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La guerra? Un gran rumore nella testa…

Posted on 14 Gennaio 202631 Marzo 2026 By Lucio Celot

L.F.Céline, Guerra (2023)

Mi sono beccato la guerra nella testa.

Ce l’ho chiusa nella testa

***

È fetente il passato, si scioglie nella fantasticheria

Céline (pseudonimo di Louis-Ferdinand Destouches, 1894-1961) è stato uno degli scrittori più significativi e controversi del Novecento: autore del Viaggio al termine della notte (1932) e di una serie di romanzi in cui il suo alter-ego Ferdinand racconta l’esperienza traumatica della guerra di trincea, Céline è oggi universalmente riconosciuto come un innovatore in campo letterario grazie all’uso spregiudicato di un linguaggio che tenta di riprodurre l’oralità in tutte le sue forme, sgrammaticature comprese. Emanuele Trevi, scrittore e critico, dice che Céline “trasforma la pagina in una specie di bocca aperta e l’occhio del lettore in un orecchio”, la sua capacità di farci sentire il timbro e il fiato di chi parla nei suoi romanzi è forse il lascito letterario più importante di un autore che ebbe, altresì, non pochi lati oscuri: Louis-Ferdinand Destouches fu infatti, oltre che medico apprezzato, anche un antisemita e un filonazista collaborazionista del regime di Vichy. Costretto alla fuga alla fine della seconda guerra mondiale, visse in esilio in Danimarca fino al 1950; tornò in Francia dove fu detenuto fino all’amnistia del 1951.

Un ritratto fotografico di Louis-Ferdinand Céline

Quando fuggì dal suo appartamento di Parigi nel 1944, Céline dovette abbandonare qualcosa come seimila fogli manoscritti che furono successivamente saccheggiati dalla resistenza francese; nel 2021 questa mole di scritti è stata finalmente recuperata e se ne è iniziata la pubblicazione in Francia. In Italia la casa editrice Adelphi ha finora pubblicato Guerra e il suo seguito, Londra. Dunque, ci attende una stagione di riscoperta di un autore che ha vissuto in prima persona ben due guerre mondiali con tutti i loro orrori.

            Guerra è un resoconto narrato in prima persona dal caporale Ferdinand di quanto gli succede dopo che viene ferito ad un braccio e alla testa nell’ottobre del 1914 sul fronte belga: unico sopravvissuto del suo plotone, Ferdinand viene soccorso da un soldato inglese e ricoverato in un ospedale militare. Qui incontra la capo-infermiera L’Espinasse, ambiguo personaggio che approfitta della situazione per sfogare le proprie perversioni sui malati, e il compagno d’armi Bébert, che si è autoinflitto una ferita al piede per essere trasferito lontano dalla trincea. Bébert è il protettore di Angèle, moglie-prostituta che denuncerà lo stesso Bèbert e fuggirà in Inghilterra insieme a Ferdinand. Le loro avventure e la loro travagliata storia d’amore continuano in Londra, un altro tra i manoscritti ritrovati.

Una pagina autografa di Guerra

            Le centoquaranta pagine di Guerra sono, in realtà, un “resoconto romanzesco”, nel senso che le vicende reali vissute dal caporale Destouches (il ferimento, il ricovero, i postumi fisici delle ferite, le visite dei genitori, il conferimento di una medaglia al valore, la partenza per Londra) assumono progressivamente tratti romanzeschi, nei quali realtà e immaginazione letteraria si confondono e sovrappongono: come a dire, la realtà è questa, ma la deformazione letteraria e creativa le conferisce un più alto grado “ontologico” che consente a Cèline di porsi come un “anatomista della condizione umana” (ancora Trevi): in questo romanzo ci sono tutte le miserie umane, egoismo, tradimento, ossessione per il denaro. La caratteristica essenziale dell’opera è la sua “sensorialità”: quando scrive vent’anni dopo la guerra (probabilmente nel 1934), Céline-Destouches sembra ricordare, più che i fatti, le impressioni che si sono depositate sugli organi percettivi, soprattutto i suoni (“un gran rumore nella testa”), per non parlare delle “visioni” che Ferdinand ha durante la convalescenza (i compagni morti, le immagini confuse dopo l’esplosione che ha decimato il plotone). Guerra è tutto céliniano, per la coesistenza di comico e tragico e per l’orrore che in ogni pagina viene espresso nei confronti della guerra e della morte, i due temi portanti della produzione del Nostro; è vero, l’immaginazione soppianta la realtà, ma tra gli “incubi di riserva” di cui Destouches scrive a un amico, quelli sulla guerra, quelli sì, sono autentici.

Louis-Ferdinand Céline, Guerra, Adelphi 2023

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