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un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

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un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

L’unico nazista buono è il nazista morto?

Posted on 22 Febbraio 202622 Febbraio 2026 By Lucio Celot

B.Pastor, Lumen (1999)

S.M.de Machado, Il crimine del buon nazista (2024)

E io e tanti altri tedeschi, andando alle urne,

abbiamo scelto la nostra parte,

quella che difende valori, principi, ideali.

Gli ideali del nazismo.

(Baronessa F.van Hattem)

I valori nazisti non sono valori tedeschi!

(Comandante Hugo Eckener)

Dobbiamo dimostrare al mondo

che non eravamo tutti come lui.

(Claus Schenk von Stauffenberg)

La mia educazione non ha nulla a che vedere

con le cose che devo fare.

(Martin von Bora)

Avviso al lettore: questa NON È una recensione del tutto onesta perché mette subdolamente assieme due romanzi di genere che sembrerebbero condividere struttura della trama e personaggio principale, ovvero un nazista impegnato in indagini su casi di omicidio. Diversi i contesti: il 1933, anno dell’ascesa di Hitler, nel breve romanzo di de Machado; il 1939, a guerra appena iniziata, in quello più corposo di Pastor. Bruno Brückner e Martin Bora sono, rispettivamente, un funzionario della Kriminalpolizei di Berlino membro del NSDAP e un ufficiale dell’esercito tedesco nonché agente dell’Abwehr, l’intelligence tedesca; del primo possiamo dire, con una certa sicurezza, che non sentiremo più parlare dopo questa prima e, presumibilmente, unica indagine; il secondo è, invece, protagonista di una serie di romanzi e racconti (quasi una ventina in tutto) che lo seguono dal 1933 (annus terribilis!) fino al 1946.

***

            Il romanzo di de Machado è un retelling, omaggio a Agatha Christie e al suo Omicidio sull’Orient Express (citati espressamente in un dialogo): Brückner si trova, nell’ottobre del 1933, in volo nientemeno che su uno Zeppelin della flotta dei celeberrimi dirigibili, in particolare su un LZ 127 Graf Zeppelin in volo sull’Atlantico verso San Paolo del Brasile al comando del mitico Hugo Eckener, già protagonista di un volo di circumnavigazione del globo terrestre. Come sul celebre treno della Christie, una varia umanità si ritrova a condividere per diversi giorni uno spazio angusto e a essere oggetto delle indagini di Brückner quando una mattina viene ritrovato, in uno dei bagni della “gondola” (la parte del velivolo destinata ad accogliere i viaggiatori), il cadavere di un uomo che si scopre avere due passaporti, di cui uno falso: si tratta di un ebreo che viaggia sotto mentite spoglie, quelle di Otto Klein, sedicente commerciante tedesco, che in realtà (?) è Jonas Kurtzberg, apprezzato fotografo berlinese noto nell’ambiente degli omosessuali e collaboratore di alcune raffinate riviste di “cultura maschile”; come nel romanzo della “Signora del giallo” l’investigatore procede durante il viaggio ad una serie di interrogatori che vedono coinvolti un distinto, colto e bellissimo giovane inglese, William Hay, la baronessa Van Hattem, fervente sostenitrice del nuovo governo nazista e della sua lotta contro “l’arte degenerata”, il dottor Vöegler, un medico fanatico dell’ideologia ariana che si sta recando in Brasile per diffondere i principî dell’eugenetica cari al regime di Berlino; come Poirot, Brückner ha poco tempo per risolvere il caso, quello che manca all’atterraggio dell’aeronave a Rio, in modo da consegnare un colpevole alle autorità brasiliane senza sollevare uno scandalo; e, come il baffuto collega belga, anche Brückner proporrà una soluzione di comodo al comandante dello Zeppelin pur sapendo che la verità dei fatti è un’altra e il movente dell’omicidio risale, come per i dodici assassini del wagon-lit, ad un episodio di violenza accaduto indietro nel tempo. Il nazismo e l’arte; il nazismo e l’omosessualità; il nazismo e il sesso, il tutto condito dall’intrigo politico, che nel Reich non è mai mancato, con tanto di riferimenti all’Institüt für Sexualwissenschaft di Magnus Hirschfeld, medico e teorico del “terzo sesso”, sostenitore dell’abolizione del famigerato paragrafo 175 del codice penale tedesco (che considerava l’omosessualità un crimine), intellettuale inviso a omofobi e nazionalsocialisti che arrivarono a incendiare e distruggere l’Istituto di Sessuologia nello stesso anno in cui è ambientato il libro.

