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un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

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A Bly Manor nessuno sa più chi è vivo e chi è morto

Posted on 8 Gennaio 202626 Aprile 2026 By Lucio Celot

The Haunting. Bly Manor (USA 2020)

Per amore di tutto il male che in quei giorni hanno inculcato in loro.

Per nutrirli ancora e sempre di quel male, per continuare la loro opera infernale:

ecco perché tornano.

(Henry James, Il Giro di Vite)

Dopo L’incubo di Hill House della Jackson (qui la mia recensione), Mike Flanagan si cimenta con un mostro sacro della letteratura americana, Henry James e il suo Giro di vite (1898), “storia di fantasmi” che vede protagonisti due bambini, Flora e Miles Wingrawe, fratelli orfani che vivono in Inghilterra, nel maniero di Bly, ove si aggirano gli spettri di un’istitutrice e un autista morti tragicamente. La peculiarità del racconto lungo di James, che lo rende giustamente famoso e ne fa un capolavoro nel suo genere, sta nell’ambiguità, nell’incertezza e in una certa atmosfera morbosa che lo scrittore riesce a costruire e sostenere fino all’ultima pagina: non sapremo mai se gli spettri esistono davvero o se si tratta solo delle visioni della nuova istitutrice (“la signorina”, che è anche la voce narrante), che probabilmente è affetta da una patologia di tipo isterico (l’edizione BUR del racconto contiene un’introduzione dello psichiatra Vittorino Andreoli che lo definisce senza mezzi termini un romanzo dell’isteria, “una cartella clinica di questa patologia”). Insomma, il dubbio tra sintomatologia isterica e fantasmi “veri” domina tutto il romanzo e ancora oggi se ne discute; ma non basta, perché nel racconto di James c’è molto di più ma non tutto si poteva esplicitamente dire e scrivere nell’Inghilterra vittoriana, e questo qualcosa in più non è solo il fatto che i due spettri, la signorina Jessel e il signor Quint, avevano da vivi una relazione; no, la cosa scandalosa e indicibile è che probabilmente ognuno di loro aveva una relazione omosessuale con ciascuno dei due bambini, che hanno dieci (Miles) e otto (Flora) anni. Sessualità infantile, pedofilia: pur mascherati, sono questi i temi sommersi del romanzo, insieme a quello dei morti che continuano a vivere in mezzo ai vivi. Bellissimi, intelligenti e demoniaci: così James ci descrive Miles e Flora, che negano insistentemente di vedere ciò che l’istitutrice invece vede ripetutamente e che, invece, vorrebbero continuare le loro perverse relazioni con i due adulti.

            Dunque, materia decisamente scottante per una produzione seriale televisiva, sia pure ispirata ad un classico della letteratura di genere: così, Flanagan da un lato sceglie di continuare nel solco dell’ambiguità e dell’indecidibilità della scrittura di James, dall’altro elimina del tutto i riferimenti più scabrosi dell’originale; inoltre, unendo la trama del Giro di vite a quella del racconto (sempre di James) La romanzesca storia di certi vecchi abiti, costruisce un racconto soprannaturale con tanto di presenze inquietanti dentro e fuori la casa che riesce a dare conto della presenza dei due morti nel mondo dei vivi nonché dell’origine della “possessione” di Bly Manor. Ma The haunting of Bly Manor vuole essere anche altre cose (e questo, forse, è il maggiore limite della produzione). È, innanzitutto, una storia d’amore, anzi, più storie d’amore: quella tra Dani, la nuova istitutrice, e Jamie la giardiniera; tra Rebecca Jessel e Peter Quint, i due revenants; c’è l’amore platonico tra il cuoco Owen e la governante Hannah; la relazione “pericolosa” tra Charlotte, la madre defunta dei due bambini, e il cognato di lei, Henry. È, ancora, una scorribanda, a volte complessa da seguire, tra Tempo, Sogno e Memoria, le tre dimensioni attraverso cui vagano le menti degli inquilini di Bly (l’episodio 05, con i suoi loop temporali, è il baricentro di tutta la serie); e viene da chiedersi se qualcuno tra gli inquilini dell’inquietante maniero sia effettivamente di questo mondo o non sia piuttosto uno spirito che non si rassegna a lasciare la nostra dimensione grazie all’ostinato ricordo dei vivi.

            Nella trasposizione di Flanagan, che si allontana progressivamente dalla trama di James, Bly Manor è un buco nero, un pozzo gravitazionale che a causa dell’infelice storia della Signora del Lago (raccontata nell’episodio 08) attrae mortalmente a sé chi lo abita e, come spesso accade nelle storie dell’orrore soprannaturale, richiede una vittima sacrificale per placare la propria sete di vendetta. E se è vero, come recita nell’episodio 09 la voce off narrante di un’invecchiata Jamie, che quella di Bly Manor non è una storia di fantasmi, è una storia d’amore, allora possiamo perdonare al regista un finale che, più che da horror story, appartiene al genere del melodramma. D’altra parte, si sa, tradurre (lo scritto in immagine) è sempre un po’ tradire…

The haunting. Bly Manor (The haunting of Bly Manor), USA 2020

Stagione 2 (ep.1-9)

Distribuzione: Netflix

Soggetto tratto da H.James, Il giro di vite, Einaudi 2014 (ed.or. 1898) e La romanzesca storia di certi vecchi abiti, in id., Racconti di fantasmi, Einaudi 2015.

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