Skip to content
lucio celot visioni, letture, immaginario
le Storie che restano le Storie che restano

un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

  • Home
  • le storie lette
    • libri
    • graphic
  • le storie viste
    • cinema
    • serie Tv
  • le storie del Re
  • Chi sono
le Storie che restano
le Storie che restano

un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

Meglio cattivi ma liberi di scegliere

Posted on 14 Aprile 202614 Aprile 2026 By Lucio Celot

S.Kubrick, Arancia Meccanica (1971)

La storia di Arancia meccanica è nota: in una Londra distopica e corrotta, il giovane Alex, protagonista e narratore, guida una banda dedita a “ultraviolenza, stupro e Beethoven”. Arrestato dopo uno dei suoi crimini, diventa la cavia della “cura Ludovico”, un trattamento sperimentale che dovrebbe impedirgli di compiere ulteriori violenze. Ma le cose non andranno come il governo si aspetta.

Il celebre primo piano di Alex DeLarge che apre il film

Una costante del cinema di Kubrick è la ricerca della contraddizione, soprattutto tra Natura e Cultura. All’istinto della sopraffazione l’uomo oppone regole che si rivelano inadeguate o controproducenti. Così accade in Orizzonti di gloria (ordine militare e dignità umana), in Barry Lyndon (classi sociali ed eguaglianza), in Lolita (eros e convenzioni). In Arancia meccanica il conflitto è tra la pulsione naturale alla violenza e la difesa repressiva della società, incarnata dal Ministro, dai medici, dai poliziotti. Ma nessuno dei rimedi offerti dalla Cultura risolve il problema: sembra che l’uomo sia incapace di sciogliere il contrasto con la propria natura.

La cerniera della vicenda è la “cura Ludovico”, che condiziona Alex chimicamente e fisicamente a rigettare ogni forma di violenza. Si tratta di una vera “lobotomia degli istinti”: il protagonista è costretto a guardare, fino alla nausea, filmati di stupri, pestaggi e atrocità naziste, mentre un farmaco gli provoca dolori e conati. Col tempo il corpo impara ad associare il male alla sofferenza fisica. Ma poiché le immagini sono accompagnate da Beethoven, anche la musica, prima esaltante, diventa per Alex insopportabile.

Alex sottoposto alla “cura Ludovico”

Se nella prima parte domina la pulsione naturale, la libido che sfocia nella violenza (il vecchio barbone, la famiglia Alexander, la signora dei gatti), nella seconda e terza parte prevale la pulsione opposta, culturale: la ragione sociale, l’apprendimento coatto. Il Potere elimina la capacità di scegliere tra bene e male, trasformando l’individuo in strumento funzionale a sé. È il punto più radicalmente anti-utopico del romanzo di Burgess: Alex non fa più il male, ma non è nemmeno in grado di operare scelte morali. Senza libero arbitrio non c’è più umanità.

Mentre Alex è sottoposto alla cura, il governo riprende il controllo: i suoi vecchi compagni diventano poliziotti, i barboni lo aggrediscono, le vittime si vendicano, i genitori lo rifiutano. Alex rivive la spirale della violenza, ma a ruoli invertiti: da carnefice a vittima. Solo quando, dopo il tentato suicidio, il trattamento viene annullato, il Potere sceglie di “riabilitarlo” per servirsene: la sua violenza torna utile al sistema. Nel finale – diverso da quello del romanzo, con il famoso “capitolo 21” – Alex diventa protetto e salariato del Ministro. Si suggella così l’alleanza tra la violenza individuale e quella istituzionale: l’orrore diventa legge.

“I’m singing in the rain…”

Un elemento peculiare del romanzo di Burroughs è anche il Nadsat, il particolare linguaggio inventato di Alex e dei drughi: un miscuglio di russo, slang e deformazioni linguistiche. Parole come droog (compagno), horrorshow (“ottimo”), devotchka (ragazza) o karasciò (“ok”) creano una lingua giovanile artificiale, segno di ribellione e cifra stilistica unica.

Kubrick, nelle interviste, ha chiarito perché Alex lo affascinava tanto. Egli rappresenta l’inconscio, l’uomo allo stato naturale: dopo la cura diventa “civilizzato”, ma nevrotico, come nevrotica è la società che lo ha plasmato. Nonostante la sua malvagità, lo spettatore prova una strana identificazione con lui: Alex è onesto nel suo racconto e, a livello inconscio, porta in superficie pulsioni che tutti condividiamo. Come Riccardo III o altri personaggi negativi, ci attrae perché rimanda alla nostra sfera pulsionale, a ciò che Freud avrebbe chiamato Es. Kubrick lo riassume così: “Io uso Alex per esplorare un aspetto della personalità umana. Alex compie azioni che sappiamo essere sbagliate, eppure veniamo irretiti da lui. Come in un sogno, il film chiede che il giudizio morale sia sospeso. Forse, nel nostro inconscio, siamo tutti degli Alex in potenza.”

