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Altro che James Bond…vita meschina e furtiva di un agente segreto

Posted on 26 Gennaio 2026 By Lucio Celot

W.S.Maugham, Ashenden or the British Agent (1927)

Il lavoro di un agente del Servizio Informazioni

è nel complesso quanto mai monotono.

In buona parte è di una straordinaria inutilità.

Insieme a Graham Greene e Eric Ambler, William S.Maugham costituisce l’originaria “sacra trimurti” del romanzo poliziesco e della spy-story che ha fortemente condizionato scrittori come John Le Carré e Ian Fleming, maestri riconosciuti del genere. Già affermato autore negli anni Venti del Novecento (il suo capolavoro indiscusso è Schiavo d’amore del 1915), Maugham, come accadrà qualche decennio più tardi per Greene, fu reclutato dal MI6 inglese come agente segreto durante la Grande Guerra, prima a Lucerna, in Svizzera, e poi addirittura in Russia alla vigilia della rivoluzione bolscevica (con l’incarico, nientemeno, di riportare a Londra una richiesta d’aiuto del capo del governo borghese Kerenskij).

Ritratto fotografico di William Somerset Maugham (1874-1965)

Cinico osservatore della realtà e degli uomini, forte anche dell’esperienza di “reclutato” dal servizio segreto, Maugham scrisse, con il suo stile limpido e secco, il “romanzo a episodi” Ashenden, una raccolta di brevi storie autoconclusive con lo stesso protagonista, lo scrittore di commedie Ashenden, che si ritrova al servizio del colonnello R. come agente segreto al servizio di Sua Maestà britannica. La trama, come si diceva, non è unitaria: i sedici capitoli costituiscono altrettanti momenti, non necessariamente in continuità tra loro, dell’attività dello scrittore-spia tra la Svizzera, la Francia, l’Italia e la Russia. La scelta “realista” di Maugham (tanto che Churchill impedì la pubblicazione di alcuni degli episodi per tutelare il segreto di stato) dà a questo libro il particolare registro che lo contraddistingue: chi si aspettasse imprese mirabolanti e adrenaliniche, tutte muscoli scattanti e pistole, rimarrebbe deluso. Ashenden è solo uno scrittore prestato allo spionaggio, si limita a seguire le indicazioni di R., a codificare e decodificare messaggi, a pagare i suoi informatori, a reclutare qualche ragazzotto e spedirlo in Germania (la cornice degli episodi è costituita dagli anni della Prima Guerra Mondiale), a scrivere rapporti che probabilmente nessuno leggerà mai; un lavoro certamente necessario ma altrettanto monotono. Insomma, una noia quasi mortale, da impiegato della City, che Ashenden affronta con la sua (auto)ironia e il distacco del moralista. Freddo e cinico nei confronti di quanto gli accade intorno e dei suoi simili, egli non ha nulla di eroico, così come la macchina dello spionaggio è priva di qualsivoglia aura. Beninteso, i morti ammazzati ci sono, eccome; ma niente sangue, e tutto è raccontato con la commistione di comico e tragico che contraddistingue la prosa di Maugham nel seguire le “imprese” della spia riluttante, alle prese con sicari che uccidono bersagli sbagliati, alti funzionari in vena di confessioni amorose, amanti costrette a tradire la causa per avere salva la vita, ingenui agenti di commercio che sottovalutano il potenziale rivoluzionario nella Pietrogrado (all’epoca si chiamava così) dell’ottobre del ’17.

La realtà, dice l’autore nella Prefazione, è una “novelliera mediocre”, che lascia un sacco di cose in sospeso, priva di qualunque climax, nella quale le cose accadono come capita: chi ha detto che la narrativa deve imitare questa realtà? La narrativa deve, invece, “usare la vita come materia grezza, da disporre in un disegno ingegnoso”, in una struttura che dia coerenza alle parti singole affinché costituiscano un tutto coerente e organico. Sembra, davvero, che il lavoro dello scrittore e quello della spia coincidano, entrambi hanno a che fare con frammenti irrelati di realtà cui conferire un senso, una “trama” (letteraria o reale). Il grande talento di Maugam sta nel restituirci, con finezza psicologica ed estrema fluidità non disgiunta da rigore linguistico, la possibilità dell’ironia e del disincanto anche dentro una cornice di violenza e di eclisse delle coscienze quale fu il primo conflitto mondiale.

William Somerset Maugham, Ashenden o l’agente inglese, Adelphi 2008

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