In silenzio (Spagna 2023)
Un’occasione mancata: non c’è altro modo di iniziare a parlare di una serie spagnola che ha alla base un soggetto interessante e originale ma che nell’arco di soli sei episodi rovina tutto con interpretazioni scialbe, personaggi che si sviluppano in modo poco credibile, una sceneggiatura che si sfilaccia fino all’epilogo tragico (con un doppio finale che, avrebbe detto il maestro Hitchcock, è anche disonesto nei confronti dello spettatore). La sospensione dell’incredulità, requisito minimo richiesto a chiunque voglia mettersi all’ascolto di una storia, è messo a dura prova in questo In silenzio, debitore di classici come La finestra sul cortile di Hitchcock, Lo sguardo che uccide di Powell o dei più recenti The Truman Show di Weir e Niente da nascondere di Haneke, autentici saggi di metacinema nonché riflessioni sulla civiltà del vedere e della videosorveglianza.
Quando Sergio Ciscar, dopo sei anni di carcere per avere ucciso i genitori gettandoli dal balcone di casa a Madrid, esce con sei mesi di anticipo in libertà vigilata (con tanto di cavigliera elettronica per il controllo a distanza), un team di psichiatri, coadiuvati da un vice commissario di polizia, lo tiene sotto strettissima videosorveglianza ventiquattro ore al giorno per monitorarne il comportamento in vista della definitiva liberazione: il magistrato li ha autorizzati a installare videocamere in ogni stanza della casa di Sergio per osservare e valutare le azioni e le relazioni del ragazzo al suo rientro e reinserimento nella società. Inoltre, il team ha il controllo di tutta la videosorveglianza della città, con la quale può seguire, da una vera e propria centrale operativa con tutte le apparecchiature del caso, gli spostamenti e i movimenti di Sergio all’esterno.
Anche volendo sorvolare sulla reale possibilità che un magistrato possa dare via libera ad un gruppo di psichiatri nel più totale spregio delle elementari norme sulla privacy; anche ammettendo che a Madrid ogni metro di strada di ogni quartiere sia coperto da un sistema di videocamere a circuito chiuso di cui una psichiatra – e non la polizia – possa disporre a proprio piacimento, El silencio non convince soprattutto per la psicologia di alcuni personaggi, due sottotrame che ammiccano l’una all’attualità delle sperimentazioni farmacologiche e l’altra all’ambiguità di certe iniziative filantropiche religiose, un finale tirato troppo per le lunghe e dalle tinte eccessivamente melodrammatiche. Insomma, la carne a cuocere è troppa e lo chef sembra un principiante…
Sergio, noto in tutta la Spagna come “l’assassino del balcone”, ha un solo scopo: ritrovare la sorella Noa, che era presente nell’appartamento la sera dell’omicidio, e ricominciare a vivere con lei nella stessa casa. Solo che Noa è stata affidata, dopo la morte violenta dei genitori, ad un’altra famiglia: quella della psichiatra che è a capo del team e gestisce l’esperimento di monitoraggio a tutto campo della nuova vita di Sergio: è ipotizzabile che un esperimento scientifico (perché di questo si tratta) veda come responsabile una dottoressa che è coinvolta indirettamente sul piano personale con il soggetto dell’esperimento? E poi: durante i sei anni di carcere Sergio, come succede, ha avuto molte ammiratrici. Una di queste, Marta, non solo è andata a visitarlo in prigione (e pare che abbiano anche avuto un fugace rapporto sessuale) ma ora che è uscito vuole ricominciare a frequentarlo all’insaputa dell’innamoratissimo fidanzato, Eneko, che anche di fronte alla prova provata dei reiterati tradimenti di Marta vuole a tutti i costi riconquistarla, ricorrendo anche ad un bell’appartamento dove andare a convivere: il “tira e molla” sentimentale tra i due è ai limiti, oltre che del credibile, anche dell’umana sopportazione.
Ma il personaggio che più sconcerta e meno convince è quello di Ana, l’altro motore della storia insieme a Marta, interpretata da Almudena Amor, stella in ascesa del cinema iberico, tanto bella quanto fredda, impassibile e anempatica psichiatra in crisi matrimoniale: Ana matura un’autentica ossessione per il caso di Sergio (esattamente come Christof in The Truman Show, ad un certo punto Ana accarezza teneramente l’immagine digitale di Sergio, surrogato virtuale dell’amore che le manca) e se ne fa trascinare al punto da rinunciare al suo ruolo di osservatrice esterna – la “spiona” – per diventare essa stessa parte in causa nell’aggrovigliata vicenda – la “spiata” – che si consuma in un convulso finale con tanto di pioggia torrenziale (che fa tanto atmosfera mélo) e occhi elettronici che registrano impassibili la tragica conclusione.
E il povero Sergio? Vittima di una madre irresponsabile che lo sacrifica alla sperimentazione medica o all’avidità delle case farmaceutiche? Assassino per necessità, per difendere una sorella inevitabilmente destinata alle stesse sue sofferenze? Oggetto di studio o primo attore suo malgrado di uno spettacolo perverso? Protagonista della vicenda o pretesto narrativo per scatenare e catalizzare ossessioni, frustrazioni e vuoti altrui? In tivù, se uno storyteller non sa rispondere a tutte le domande che solleva, bene farebbe a dare una bella sforbiciata alla trama e a ridimensionare le proprie pretese, se non altro perché i tempi in cui era facile accontentare un pubblico di bocca buona sono ormai belli che andati. Meditate showrunners, meditate…
In silenzio (El silencio), Spagna 2023
Stagione 1 (ep.1-6)
Distribuzione: Netflix

