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un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

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Vite raddoppiate ai piedi del vulcano

Posted on 16 Gennaio 202616 Gennaio 2026 By Lucio Celot

Katla (Islanda 2021)

Nordic noir “disorientante e ipnotico”, come lo definisce wired.it, Katla è una produzione originale islandese che mescola i generi senza badare troppo al mainstream e puntando, piuttosto, sulla qualità del racconto e sull’approfondimento psicologico dei personaggi, non senza sfruttare anche i paesaggi e le atmosfere mozzafiato e “lunari” dell’isola.

Da un anno il vulcano Katla è in eruzione e dal cielo d’Islanda, perennemente plumbeo e grigio, piove cenere mista a neve; gli abitanti di Vik, il villaggio ai piedi del monte, sono stati evacuati, ad eccezione di uno sparuto gruppo di geologi e ricercatori che studiano il fenomeno; Gríma rimane perché non vuole rassegnarsi alla perdita della sorella Ása, scomparsa durante l’eruzione; anche suo padre, la proprietaria dell’hotel e il personale medico non abbandonano il villaggio nonostante le precarie e pericolose condizioni climatiche. Improvvisamente, dalle profondità dei ghiacci che si stanno sciogliendo in prossimità del vulcano, emergono sinistre e inquietanti figure coperte di fango e fuliggine che si scopriranno essere dei changeling, autentici “doppi”, identici perfino nel DNA, di alcuni degli abitanti del luogo. Costretti alla convivenza con queste misteriose repliche di sé e delle persone care, alcune delle quali decisamente minacciose, i protagonisti della serie impareranno a conoscersi e a ri-conoscersi, a fare i conti con la propria parte più oscura e inconscia, fino alla piena accettazione di sé con tutte le conseguenze psicologiche, emotive e relazionali che ne deriveranno.

Girato con un ritmo estremamente lento, a tratti estenuante (che riproduce quello della Natura, dell’eruzione e della lava che scende inarrestabile dalle pendici del vulcano), quasi a volere mettere alla prova la pazienza dello spettatore, con una fotografia che oscilla tra il grigio e l’azzurro-cenere, sfuggente ad una precisa catalogazione di genere (thriller? fantascienza? dramma familiare?), Katla fonda la propria struttura formale sul tema del doppio, l’elemento perturbante di ogni narrazione thriller-mistery-horror, secondo il celebre studio di Freud: il sentimento del perturbante nasce dall’ambivalenza di ciò che è familiare ed estraneo allo stesso tempo, di ciò che dovrebbe rassicurarci e che invece mostra un suo lato maligno e aberrante. E cosa può esserci di più terrorizzante che trovarsi di fronte ad un altro se stesso, identico a noi e al contempo estraneo e alieno? Oppure ad una versione di vent’anni più giovane di una donna che abbiamo amato e perduto? Ma Katla gioca anche con un classico della fantascienza, Solaris (1961) dello scrittore polacco Stanislaw Lem, di cui Tarkovskij girò l’adattamento cinematografico (1972) che doveva essere la risposta sovietica al kubrickiano 2001: Odissea nello spazio (1968): nel romanzo, il pianeta Solaris ha la capacità di materializzare ricordi e desideri, di plasmare e rendere “vivi” rimpianti, rimorsi, ossessioni con cui fare i conti in una sorta di seconda occasione che viene inaspettatamente offerta. Esattamente ciò che fanno le ceneri del vulcano islandese, la cui natura potrebbe spostare la narrazione, in un’ipotetica seconda stagione, verso una dimensione aliena.

Si diceva di come quella del doppio sia, secondo Freud, la manifestazione più eclatante dell’esperienza del perturbante che, più in generale, ha la sua origine nel rimosso che riemerge alla coscienza. La colata di lava che, scendendo inesorabile dalla bocca del vulcano, scioglie i ghiacci perenni islandesi e fa riemergere corpi, cose ed esseri viventi, “scoperchia”, metaforicamente e letteralmente, il vissuto di un’intera comunità, riportando alla luce inganni, tradimenti, menzogne, non detti; il vulcano agisce come catalizzatore delle relazioni, portando alla soglia della coscienza tutto ciò che le donne e gli uomini di Vik hanno tenuto nascosto a sé e agli altri per una vita intera.

Katla richiede allo spettatore pazienza, meditazione, empatia; non c’è nulla di adrenalinico nella vicenda, niente eroi e/o eroine improbabili, solo donne e uomini alle prese con il consueto ma insondabile mistero delle nostre esistenze e dell’incontro con l’Altro. Che, in questo caso, è uno specchio oscuro che rimanda l’immagine di noi stessi.

Katla (id.),Islanda 2021

Stagione 1 (ep.1-8)

Distribuzione: Netflix

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