattivi maestri”, hanno avuto il merito di trasferire nel campo dell’agone politico-dialettico lo spirito agonistico e guerriero cantato da Omero; in una parola, siamo debitori ai Sofisti dell’idea che la democrazia si nutre e vive attraverso il conflitto, lo scontro (sia pure ideologico e dialettico). Ora, ed è questa l’argomentazione di Han, scontro e conflitto significano dolore, lotta per la difesa della propria argomentazione, difesa contro l’imperversare dell’Uguale, confronto con l’Altro, accettazione del negativo. Di fronte alla mera possibilità del dolore, all’insorgere dell’algofobia, scattano i meccanismi analgesici di difesa volti ad anestetizzare le nostre esistenze, a confinare l’esperienza del dolore in spazi sempre più ristretti, fino al suo totale annullamento.

Sul piano più specificamente politico (ma Han si sofferma, nel corso della trattazione, anche su quello estetico, economico ed etico), la rincorsa all’anestetizzazione della vita significa rinuncia alla discussione, alla lotta per le proprie opinioni, prona accettazione delle logiche del sistema, che nel nostro tempo sono quelle del neoliberismo. La “società senza dolore” produce una democrazia palliativa, versione del terzo millennio di quella che Colin Crouch definiva già vent’anni fa la “postdemocrazia”, forma svuotata e – ossimoricamente – elitaria della democrazia. I nazionalismi e i populismi con cui facciamo i conti negli ultimi anni anche nel cuore dell’Europa unita sono il prodotto, secondo Han, della paura di una politica delle riforme che, in quanto incisiva e trasformatrice, cioè conflittuale, fa paura. L’algofobia produce spoliticizzazione, crea un vuoto geopolitico che viene immediatamente riempito da forme di potere che sottomettono al pensiero unico: la rivoluzione si rovescia in depressione.

Anche i social hanno la loro parte di responsabilità nella costituzione di un mondo anestetizzato: si scrivono post su Facebook, si producono storie su Instagram per ottenere un like, per piacere e com-piacere; le nostre vite, così come le rappresentiamo sui social, devono essere instagrammabili, prive di asperità, piacevoli all’occhio; ma non basta, perché anche la politica si fa smart: l’uomo pubblico, nuovo demagogo, non si presenta come il “buon medico” auspicato da Platone, che somministra medicine amare per la cura della polis, ma come il “pasticcere” ben felice di essere al servizio dei desideri infantili del popolo anestetizzato.

Siamo di fronte ad un tradimento delle nostre radici, sembra dirci Han: sebbene figli della cultura greca, di un pensiero che costantemente rimarca la natura ontologicamente doppia e conflittuale del mondo e dell’uomo, ignoriamo scientemente il pàthei màthos di Eschilo, preferiamo dimenticare che lo spirito è dolore e vivere in un confortante e rassicurante dormiveglia.

Byung-chul Han, La società senza dolore. Perché abbiamo bandito la sofferenza dalle nostre vite (Einaudi 2021)

le storie lette libri Byung-chul HanColin CrouchfilosofiaLa società senza doloreLucio Celotpostdemocrazia

Navigazione articoli

Previous post
Next post

Related Posts

le storie lette

C’era un Philip Marlowe anche a Berlino

Posted on 21 Febbraio 202631 Marzo 2026

P.Kerr, Trilogia berlinese di Bernie Gunther (e non solo quella…) C’era un Philp Marlowe anche a Berlino e non lo sapevamo: la capitale tedesca fa da sfondo ai casi del detective privato Bernhard Gunther, per gli amici Bernie, negli anni tormentati che vedono la crisi e la caduta della Repubblica…

Read More
le storie lette

J.G.Ballard: sfuggire al biopotere

Posted on 24 Gennaio 202631 Marzo 2026

J.G.Ballard, Un Gioco da Bambini (2007) Ho riletto il racconto lungo di Ballard, Un gioco da bambini, in margine e a complemento della Volontà di sapere di Foucault, in cui, come è noto, fa per la prima volta la comparsa, nel lessico del filosofo francese, il termine bio-politica, successivamente approfondito e sviluppato dallo…

Read More
le storie lette

Dentro i segreti di Perdido, Alabama

Posted on 27 Gennaio 2026

M.McDowell, Saga di Blackwater (1983) Michael McDowell (1950-1999), scrittore prolifico anche se poco conosciuto, sceneggiatore, amico e collaboratore di Tim Burton per il quale ha scritto la sceneggiatura di Beetlejuice (1988), è nato in Alabama, una terra da sempre pervasa dalla fascinazione per il gotico e il sovrannaturale che lo…

Read More

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Così fa il Re
  • Prima di Hitchcock, c’era Wilkie Collins
  • Nel verso giusto della ragione: Rouletabille, Cartesio e l’enigma della camera chiusa
  • Eravamo quattro amici a Mitsuba
  • Dark Winds, dal Western al “Native Noir”
  • Basta con “Twilight”: Skinner Sweet succhia davvero!
  • Spinoza, o della psicanalisi
  • La postdemocrazia è un buon analgesico
  • Dal trauma cosmico, solo una nuvola di possibili
  • C’è del metodo in questa smemoratezza

Adelphi Agatha Christie Alan Moore Amazon Prime Video anime AppleTv b-movies Charlie Kaufman classici da rivedere Corto Maltese crime DC Comics Disney+ distopie Dracula&Co Graham Greene H.P.Lovecraft Hideo Nakata horror Hugo Pratt I mondi incantati di Miyazaki J-horror John Carpenter kwaidan L'incubo di Hill House letteratura Lucio Celot Medioriente Michel Foucault Mike Flanagan Milo Manara Mubi Netflix New Hollywood noir P.K.Dick sci-fi Sherlock Holmes Shirley Jackson Sky Sky Atlantic spy-story Stephen King Stranger Things Studio Ghibli The Haunting Trilogia dell'Apocalisse Vietnam War 50th war movies western

  • Luglio 2026
  • Giugno 2026
  • Maggio 2026
  • Aprile 2026
  • Marzo 2026
  • Febbraio 2026
  • Gennaio 2026
  • Dicembre 2025

Siti amici

  • Pausa Caffè Pansini — blog del Liceo Pansini di Napoli
  • Carmilla — letteratura e cultura d'opposizione
  • Ondacinema — webzine cinematografica
  • Wired Italia — scienza, immaginario, cultura
  • Rollingstone Italia — news su musica, cinema, tv
  • Lipperatura — il blog di Loredana Lipperini
  • Giap — il sito ufficiale di WuMing
  • Fumettologica — fumetti e mondi pop
  • Cineteca di Bologna — conservare il patrimonio cinematografico
  • Quinlan — rivista di critica cinematografica
  • Seriangolo — le serie tv da non perdere

Questo blog è un sito amatoriale, non è una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001.
Alcune delle immagini presenti nel blog sono prese dal web.
I copyright appartengono ai rispettivi proprietari.
Se ritieni che qualche contenuto debba essere rimosso, contattami tramite mail a luciocelot62@gmail.com.
Non sono responsabile del contenuto dei siti collegati tramite link, che potrebbe variare nel tempo.

© 2026 Le storie che restano
Il sito rispetta la normativa vigente in materia di protezione dei dati personali (Regolamento UE 2016/679 – GDPR).
Privacy Policy – Cookie Policy

©2026 le Storie che restano | WordPress Theme by SuperbThemes