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un blog di lucio celot: perché tutte le storie passano, ma qualcuna resta…

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La Memoria del passato contro gli orrori del presente

Posted on 16 Gennaio 2026 By Lucio Celot

C.Marker, La Jetèe (1962)

Diciamolo subito: non c’è nulla, nella storia della Settima Arte, che assomigli a La Jetée, il fotoromanzo di 28 minuti di Chris Marker, un esperimento unico nel suo genere che ha, a sua volta, segnato la storia della sci-fi al cinema (tra tutti, L’esercito delle 12 scimmie di Terry Gilliam, 1995, che ne riprende l’impianto generale e soprattutto il finale). Opera poco conosciuta che meriterebbe di uscire dalla nicchia degli aficionados, La Jetée è un “film inerte” (qui la recensione su Quinlan.it), negazione stessa dell’idea del κινεμα come “immagine in movimento”: è costruito, infatti, da una serie di fotogrammi fissi, freeze-frames, montati in successione e accompagnati da una voice-off narrante.

            La vicenda è ambientata in un futuro distopico e cupo: dopo la Terza Guerra Mondiale, Parigi, come il resto del mondo, è devastata dalle conseguenze del fall-out radioattivo; i sopravvissuti sono costretti a vivere nei sotterranei della città, prigionieri dei Tedeschi che hanno vinto la guerra. Non essendo più a disposizione degli uomini lo spazio naturale, è al Tempo che essi si rivolgono per cercare di riportare la vita sulla terra: gli scienziati tedeschi tentano una serie di esperimenti su cavie umane per rispedirle nel passato, modificare il corso del tempo ed evitare così la distruzione globale. Chi riesce nell’impresa è un uomo che fin da bambino è ossessionato da un’immagine che gli è rimasta indelebile nella memoria: mentre si trovava con i genitori sul molo d’imbarco (la jetée del titolo) dell’aeroporto di Orly, ha assistito all’assassinio di un uomo; e mentre i presenti accorrevano sul luogo del delitto, il bambino osservava una donna che, a sua volta, lo fissava intensamente. Con questa donna, tornato nel passato da adulto, intreccia una storia d’amore e porta a conclusione la propria missione; sarà però nel futuro che egli troverà il compimento, sbalorditivo ed ineluttabile ad un tempo, del proprio destino.

Versione integrale in lingua originale sottotitolata

            Tutto giocato su tre livelli temporali diversi – il presente apocalittico, il passato della pace e dell’amore ritrovati, il futuro che chiude l’esistenza in un circolo senza uscita -, La Jetée è un inno alla Memoria come unica salvezza per l’Umanità: questa è la storia di un uomo segnato da un’immagine fin dall’infanzia sono le prime parole recitate dalla voce narrante, una dichiarazione di poetica per cui la memoria e la rivisitazione del passato sono la sola risposta possibile all’orrore del presente. Il protagonista senza nome, dopo giorni di inenarrabile dolore dovuto alle iniezioni di droga che servono a stimolare i ricordi, inizia a vivere una doppia vita: quella del presente, steso su un letto, nei sotterranei della città infestati dai ratti, con gli occhi coperti da una maschera e gli aghi in vena, e quella del passato che progressivamente si concretizza e gli consente di vivere nella Parigi di prima della guerra, in cui ri-conosce, frequenta e ama la misteriosa donna del suo ricordo di bambino (La donna che visse due volte di Hitchcock è il riferimento costante e implicito de La Jetée). Quello messo in scena da Marker è il tempo di cui parlava Agostino nelle Confessioni: il tempo della coscienza, soggettivo, della cui natura non sappiamo dire nulla se qualcuno ci chiede Cos’è il tempo? ma che si “distende” nella nostra dimensione interiore consentendoci di “presentificare” passato e futuro. Marker è autore di una sci-fi che potremmo definire “intima”, perché ad essere rappresentata è l’immaginazione produttiva, la coscienza umana nella sua ricerca di libertà dal determinismo che imprigiona le nostre vite.

            La Jetée è una straordinaria e toccante metafora della nostra esistenza e, pur nel pessimismo apocalittico che chiude quest’opera anomala, suggestiva e visionaria (non riveliamo il finale che, ancora una volta, sovverte l’idea ordinaria del tempo oggettivo), lo spirito di “condanna alla libertà” (Marker è stato allievo di Sartre, e si vede…) che aleggia lungo tutto il “film” ci lascia, alla fine, con un senso di speranza nella capacità tutta umana di trasformare i sogni e i ricordi in realtà.

La Jetée (id.)

Regia: Chris Marker

Distribuzione: Francia 1962 (b/n, 28 min.)

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