L’altra Grace (Canada 2017)
Dal romanzo di Margaret Atwood, a sua volta ispirato ad una storia vera, Alias Grace è un period drama con un impianto essenzialmente psicologico e imperniato sul tema dell’inafferrabilità della verità; la buona riuscita della serie si deve in primis all’interpretazione di Sarah Gadon nella parte della protagonista Grace Marks, perfettamente in grado di sostenere, con una performance a base di primi piani e mimica facciale, il peso di una scrittura efficace e raffinata tutta basata sul dialogo e, dunque, sulla capacità attoriale di dare espressione alla complessa e ambigua interiorità del personaggio.
La storia: nel 1843, in un Canada vittoriano e bigotto, la giovane domestica Grace Marks, con la complicità dello stalliere James McDermott, viene accusata del duplice omicidio del proprio datore di lavoro, Thomas Kinnear, e della sua governante-amante, Nancy Montgomery. Nonostante le prove schiaccianti che la inchiodano, Grace si professa innocente; McDermott viene impiccato e Grace, grazie all’abilità dell’avvocato difensore, condannata al carcere a vita. Ottenuto il perdono, viene liberata trent’anni dopo, nel 1872. Margaret Atwood, che ha anche il ruolo di supervisore della serie, aggiunge alla realtà storica un elemento finzionale: uno psichiatra americano viene chiamato da alcuni membri della comunità che credono nell’innocenza della ragazza perché faccia luce sui fatti, considerato che Grace dichiara di non ricordare alcunché del giorno in cui si sono consumati i due omicidi. Così, ogni giorno Grace è autorizzata a lasciare il carcere e ad incontrare il dottor Jordan che, con gli scarsi mezzi che la psicologia e la psichiatria potevano offrirgli all’epoca, tenta di fare tornare alla luce i ricordi della ragazza.

Come in The Handmaid’s Tale, anche in Alias Grace siamo di fronte al resoconto di una vicenda narrata esclusivamente dal punto di vista di chi l’ha vissuta: dunque, è lecito il dubbio sull’attendibilità della narratrice, una donna che all’epoca dei fatti aveva appena quindici anni e ne ha trenta quando inizia la terapia con lo psichiatra. Lungo tutto l’arco della narrazione, costruita attraverso continui flashback che ci riportano indietro fino al drammatico viaggio della famiglia Marks dall’Irlanda al Canada, siamo assaliti dal sospetto che Grace sia omissiva o non del tutto trasparente nel racconto: alle domande del medico, la donna risponde in modo contraddittorio o palesemente falso rispetto alle immagini quasi subliminali che vediamo alternarsi rapidamente nella sua mente (come quella, ricorrente, dei due corpi gettati nella cantina). Grace sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo) anche avere interiorizzato il cattolicesimo moralista e sessuofobo del tempo, tanto da scandalizzarsi se il dottor Jordan prova a approfondire il rapporto terapeutico con domande di carattere più intimo; inoltre, pur essendo evidenti il ribellismo e l’insofferenza di fondo di Grace nei confronti di una società classista e iniqua, ella accetta passivamente le regole e le consuetudini che il suo ruolo di domestica le impongono. Rimane l’impressione di un’anima ambigua, a metà tra l’angelico e il demoniaco, incertezza che la stessa Grace non contribuisce a dissipare: i suoi sguardi, le sue parole, la sua condanna verso comportamenti indecorosi e immorali secondo gli standard dell’epoca, il suo continuo citare la Bibbia stridono con la confessione di McDermott, secondo la quale la giovane domestica l’avrebbe addirittura irretito e convinto a eseguire il duplice omicidio.
Thriller psicologico, spaccato di vita del Canada vittoriano ipocrita e maschilista, Alias Grace è, come ci si aspetta da una serie ispirata alla Atwood, soprattutto una storia di donne prigioniere, e non solo in senso letterale. Grace è una detenuta in un carcere femminile dove viene privata di ogni dignità e diritto; prima del carcere è stata rinchiusa in un manicomio dove ha subito violenze di ogni tipo (e dove ha abortito il frutto di queste violenze): ma è anche, insieme alla sua amica Mary, relegata al ruolo di domestica in una società patriarcale, misogina e maschilista, così come le donne dell’alta società vittoriana lo sono a quello di madri e mogli.
Il risultato della terapia cui Grace si sottopone è nullo dal punto di vista clinico e processuale, e non solo perché il giovane dottor Jordan si invaghisce della bella e conturbante paziente; nulla sapevamo prima e nulla sapremo dopo circa la verità, l’innocenza o la colpevolezza di Grace. Ma, almeno, grazie alla possibilità che la ragazza ha di raccontarci la sua versione, avremo conosciuto il vissuto violento e traumatico che può, in parte, rendere meno opache e indecidibili la personalità e le motivazioni di Grace…forse.
L’altra Grace (Alias Grace), Canada 2017
Stagione 1 (ep.1-6)
Distribuzione: Netflix
***
Il romanzo:
M.Atwood, L’altra Grace, Ponte alle Grazie 2008

