Skip to content
lucio celot
le Storie che restano le Storie che restano

un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

  • Home
  • le storie lette
    • libri
    • graphic
  • le storie viste
    • cinema
    • serie Tv
  • le storie del Re
  • Chi sono
le Storie che restano
le Storie che restano

un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

Storie di vite bruciate a Hollywoodlandia

Posted on 16 Gennaio 202616 Gennaio 2026 By Lucio Celot

D.Chazelle, Babylon (2022)

Hollywood, Hollywood,

Hollywood favolosa,

Lussuosa, lussuriosa e ridicola,

Gloriosa e dolorosa,

Generosa e volubile,

Paurosa e sfrontata,

Stralunata, festosa e terribile,

Ignobile, adorabile,

Pidocchiosa e ineffabile.

Rozza, pazza, geniale,

Magica, tragica, illogica,

Fatale e provinciale,

Avida e splendida,

Viziosa e candida,

Hollywood portentosa,

Per metà buffonata

Ma per metà leggenda

Colorata, disperata, stupenda…

Hollywood!

***

Proprio come la Hollywood dei versi di Don Blanding, anche l’ultima fatica di Damien Chazelle (il regista di La La Land), ambientata negli anni del passaggio del cinema dal muto al sonoro, è eccessiva, volutamente sgradevole, ridondante, iperbolica nella regia (i piani-sequenza non si contano), smisurata nel tratteggio dei personaggi, nell’uso dei colori, nella colonna sonora invasiva e ossessiva, nel racconto delle vite “al massimo” di un pugno di rappresentanti di quella “Gente d’Oro” che dalla sera alla mattina poteva trovarsi al centro di un inatteso vortice di fortuna, fama e adulazione e che, altrettanto rapidamente, veniva bruciata nell’Eldorado della Celluloide.

Hollywood come la Nuova Babilonia: ci aveva già pensato Kenneth Anger, scrittore e regista visionario scomparso nel maggio dello scorso anno, che negli anni ’60 aveva pubblicato Hollywood Babilonia, due volumi di gossip, pettegolezzi e cronaca al vetriolo in cui demoliva sistematicamente lo star system della Città dei Lustrini. In ogni breve capitolo del libro le più famose icone di Hollywood – da Chaplin a Fairbanks, da Hearst a von Stroheim, da Mae West alla Monroe e ancora Keaton, Valentino, Flynn, Mitchum, Lana Turner, Ava Gardner – sono impietosamente messe a nudo nel loro lato più privato e oscuro tra festini e orge a base di droga, sesso e minorenni, alcol e stravizi, suicidi, amori, perversioni; per non parlare, poi, dei numerosi crimini, non escluso l’omicidio, di cui alcuni dei Miti della Settima Arte si macchiarono, coperti e scagionati da giudici profumatamente pagati e corrotti dalle case di produzione preoccupate di salvaguardare la faccia, la reputazione e gli incassi.

Anger amava dire Ho sempre considerato il cinema come qualcosa di malvagio. Il giorno in cui è stato inventato è stato un giorno nero per l’umanità: ecco, il film di Chazelle sembra essere il commento per immagini delle cronache scintillanti e sordide di Anger o del giudizio inappellabile di un altro attento osservatore, Aleister Crowley, che stigmatizzava la Colonia di Hollywood come una banda di maniaci sessuali pazzi di droga. Diciamo sembra, perché in realtà Babylon è uno spropositato, incondizionato e colossale atto d’amore per il cinema e, in particolare, per quel particolare momento della storia della Settima Arte che sono stati i ’20 e i ’30, quelli della nascita e dello sviluppo dello star system e degli studios e del passaggio dal muto al sonoro, momento di transizione esaltante e drammatico che ha lasciato sul terreno vittime illustri che sembravano destinate a gloria immortale.

            Lo script di Chazel, che attraversa quasi un trentennio di cinema tra il ’26 e l’amaro epilogo nel ’52, incrocia tra loro quattro vite esemplari dentro il caos della Nuova Babilonia, ben prefigurato nelle sequenze iniziali della grande festa (che si trasforma ben presto in un’orgia) in casa del produttore Don Wallach: il piano-sequenza vertiginoso, sorretto dalla colonna sonora di Justin Hurwitz (pluripremiato per La La Land), ci fa fare la conoscenza con Jack Conrad (strepitoso Brad Pitt, disincantato e lucido attore del muto al tramonto), Nellie LaRoy (una scatenata e priva di inibizioni Margot Robbie, giovane provinciale disposta a tutto pur di sfondare), Manuel Torres (Diego Calva, un giovane messicano, galoppino tuttofare, che farà carriera come produttore esecutivo) e Sidney Palmer, prodigioso trombettista jazz di colore, leader di una band chiamata a suonare alle feste che contano ma “troppo chiaro di pelle per piacere al pubblico del Sud”. L’Epoca dei Dubbi Splendori mastica e sputa le vite dei quattro, così come nella Bibbia il Padreterno punisce la pretesa degli uomini di costruire una Torre che si elevi fino al cielo: Babele-Hollywood, il caos delle lingue, ascesa e caduta di un’umanità che si crede toccata dalla Grazia (vedi alla voce: Fama e Denaro). Simbolo di questa pacchiana e cafona ipertrofia della Vanità e dell’Ego è l’elefante che viene trasportato all’inizio del film nella villa dove si terrà la festa e che defeca ripetutamente sulla mdp (come a dire, sulla faccia e sulla testa dello spettatore); e, d’altra parte, chi non ricorda l’elefante che irrompe nel geniale Hollywood Party di Blake Edwards?

