Skip to content
lucio celot visioni, letture, immaginario
le Storie che restano le Storie che restano

un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

  • Home
  • le storie lette
    • libri
    • graphic
  • le storie viste
    • cinema
    • serie Tv
  • le storie del Re
  • Chi sono
le Storie che restano
le Storie che restano

un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

Hugo Cabret, il ragazzo che aggiustava orologi (e uomini)

Posted on 21 Aprile 202621 Aprile 2026 By Lucio Celot

M.Scorsese, Hugo Cabret (2011)

Ci sono – tra le altre – due scene di Hugo Cabret per cui il film varrebbe la pena di essere visto: nel primo, la giovane Isabelle promette a Hugo di portarlo nel posto più bello del mondo… e lo conduce per mano in una libreria; nel secondo, Hugo chiede a Isabelle se desidera vivere un’avventura, e la fa entrare di nascosto in un cinema dove si sta proiettando una comica di Harold Lloyd appeso ad un orologio e sospeso sul vuoto…

Era stato Francois Truffaut a dire che i libri e il cinema gli avevano salvato la vita; è presumibile che lo stesso sia stato per Martin Scorsese, destinato, se il cinema non lo avesse stregato fin da piccolo, a diventare prete o gangster (nessuno me ne voglia per l’accostamento…). Così, Scorsese ci regala una vera e propria “autobiografia poetica”, una storia di formazione in cui il giovane protagonista cerca il proprio senso e il proprio posto nel mondo, affermando che “se il mondo è un immenso meccanismo, allora ogni parte di esso deve necessariamente servire a qualcosa”, persino lui, povero orfano ridotto a vivere nascosto all’interno dei labirintici meandri della stazione ferroviaria di Montparnasse nella Parigi della fine degli anni ‘20 del secolo scorso. Abilissimo ad aggiustare ingranaggi che si sono rotti e a controllare che i numerosi ed enormi orologi della stazione continuino a funzionare (il padre, morto in un incidente, era un orologiaio che ha insegnato al figlio il mestiere), il ragazzo deve nascondersi continuamente dall’Ispettore ferroviario Gustav che gode ad arrestare piccoli orfani per poi inviarli impietosamente in qualche spaventoso istituto per minori abbandonati. Il destino farà incontrare ad Hugo niente meno che Georges Méliès, il primo vero regista della storia del cinema, l’inventore della fantascienza (suo il celebre Viaggio nella luna, con il razzo che colpisce il satellite in un occhio…) nonché della tecnica del montaggio. Dimenticato dal grande pubblico che lo aveva seguito a cavallo tra due secoli, amareggiato da un mondo “che ha visto troppa realtà e non sa più che farsene della magia e dell’illusione”, Méliès (un grande Ben Kingsley) vive in ritiro le sue giornate tra il negozio di giocattoli della stazione dove vive Hugo e la moglie e la figlia adottata, Isabelle. Diventati compagni di avventure, Hugo e Isabelle, per il tramite di un misterioso automa che Hugo ha ereditato dal padre e che ostinatamente cerca di rimettere in funzione, ridaranno al vecchio Méliès il posto che giustamente gli appartiene nella storia della settima arte.

Georges Méliès (1861-1938)

Un film sulla magia del cinema come illusione, dunque. Il che spiega la scelta di Scorsese del 3D, cosa che all’inizio ha lasciato un po’ perplessi i puristi cinefili: la vicenda professionale e umana di Méliès, lo sguardo enigmatico e oscuro dell’automa (riferimento  a Metropolis di Fritz Lang), gli ingranaggi e le ruote dentate di varia foggia e dimensioni che appaiono nel film sono tutti elementi per mezzo dei quali Scorsese ripercorre l’età dell’oro del cinema (senza volerla contrapporre ad una presunta decadenza del presente), quella degli inizi, in cui la nuova arte, come i treni che arrivano e ripartono dalla stazione, è in perenne movimento, alla ricerca di strumenti e mezzi che sempre di più e sempre meglio proiettino lo spettatore nel futuro della modernità.  Gli occhi sgranati di Isabelle mentre guarda – tra il preoccupato e il divertito – Harold Lloyd che rischia di precipitare dal grattacielo sono esattamente questo: la meraviglia e lo stupore di fronte ad uno strumento assolutamente nuovo e seducente, che schiude all’immaginazione umana possibilità infinite.

Il film completo in italiano

Hugo aggiusta orologi e meccanismi: è una sorta di “signore del tempo” che può fare avanzare o retrocedere le lancette di complicati orologi; ma lo è anche perché fa ritornare letteralmente a vivere il vecchio Méliès, (“è un uomo che si è rotto”, viene detto a un certo punto), i cui film verranno finalmente recuperati e proiettati in una retrospettiva a cura di un giovane professore che al vecchio maestro deve l’amore per il cinema. Hugo Cabret è, insomma, la poetica dichiarazione d’amore di Scorsese alla magia del cinema, il bilancio di una vita dedicata a dare corpo e vita ai sogni di ognuno di noi. Negli azzurrissimi occhi spalancati di Hugo c’è tutto lo stupore che spesso il tempo ci ha rubato ma che sullo schermo, per fortuna, ritroviamo intatto.

