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un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

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Solo il Segugio di Dio ci salverà dal Signore della Notte

Posted on 25 Marzo 202611 Aprile 2026 By Lucio Celot

Penny Dreadful (USA-UK 2014-2016)

I penny dreadful (letteralmente: “spaventi da un penny”) erano delle pubblicazioni economiche che circolavano nella Londra vittoriana, pensate per un pubblico costituito essenzialmente da lavoratori con poco tempo libero a disposizione e di scarsa cultura: si trattava di racconti gotici e dell’orrore, antesignani dell’odierno pulp, illustrati grossolanamente e che attingevano a quella che il Maestro Stephen King chiama la “polla dei miti”, ossia i tre archetipi che sono alle fondamenta del romanzo dell’orrore, il Vampiro, il Licantropo, la Creatura Senza Nome. Nei penny dreadful si raccontano anche le origini dei protagonisti dei tre romanzi che hanno dato origine alla letteratura d’immaginazione, ovvero il Dracula di Bram Stoker, il Frankenstein di Mary Shelley, il dr.Jekyll di Robert L.Stevenson.

            L’altra fonte di ispirazione della serie targata Showtime è, manco a dirlo, un graphic novel di Alan Moore (sempre lui) pubblicato tra il ’99 e il 2000, The League of Extraordinary Gentlemen, con disegni di Kevin O’Neill, una storia di stampo supereroistico i cui protagonisti sono i personaggi dei romanzi ottocenteschi, dal Capitano Nemo di Verne all’Uomo Invisibile di H.G.Wells, la Mina Murray di Stoker, Allan Quatermain, il dr.Jekyll, Mycroft Holmes (fratello del più noto Sherlock). Dal fumetto di Moore venne anche tratto un pessimo (meglio sarebbe dire imbarazzante) film, La Lega degli Straordinari Gentleman, con Sean Connery nella parte di Quatermain, a cui pure si sono rifatti gli sceneggiatori della serie.

            Due i nomi di rilievo nella produzione di Penny Dreadful: lo showrunner John Logan (sue le sceneggiature di autentici “pezzi da novanta” come The Aviator, Sweeney Todd, Il Gladiatore) e il produttore esecutivo Sam Mendes, apprezzato regista di American Beauty. Le tre stagioni hanno avuto un grande successo, sia di critica che di pubblico (pur con qualche perplessità sul finale, di cui si darà conto più avanti), nonostante la scommessa fosse decisamente azzardata: mettere assieme Viktor Frankenstein e il dr.Jekyll, la Creatura e Dorian Gray, il Licantropo e Allan Quatermain, Dracula e una congrega di streghe nella stessa vicenda poteva generare un guazzabuglio senza capo né coda. Invece, le numerose storylines si alternano e si incrociano in perfetta armonia con la vicenda principale, che vede come protagonista Vanessa Ives, metà angelo e metà demone, interpretata da una magnifica e ipnotica Eva Green. In buona sostanza, le tre stagioni raccontano dell’ennesimo tentativo del Signore della Notte di impossessarsi dell’anima di Vanessa, suo malgrado posseduta da un demone egiziano che si scatena quando la ragazza è in preda all’eccitazione sessuale: l’unione con Dracula farebbe di lei la Madre del Male e il mondo precipiterebbe nelle tenebre eterne. Ad opporsi al progetto del Maligno, coadiuvato da una congrega di streghe subdole e mutaforma, un gruppo eterogeneo di personaggi si stringe attorno a Vanessa, ognuno perseguitato da ingombranti scheletri nell’armadio con cui fare i conti: sir Malcolm Murray (Timothy Dalton, ricalcato su Alan Quatermain), il padre di Mina, l’eroina del Dracula di Stoker e moglie di Jonathan Harker, che vuole liberare la figlia, succube del Vampiro; Victor Frankenstein, che si ritrova di fronte la Creatura che aveva abbandonato, spaventato dalla riuscita dei suoi esperimenti, ed è costretto a resuscitare il cadavere di una donna che diventerà la Nemesi di tutti i torti e le violenze subiti dalle donne in ogni tempo; Ethan Chandler (Josh Hartnett), il pistolero-licantropo, il Segugio di Dio che, secondo le leggende, è l’unico che può opporsi a Dracula; e, ancora, Dorian Gray con il suo ritratto che lo rende immortale, il dr.Jekyll che trova in Frankenstein un valido collaboratore nei suoi esperimenti, Florence Seward, un’alienista discendente di una strega che ipnotizza Vanessa per guarirla dalla sua depressione, Ferdinand Lyle, un egittologo che decifra lo strano idioma con cui Vanessa riesce inconsapevolmente a tenere lontane da sé le forze del male…

            Ma se dovessimo indicare uno tra i personaggi che da solo vale la serie (a questo proposito si raccomanda la bella recensione su lascimmiapensa.com), non c’è dubbio che quello meglio riuscito è Calibano, la Creatura di Frankenstein: un’anima sensibile, innamorato della poesia (da Wordsworth a Blake a Tennyson, tutta la serie è punteggiata di citazioni che sottolineano opportunamente il mood delle scene), un emarginato in cerca d’amore, capace di atti efferati per il risentimento che nutre nei confronti del mondo e di chi l’ha abbandonato e allo stesso tempo di struggersi nella malinconia del ricordo della propria famiglia che lo crede morto e perduto per sempre. Calibano (un bravissimo e truccatissimo Rory Kinnear), che si fa chiamare con il nome del poeta romantico John Clare, è la coscienza critica della modernità, rappresentata nella serie dalle ciminiere delle fabbriche londinesi, di un impero ormai allo sfascio che non si rassegna al nuovo passo che hanno preso i tempi: bellezza interiore e profondità di riflessione fanno della Creatura un personaggio che emoziona e commuove, davvero toccante e magnificamente scritto.

Il successo di Penny Dreadful è pienamente meritato, pur con una chiusura affrettata dovuta, probabilmente, alla decisione in corso d’opera di interrompere la serie con la terza stagione: la conclusione “sacrificale” si consuma in poche sequenze dell’ultimo episodio, con un Dracula che, semplicemente, non vediamo più (ma che, intuiamo, fa la fine che merita allo spuntare dell’alba) e un’ellissi che lascia a Calibano l’ultima sequenza con la sua voce fuori campo che recita l’ode Intimations of Immortality di Wordsworth.

Penny Dreadful (id.), USA-UK, 2014-2016

Stagioni 3 (ep.1-27)

Distribuzione: Netflix

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