Ed è proprio qui che sta la forza disturbante di Arancia meccanica: usciamo dalla sala come dopo un sogno inquieto. Sappiamo di non essere Alex, ma non possiamo ignorare che un frammento di Alex è dentro di noi.

Stanley Kubrick e Malcolm McDowell sul set del film

Arancia Meccanica (A Clockwork Orange)

Regia: Stanley Kubrick

Distribuzione: USA-UK 1971 (col., 136 min.)

cinema le storie viste Arancia Meccanicaclassici da rivederedeterminismo/libero arbitriodistopieLucio CelotStanley Kubrick

Navigazione articoli

Previous post
Next post

Related Posts

le storie viste

Anna e il cuore truffaldino del sogno americano

Posted on 16 Marzo 202616 Marzo 2026

Inventing Anna (USA 2022) Tratta da una storia vera e dall’articolo di Jessica Pressler How Anna Delvey Tricked New York’s Party People, Inventing Anna è stata la miniserie Netflix in lingua inglese più vista dopo Squid Game. È la storia di Anna Sorokin, alias Anna Delvey, che tra il 2013…

Read More
le storie viste

La paziente e sottile arte dell’interrogatorio

Posted on 20 Febbraio 202631 Marzo 2026

Criminal (GB, Francia, Spagna, Germania, 2019) Anche se ognuna delle quattro stagioni è ambientata in una città diversa (Parigi, Londra, Madrid e Berlino), la location è sempre la stessa: uno stanzone con un grande tavolo al centro, quattro sedie e un finto specchio a parete (stilizzato in rosso nel logo…

Read More
cinema

Japanese Ghosts from Internet

Posted on 29 Gennaio 202629 Gennaio 2026

K.Kurosawa, Pulse-Kairo (2001) Ho già fatto altrove qualche accenno alla tradizione giapponese del kwaidan, le storie di fantasmi (gli yokai) e demoni che, sempre presenti nella cinematografia nipponica (Racconti della luna pallida d’agosto, Kwaidan, Onibaba), hanno ritrovato nuova linfa nel J-horror, il genere che ha maggiormente contribuito non solo al…

Read More

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Così fa il Re
  • Prima di Hitchcock, c’era Wilkie Collins
  • Nel verso giusto della ragione: Rouletabille, Cartesio e l’enigma della camera chiusa
  • Eravamo quattro amici a Mitsuba
  • Dark Winds, dal Western al “Native Noir”
  • Basta con “Twilight”: Skinner Sweet succhia davvero!
  • Spinoza, o della psicanalisi
  • La postdemocrazia è un buon analgesico
  • Dal trauma cosmico, solo una nuvola di possibili
  • C’è del metodo in questa smemoratezza

Adelphi Agatha Christie Alan Moore Amazon Prime Video anime AppleTv b-movies Charlie Kaufman classici da rivedere Corto Maltese crime DC Comics Disney+ distopie Dracula&Co Graham Greene H.P.Lovecraft Hideo Nakata horror Hugo Pratt I mondi incantati di Miyazaki J-horror John Carpenter kwaidan L'incubo di Hill House letteratura Lucio Celot Medioriente Michel Foucault Mike Flanagan Milo Manara Mubi Netflix New Hollywood noir P.K.Dick sci-fi Sherlock Holmes Shirley Jackson Sky Sky Atlantic spy-story Stephen King Stranger Things Studio Ghibli The Haunting Trilogia dell'Apocalisse Vietnam War 50th war movies western

  • Luglio 2026
  • Giugno 2026
  • Maggio 2026
  • Aprile 2026
  • Marzo 2026
  • Febbraio 2026
  • Gennaio 2026
  • Dicembre 2025

Siti amici

  • Pausa Caffè Pansini — blog del Liceo Pansini di Napoli
  • Carmilla — letteratura e cultura d'opposizione
  • Ondacinema — webzine cinematografica
  • Wired Italia — scienza, immaginario, cultura
  • Rollingstone Italia — news su musica, cinema, tv
  • Lipperatura — il blog di Loredana Lipperini
  • Giap — il sito ufficiale di WuMing
  • Fumettologica — fumetti e mondi pop
  • Cineteca di Bologna — conservare il patrimonio cinematografico
  • Quinlan — rivista di critica cinematografica
  • Seriangolo — le serie tv da non perdere

Questo blog è un sito amatoriale, non è una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001.
Alcune delle immagini presenti nel blog sono prese dal web.
I copyright appartengono ai rispettivi proprietari.
Se ritieni che qualche contenuto debba essere rimosso, contattami tramite mail a luciocelot62@gmail.com.
Non sono responsabile del contenuto dei siti collegati tramite link, che potrebbe variare nel tempo.

© 2026 Le storie che restano
Il sito rispetta la normativa vigente in materia di protezione dei dati personali (Regolamento UE 2016/679 – GDPR).
Privacy Policy – Cookie Policy

©2026 le Storie che restano | WordPress Theme by SuperbThemes