Sharp Objects (USA, 2018)
Interessante variazione sul consueto tema della cittadina della provincia americana sconvolta dalla violenza omicida, Sharp Objects è un wodunit che affianca alla trama e all’atmosfera crime il classico tópos della famiglia come luogo originario dell’orrore. L’utopia borghese del suburb, della tranquilla – lynchiana, non ci stanchiamo di ripeterlo – comunità che rimuove il marcio che si nasconde dietro gli ideali normativi dell’american way of life, qui viene affrontata di petto e decostruita, facendo della “storia patologica” di un nucleo familiare il focus attorno a cui ruota tutta la vicenda.
Camille Preaker (Amy Adams) è una giornalista di Saint Louis, alcolista e autolesionista, inviata dal suo capo a Wind Gap, nel Missouri, dove si è consumato un delitto ai danni di una ragazza adolescente, uccisa e orribilmente mutilata (le sono stati strappati i denti): la riluttanza di Camille ad accettare l’incarico è dovuta al fatto che Wind Gap è la sua città natale, da cui è letteralmente fuggita anni prima, e in cui vivono ancora la madre Adora, la sorellastra Amma e il patrigno, un uomo scialbo e succube della moglie. Un secondo delitto si consuma mentre Amy, trasferitasi a casa della madre, sta svolgendo l’inchiesta giornalistica: i sospettati, secondo lo sceriffo, sono il padre di una delle due ragazze e il fratello dell’altra. Amy non è convinta e inizia a collaborare con un detective inviato da Kansas City a indagare. I due incontrano non poche difficoltà, l’ostruzionismo dello sceriffo e della comunità, che vogliono un capro espiatorio e lo vogliono subito, non favorisce la ricerca della verità. Inoltre, Camille deve fare i conti con la propria famiglia, con il fantasma di Marian, la sorellina morta in circostanze poco chiare, con una madre anaffettiva, fredda, attenta solo alle apparenze e preoccupata che gli articoli di Camille possano gettare una cattiva luce sulla cittadina, e con Amma, la sorellastra costretta ad una doppia vita, brava e obbediente ragazza di buona famiglia di giorno, impenitente e provocante ninfetta quando è in compagnia delle amiche nelle ore serali. Solo nell’ultimo episodio, anzi nell’ultimo fotogramma, sapremo davvero come sono andate le cose.
Trauma, conflitto generazionale, malattia mentale: sono gli ingredienti che danno a Sharp Objects, tratto dal romanzo di Gillian Flynn Sulla pelle, una fisionomia diversa e originale rispetto alle classiche crime stories che vediamo sulle piattaforme tv. È la storia di tre donne e di tre generazioni che vivono il disagio esistenziale in tutte le sue forme, dal bisogno morboso e patologico di Adora di sentirsi ed essere una madre presente e affettuosa (fino a sviluppare un morbo di Munchausen per procura, un’autentica forma di abuso genitoriale), all’autolesionismo di Camille, il cui corpo è letteralmente coperto e “scritto” dai tagli e le incisioni che si è inflitta fin da giovane, fino all’irrequietezza e instabilità caratteriale di Amma, adolescente frustrata e insoddisfatta della vita di provincia a cui si ribella con atteggiamenti provocatori e superficialmente ribellistici. L’ambientazione nel Midwest conservatore e falsamente moralista è funzionale alla costruzione di un contesto sociale che contribuisce all’atmosfera soffocante e ipocritamente perbenista contro cui Amy e Richard, il detective, devono scontrarsi nel corso delle indagini.
Ma, come si diceva prima, è la famiglia, con il suo carico di tensioni, non-detti e rapporti mai definitivamente sviscerati e chiariti, la vera protagonista di una vicenda che viene progressivamente svelata grazie ad una serie di rapidi e quasi subliminali flashback nei quali si sovrappongono il presente e il passato familiare di Camille: una figlia mai amata dalla madre perché, fin da bambina, si è sottratta alle morbose e castranti attenzioni di Adora, che ha riversato tutto il suo patologico “amore” sulla piccola Marian, la sorella morta in circostanze mai del tutto chiarite. La sofferenza di Camille, che ha un vissuto di ricoveri in cliniche psichiatriche, è il prezzo da pagare per essersi salvata da una madre soffocante; nel drammatico finale della vicenda tenterà anche di sacrificarsi, facendo violenza a se stessa, per evitare alla sorellastra Amma lo stesso destino di Marian. Il colpo di scena finale, all’ultimo istante prima dei titoli di coda, ribadisce pessimisticamente che dall’orrore di una famiglia patologica e disfunzionale non si esce mai.
Disturbante quanto basta nel descrivere una famiglia e una comunità “matrigne”, Sharp Objects è, appunto, un oggetto televisivo tagliente, oscuro e impietoso nello scavare nel pozzo senza fondo dei traumi familiari.
Sharp Objects (id.), USA 2018
Stagione 1 (ep.1-8)
Distribuzione: HBO. Disponibile su Sky