La sequenza iniziale con l’elefante

Delirante, insensato, ambizioso e, perciò, un flop al botteghino, Babylon ha suscitato reazioni critiche diversissime e contrastanti, cosa comprensibile se è vero che Chazelle prova a dare “forma d’arte all’insensatezza e al delirio”, come scrive qui G.L.Pisacane; è un film che si ama o si odia, tertium non datur, com’è ben esemplificato da due recensioni (qui e qui) di tutto rispetto che più diverse e contrastanti non potrebbero essere su ogni aspetto della pellicola.

Insomma, se Singin’ in the Rain era il ritratto malinconico e nostalgico con cui il cinema classico dipingeva le proprie radici, il “postmoderno” Babylon rimpiange la libertà sfrenata e la magia un po’ ingenua dell’epoca d’oro del cinema. Per questo, e anche per il montaggio finale che non ti aspetti, il Vostro Affezionato sta dalla parte di quelli che amano l’ultima, coraggiosa fatica dell’ex batterista jazz passato (per fortuna) dalle bacchette alla macchina da presa.

Babylon (id.)

Regia: Damien Chazelle

Distribuzione: USA 2022 (col., 189 min.). Disponibile su Sky

Il libro di Kenneth Anger: Hollywood Babilonia, Adelphi, 2 voll. (1979 e 2023, riccamente corredati da fotografie d’epoca)

cinema home le storie viste BabylonDamien ChazelleHollywoodKenneth AngerLucio CelotSky

Navigazione articoli

Previous post
Next post

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Mostri, Bambini e serie tv. Rileggere “It” dopo “Twin Peaks” e “Stranger Things”
  • Nella casa di vetro anche i libri sono un gioco di specchi
  • Le sette vite di Alula alla ricerca dell’amore perduto
  • Alle origini di un’epopea criminale: nella mente del serial-killer
  • Viaggio iniziatico nelle tenebre del cuore imperialista
  • Prendere posizione per poterci dire umani
  • Vostro Onore, chiedo clemenza: io non sono io!
  • Il sogno del prigioniero, l’incubo totalitario
  • Storie (anche) improbabili dal ‘Nam
  • La solitudine dello scrittore irregolare: Michele Mari e il romanzo iperletterario

Adelphi Agatha Christie Amazon Prime Video anime b-movies biopolitica Charlie Kaufman classici da rivedere Corto Maltese crime Disney+ distopie Fruttero&Lucentini Gareth Rubin gotico Graham Greene H.P.Lovecraft Hideo Nakata horror Hugo Pratt J-horror John Carpenter John Ford kwaidan L'incubo di Hill House letteratura Lucio Celot manga Michel Foucault Mike Flanagan Milo Manara Mubi Netflix New Hollywood noir P.K.Dick pulp Quentin Tarantino Ray Bradbury sci-fi Shirley Jackson Sky Sky Atlantic spy-story Stephen King Stranger Things The Haunting The Terror Trilogia dell'Apocalisse Vietnam War 50th

  • Marzo 2026
  • Febbraio 2026
  • Gennaio 2026
  • Dicembre 2025

Siti amici

  • Pausa Caffè Pansini — blog del Liceo Pansini di Napoli
  • Carmilla — letteratura e cultura d'opposizione
  • Ondacinema — webzine cinematografica
  • Wired Italia — scienza, immaginario, cultura
  • Rollingstone Italia — news su musica, cinema, tv
  • Lipperatura — il blog di Loredana Lipperini
  • Giap — il sito ufficiale di WuMing
  • Cineteca di Bologna — conservare il patrimonio cinematografico
  • Quinlan — rivista di critica cinematografica
  • Seriangolo — le serie tv da non perdere

Questo blog è un sito amatoriale, non è una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001.
Alcune delle immagini presenti nel blog sono prese dal web.
I copyright appartengono ai rispettivi proprietari.
Se ritieni che qualche contenuto debba essere rimosso, contattami tramite mail a luciocelot62@gmail.com.
Non sono responsabile del contenuto dei siti collegati tramite link, che potrebbe variare nel tempo.

© 2026 Le storie che restano
Il sito rispetta la normativa vigente in materia di protezione dei dati personali (Regolamento UE 2016/679 – GDPR).
Privacy Policy – Cookie Policy

©2026 le Storie che restano | WordPress Theme by SuperbThemes