Skip to content
lucio celot visioni, letture, immaginario
le Storie che restano le Storie che restano

un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

  • Home
  • le storie lette
    • libri
    • graphic
  • le storie viste
    • cinema
    • serie Tv
  • le storie del Re
  • Chi sono
le Storie che restano
le Storie che restano

un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

Updating Philip Marlowe e il noir

Posted on 13 Aprile 202613 Aprile 2026 By Lucio Celot

R.Altman, Il Lungo Addio (1973)

L’impertinenza di Robert Altman nel rivisitare il noir, la provata esperienza di Leigh Brackett alla sua seconda sceneggiatura da Raymond Chandler (il Maestro riconosciuto del noir americano), l’interpretazione disincantata e ironica di Elliot Gould: è il mix perfetto che fa de Il lungo addio altmaniano l’elegia, crepuscolare e al tempo stesso parodica, di un genere che aveva fatto la storia del cinema classico e che la nuova Hollywood non esita a riscrivere adattandolo ai tempi nuovi e drammatici che l’America stava vivendo negli anni ’70 del secolo scorso.

Robert Altman (1925-2006)

Riassumere una trama chandleriana è, come sempre, cosa complicata: Philip Marlowe, detective privato a Los Angeles, accompagna di notte il vecchio amico Terry Lennox al confine con il Messico. Al ritorno, trova la polizia che lo accusa di concorso in omicidio, poiché la moglie di Terry, Sylvia, è stata trovata morta e Terry è il principale sospettato. Rilasciato a seguito della morte dello stesso Terry, Marlowe deve vedersela anche con il malavitoso Marty Augustine, per il quale Terry lavorava, convinto che il detective abbia i 350.000 dollari che Terry gli ha sottratto. Nel frattempo, Marlowe accetta di lavorare per la moglie di Roger Wade, uno scrittore in crisi professionale e alcolizzato (dalla fisionomia hemingwayana) scomparso da giorni e che si scoprirà essere ricoverato nella clinica dell’ambiguo dottor Verringer. Frequentando la moglie dello scrittore, Eileen, Marlowe viene a sapere che i Wade conoscevano i Lennox e, quando Roger si suicida gettandosi in mare, Eileen confessa che forse è stato proprio Roger a uccidere Sylvia, con la quale aveva una relazione. Marlowe, che non ha mai creduto nella colpevolezza del vecchio amico, vuole andare a fondo e scoprire la verità: la troverà in Messico, dove la vicenda si conclude con un colpo di scena amaro e per nulla chandleriano.

Una delle caratteristiche della cosiddetta new Hollywood degli anni ’70 è la riscrittura dei generi del cinema classico: il western, la commedia ma soprattutto il noir. Altman, che già si era confrontato con il film di guerra in M*A*S*H* (1970) e con il western ne I compari (1971), non esita a decostruire e demitizzare anche una delle figure chiave degli anni d’oro del cinema americano, quella del detective privato, del private-eye protagonista di film come Il falcone maltese di John Huston (1941), tratto dal romanzo di Dashiell Hammett, e Il grande sonno di Howard Hawks (1946), alla cui sceneggiatura, tratta da Chandler, collaborarono Leigh Brackett (la stessa del film di Altman) e nientemeno che William Faulkner, Nobel per la Letteratura nel 1949.

Del noir classico Altman conserva l’assunto-base: il private-eye, il detective rappresenta il punto di vista di chi guarda e disvela la realtà sociale per quello che è veramente, un verminaio di bassi e meschini interessi egoistici, un covo di corruzione e egoismi, una sentina di corruzione. Ma la desacralizzazione insieme alla parodizzazione del genere hard-boiled inizia già dalla prima sequenza del film, quella in cui ci viene presentato Marlowe con tutti gli stereotipi dell’annusa-patte: dorme vestito, è un nottambulo, si accende sigarette a ripetizione, veste abiti stazzonati, ha l’aria perennemente svagata, è, insomma, l’esatto opposto di Bogart con il suo trench, il doppiopetto impeccabile, l’immancabile Borsalino; il mantra del Marlowe altmaniano è Per me è ok!, come a dire: se va bene a te…, espressione di una visione disincantata e disillusa degli uomini e del mondo, che Marlowe fatica a capire e che gli conferisce quel sorriso sardonico e quel tratto ironico attraverso cui affronta la realtà e le persone. Altman aggiorna, per così dire, la figura dell’investigatore privato, calandolo nella realtà degli anni ‘70, vent’anni esatti dopo la pubblicazione del romanzo di Chandler: the times they are a changing, anzi, i tempi sono già cambiati ma l’America resta malata e corrotta, le relazioni umane sono irrimediabilmente guastate dal denaro, il sogno americano si rivela per quello che è, una mera illusione.

Riscrivere un genere, tradurlo per un altro tempo e un altro pubblico significa anche tradirlo. E il tradimento non è solo il leitmotiv della pellicola – tradimenti coniugali, dei codici morali della malavita, di un’amicizia – ma è anche e soprattutto nella resa formale, nelle scelte registiche dell’iconoclasta Altman: niente atmosfere cupe o piovose ma la luce dell’assolata California e delle sue spiagge; intere sequenze in cui i personaggi si sovrappongono attraverso i riflessi di una vetrata (i due dialoghi a casa Wade, nel primo dei quali Marlowe appare in trasparenza, terzo incomodo, sulla riva dell’Oceano, nel secondo è lo stesso Wade ad apparire in una sorta di sovrimpressione nell’atto di suicidarsi in mare mentre Marlowe ed Eileen discutono tra loro), quasi a ribadire la difficoltà di potere distinguere chiaramente i ruoli di ciascuno nel labirinto del reale; l’inquadratura che stringe su due personaggi che dialogano fino a riprendere un dettaglio apparentemente insignificante, sviando lo spettatore dal contenuto della conversazione: insomma, Altman traduce e tradisce (con amore) Chandler trent’anni dopo Hawks per dare un lungo e affettuoso addio al genere noir, addio che si compie nell’atto conclusivo e amaro della vicenda, quando alla domanda retorica A chi importa? con cui Terry crede cinicamente di liquidare il vecchio amico che ha scoperto l’inganno e il tradimento, Marlowe/Gould risponde come mai avrebbe fatto Marlowe/Bogart: impugnando la pistola e scegliendo la Giustizia (poetica?) invece che la Legge. E l’ultimo colpo basso, un’autentica dichiarazione di poetica, Altman lo sferra proprio nel finale, quando i titoli di coda scorrono antifrasticamente su un Marlowe momentaneamente riappacificato con se stesso che si allontana al suono di Hooray for Hollywood…