Martin Scorsese, Hugo Cabret, 2011

cinema le storie viste Georges MélièsHugo CabretLucio CelotMartin Scorsese

Navigazione articoli

Previous post
Next post

Related Posts

cinema

Un requiem per il mito della frontiera

Posted on 11 Aprile 202613 Aprile 2026

M.Cimino, I cancelli del cielo (1980) Quelle riportate sopra sono soltanto due tra le innumerevoli stroncature che nel 1980 accolsero I cancelli del cielo (Heaven’s Gate) di Michael Cimino, film monstrum e “maledetto” quant’altri mai, tagliato, sforbiciato, rimontato dalla produzione, ridotto a meno della metà della durata originale dallo stesso…

Read More
cinema

Sheeta alla ricerca dell’Utopia perduta

Posted on 11 Aprile 202611 Aprile 2026

H.Miyazaki, Laputa – Il castello nel cielo (1986) Primo lungometraggio prodotto dalla Ghibli, la casa di produzione fondata da Miyazaki e Takahata dopo il successo di pubblico e critica di Nausicaä della Valle del Vento, Laputa – Il castello nel cielo si pone fin dal titolo nel segno di Jonathan…

Read More
cinema

Lacrime nere: benvenuti nell’abisso liquido di “Dark Water”

Posted on 29 Gennaio 202630 Gennaio 2026

Hideo Nakata torna, con Dark Water, sul tema che aveva già affrontato in Ringu, quello del fantasma vendicativo di una bambina e lo fa, esattamente come per il film che racconta la storia di Sadako, ispirandosi ad un racconto di Kōji Suzuki nel quale una madre da poco separata, Yoshimi,…

Read More

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • “Chinatown”, crepuscolo e resurrezione della detective’s story
  • “Drive”, favola contemporanea in forma di neo-noir
  • “Tempo di uccidere”: anatomia di un’autoassoluzione
  • Basel e Yuval, dittico di resistenza per una Palestina libera
  • Nouvelle Vague: il cinema prima di diventare Storia
  • “Sul lido putrido di Plutone”: vent’anni dopo, il ritorno di Jack Viaggiante
  • L’incredibile storia di Jack Viaggiante che flippò nei Territori
  • Il corpo e il sangue di Carrie: così iniziò l’esplorazione dell’Incubo Americano
  • Così fa il Re
  • Prima di Hitchcock, c’era Wilkie Collins

Adelphi Agatha Christie Alan Moore Amazon Prime Video anime AppleTv b-movies Charlie Kaufman classici da rivedere Corto Maltese crime dark fantasy DC Comics Disney+ distopie Dracula&Co Graham Greene Hideo Nakata horror Hugo Pratt I mondi incantati di Miyazaki J-horror John Carpenter kwaidan L'incubo di Hill House letteratura Lucio Celot Medioriente Michel Foucault Mike Flanagan Milo Manara Mubi neo-noir Netflix New Hollywood noir P.K.Dick sci-fi Sherlock Holmes Shirley Jackson Sky Sky Atlantic spy-story Stephen King Studio Ghibli The Haunting Trilogia dell'Apocalisse Vietnam War 50th war movies western

  • Ottobre 2026
  • Agosto 2026
  • Luglio 2026
  • Giugno 2026
  • Maggio 2026
  • Aprile 2026
  • Marzo 2026
  • Febbraio 2026
  • Gennaio 2026
  • Dicembre 2025

Siti amici

  • Pausa Caffè Pansini — blog del Liceo Pansini di Napoli
  • Carmilla — letteratura e cultura d'opposizione
  • Ondacinema — webzine cinematografica
  • Wired Italia — scienza, immaginario, cultura
  • Rollingstone Italia — news su musica, cinema, tv
  • Lipperatura — il blog di Loredana Lipperini
  • Giap — il sito ufficiale di WuMing
  • Fumettologica — fumetti e mondi pop
  • Cineteca di Bologna — conservare il patrimonio cinematografico
  • Quinlan — rivista di critica cinematografica
  • Seriangolo — le serie tv da non perdere

Questo blog è un sito amatoriale, non è una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001.
Alcune delle immagini presenti nel blog sono prese dal web.
I copyright appartengono ai rispettivi proprietari.
Se ritieni che qualche contenuto debba essere rimosso, contattami tramite mail a luciocelot62@gmail.com.
Non sono responsabile del contenuto dei siti collegati tramite link, che potrebbe variare nel tempo.

© 2026 Le storie che restano
Il sito rispetta la normativa vigente in materia di protezione dei dati personali (Regolamento UE 2016/679 – GDPR).
Privacy Policy – Cookie Policy

Visitatori

000287
Total Users : 287
Powered By WPS Visitor Counter

©2026 le Storie che restano | WordPress Theme by SuperbThemes