Magnus Hirschfeld (1868-1935)

            Il personaggio di Martin von Bora si ispira a Claus von Stauffenberg, l’ufficiale nazista che fu figura di primo piano nell’organizzazione ed esecuzione del fallito attentato a Hitler del 20 luglio 1944 a seguito del quale fu arrestato e fucilato alla schiena (come traditore della patria) il giorno successivo. Bora discende da una famiglia aristocratica, il mestiere delle armi ce l’ha nel sangue, è cresciuto nel mito dei “traditori di novembre” e, come tutti gli ufficiali della Wehrmacht, ha giurato fedeltà al Führer e al suo sogno di tornare a fare grande la Germania; Bora non è un poliziotto né un investigatore privato ma nel marasma e nel caos degli anni che vanno dal 1937 (durante la guerra di Spagna) fino al 1944 si trova, spesso suo malgrado, a dovere indagare su omicidi che vengono consumati sui diversi fronti di guerra (Polonia, Russia, Germania, Italia). Nel primo romanzo della serie, Lumen, incontriamo Bora a Cracovia, poche settimane dopo l’invasione della Polonia da parte della Wehrmacht e l’inizio del secondo conflitto mondiale: una suora in odore di santità viene trovata uccisa all’interno del convento di cui è Badessa. Le implicazioni politico-diplomatiche e religiose del delitto impensieriscono gli alti quadri nazisti che affidano a Bora le indagini: insieme a padre Malecki, un religioso di origini polacche ma cittadino americano (dunque, ancora neutrale nel 1939), Bora deve districarsi tra la resistenza polacca, le alte gerarchie cattoliche, i propri superiori che lo incalzano, i normali incarichi militari cui non può sottrarsi. Ma, soprattutto, Bora deve fare i conti con la propria coscienza che, già poche settimane dopo l’invasione della Polonia, si scontra con le efferatezze compiute dalle SS nei confronti delle popolazioni locali e, in particolare, delle comunità ebraiche polacche. Inizia, in Lumen, quel processo di “resistenza attiva” di Bora contro il nazismo che porterà le SS a stilare su di lui un rapporto in cui il giovane capitano è indicato come “politicamente inaffidabile” (come, peraltro, furono numerosissimi ufficiali dell’esercito tedesco) e che lo renderà sospetto ai suoi superiori anche quando salirà di grado. A evidenziare il conflitto tra Bora e l’ambiente che lo circonda e a fare emergere la figura dell’ufficiale come quella di un “solitario”, ci sono i personaggi che fanno da contorno: il compagno di stanza Retz, interessato soltanto alle donne e all’alcol; il diretto superiore di Bora, il colonnello Schenken, cinico e ossessionato dal dovere di ogni bravo tedesco di fecondare donne “razzialmente compatibili” (irresistibili i suoi consigli a Bora sulla necessità di non sprecare il liquido seminale…); il capo delle SS di Cracovia, Salle-Weber, che fa di tutto per insabbiare le scoperte di Bora su quanto avviene nei boschi subito fuori la città; e, infine, le donne, Ewa ed Helenka, accomunate da un destino di sofferenza ma non per questo meno colpevoli di fraternizzare con l’invasore per mero opportunismo.

Claus von Stauffenberg (1907-1944)

            Che ci fanno due come Brückner e Bora dentro l’uniforme nazista? Ci stanno stretti, è evidente; osservano con apparente distacco il dispiegarsi nel mondo del “male assoluto” e tentano, con i mezzi a loro disposizione, di mettere in atto piccoli e quotidiani atti di disobbedienza e di ribellione a ordini che ripugnano alla coscienza. Più leggero il registro utilizzato da de Machado nel breve apologo che, in fondo, è il suo romanzo (l’unico nazista buono…non è un nazista!), non a caso debitore, come si diceva all’inizio, dei gialli della Christie; analitico e approfondito il ritratto psicologico di Bora, grazie soprattutto ai dialoghi e alle conversazioni che egli intrattiene con i comprimari dei romanzi (in Lumen, è padre Malecki il “doppio” di Bora, il confessore, il deuteragonista cui Martin affida le perplessità della sua anima) e al fatto che la serie dei romanzi segue la sua progressiva presa di coscienza nell’arco di oltre un decennio. Personaggio a suo modo romantico, idealista e perdutamente innamorato della moglie Benedikta, fredda e distante, Martin von Bora vive con crescente angoscia non solo l’espansione in Europa della malapianta nazista ma il suo stesso ruolo nella macchina infernale dell’organizzazione burocratica e militare del Reich; e salvarsi l’anima non sarà impresa da poco.

Ben Pastor, Lumen, Sellerio 2012

Samir Machado de Machado, Il crimine del buon nazista, Sellerio 2024

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