Il Lungo Addio (The long goodbye)

Regia: Robert Altman

Distribuzione: USA 1973 (col., 112 min.)

cinema le storie viste classici da rivederecrimeIl lungo addioLucio CelotNew HollywoodnoirPhilip MarloweRaymond ChandlerRobert Altman

Navigazione articoli

Previous post
Next post

Related Posts

le storie viste

Racconti da un tempo che non c’è

Posted on 13 Aprile 202613 Aprile 2026

Tales from the Loop (USA 2020) L’artista e designer svedese Simon Stålenhag è famoso per le sue opere illustrate che coniugano paesaggi della terra natale e macchine, architetture, oggetti e robot futuristici. Disegnando su computer con una penna grafica, Stålenhag ha dato vita ad uno stile che viene definito “retrofuturistico”…

Read More
cinema

Dahl/Anderson, il genio li fa e poi li accoppia

Posted on 20 Febbraio 202627 Febbraio 2026

Quattro corti di Wes Anderson su Netflix Quattro piccoli gioielli, quattro chicche che il visionario regista di Grand Budapest Hotel regala agli utenti di Netflix: sono infatti disponibili sulla piattaforma quattro corti di Wes Anderson tratti da altrettanti racconti di Roald Dahl, autore del celeberrimo La fabbrica di cioccolato (1964)…

Read More
le storie viste

Donne (toste) in lotta per la verità

Posted on 3 Febbraio 20263 Febbraio 2026

Unbelievable (USA 2019) Nel 2016 un’inchiesta giornalistica dal titolo Un unbelievable story of rape si aggiudicò il premio Pulitzer per il giornalismo investigativo e dall’articolo fu poi tratto il libro A false report: vi si racconta la storia della diciottenne Marie, ragazza dal vissuto difficile, passata da una famiglia affidataria…

Read More

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • “Sul lido putrido di Plutone”: vent’anni dopo, il ritorno di Jack Viaggiante
  • L’incredibile storia di Jack Viaggiante che flippò nei Territori
  • Il corpo e il sangue di Carrie: così iniziò l’esplorazione dell’Incubo Americano
  • Così fa il Re
  • Prima di Hitchcock, c’era Wilkie Collins
  • Nel verso giusto della ragione: Rouletabille, Cartesio e l’enigma della camera chiusa
  • Eravamo quattro amici a Mitsuba
  • Dark Winds, dal Western al “Native Noir”
  • Basta con “Twilight”: Skinner Sweet succhia davvero!
  • Spinoza, o della psicanalisi

Adelphi Agatha Christie Alan Moore Amazon Prime Video anime AppleTv b-movies Charlie Kaufman classici da rivedere Corto Maltese crime dark fantasy DC Comics Disney+ distopie Dracula&Co Graham Greene Hideo Nakata horror Hugo Pratt I mondi incantati di Miyazaki J-horror John Carpenter kwaidan L'incubo di Hill House letteratura Lucio Celot Medioriente Michel Foucault Mike Flanagan Milo Manara Mubi Netflix New Hollywood noir P.K.Dick sci-fi Sherlock Holmes Shirley Jackson Sky Sky Atlantic spy-story Stephen King Stranger Things Studio Ghibli The Haunting Trilogia dell'Apocalisse Vietnam War 50th war movies western

  • Agosto 2026
  • Luglio 2026
  • Giugno 2026
  • Maggio 2026
  • Aprile 2026
  • Marzo 2026
  • Febbraio 2026
  • Gennaio 2026
  • Dicembre 2025

Siti amici

  • Pausa Caffè Pansini — blog del Liceo Pansini di Napoli
  • Carmilla — letteratura e cultura d'opposizione
  • Ondacinema — webzine cinematografica
  • Wired Italia — scienza, immaginario, cultura
  • Rollingstone Italia — news su musica, cinema, tv
  • Lipperatura — il blog di Loredana Lipperini
  • Giap — il sito ufficiale di WuMing
  • Fumettologica — fumetti e mondi pop
  • Cineteca di Bologna — conservare il patrimonio cinematografico
  • Quinlan — rivista di critica cinematografica
  • Seriangolo — le serie tv da non perdere

Questo blog è un sito amatoriale, non è una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001.
Alcune delle immagini presenti nel blog sono prese dal web.
I copyright appartengono ai rispettivi proprietari.
Se ritieni che qualche contenuto debba essere rimosso, contattami tramite mail a luciocelot62@gmail.com.
Non sono responsabile del contenuto dei siti collegati tramite link, che potrebbe variare nel tempo.

© 2026 Le storie che restano
Il sito rispetta la normativa vigente in materia di protezione dei dati personali (Regolamento UE 2016/679 – GDPR).
Privacy Policy – Cookie Policy

©2026 le Storie che restano | WordPress Theme by SuperbThemes